L’idea di limitare l’uso dei social ai minori non è più un tabù. Se ne sta iniziando a parlare in gran parte del mondo e, ora, qualcosa si sta muovendo anche in Italia, anche grazie all’azione di Pro Vita & Famiglia.
Cosa sta accadendo all’estero
Paesi occidentali, “progrediti” e secolarizzati (in alcuni casi guidati da governi di sinistra) hanno già imposto o stanno varando divieti ai minori in tal senso. In Francia, ad esempio, è stato già approvato in Senato il divieto agli under 15 per alcune piattaforme ritenute «dannose per lo sviluppo psico-fisico» degli adolescenti: tra queste sono state incluse TikTok, Snapchat e Instagram. Altre piattaforme risparmiate dal bando saranno accessibili con il consenso di almeno un genitore. In Spagna, il divieto fino a 16 anni, caldeggiato dal premier Pedro Sanchez, è in corso di dibattito al Parlamento e, se approvato, costringerà le piattaforme a implementare sistemi di verifica effettiva dell’età. In Australia, invece, il divieto ai minori di 16 anni è già in vigore dal dicembre 2025 e, a circa quattro mesi dall’approvazione, circa il 59% della popolazione ha ritenuto che gli effetti sulla salute mentale dei ragazzi siano stati positivi. È di pochi giorni fa, inoltre, nel Regno Unito, l’annuncio del premier Keir Starmer riguardo a un divieto ai minori di 16 anni, che dovrebbe entrare in vigore all’inizio del 2027. Secondo quanto riferito da Starmer, infatti, le grandi aziende tecnologiche operanti Oltremanica dovrebbero impedire ai minori di far circolare immagini di nudo sui propri telefoni, pena l’adozione di una legge che le obblighi a farlo. Gli adulti potranno comunque scattare, condividere o visualizzare contenuti di nudo attraverso un processo di verifica dell’età.
E in Italia?
Quanto all’Italia, il disegno di legge trasversale n. 1136 - che introdurrebbe la medesima restrizione - firmato da Marianna Madia e Lavinia Mennuni è attualmente incardinato, seppur senza sviluppi recenti, alla VIII Commissione del Senato, quella che si occupa anche di comunicazioni e innovazione tecnologica.
Per il bene dei minori
La questione è molto delicata e sentita perché, lo sappiamo, per le persone adulte e formate l’utilizzo dei social è abbastanza gestibile, ma altrettanto non può ovviamente dirsi per bambini e adolescenti, di fatto sprovvisti dei filtri essenziali per distinguere sempre e in ogni caso realtà, rappresentazione e finzione e che quindi sono molto vulnerabili e in pericolo. Innanzitutto da conseguenze psico-fisiche come ansia, disturbi del sonno o dell’alimentazione, depressione, sindromi paranoiche, asocialità, disturbi dell’attenzione. E poi anche dai rischi che arrivano dagli adescamenti sul Web e, quindi, dalla pedopornografia oltre che dall’ipersessualizzazione precoce tramite l’esposizione a contenuti per adulti e sessualmente espliciti.
L’azione di Pro Vita & Famiglia
È proprio per tentare di porre un freno a questa piaga, spesso così sottovalutata, che Pro Vita & Famiglia ha lanciato una nuova petizione, indirizzata al presidente della VIII Commissione del Senato, Claudio Fazzone, affinché si adoperi per una pronta approvazione del ddl n. 1136, dopo che il governo ha dichiarato che non presenterà una nuova proposta di legge sul tema social e minori. Sotto i 16 anni, ribadisce la petizione dell’associazione, «l’uso incontrollato di social network si è dimostrato distruttivo della salute psico-fisica, della socializzazione, dei talenti e del futuro dei nostri figli e nipoti». Al senatore Fazzone viene dunque chiesto di «assicurarsi che il Ddl preveda sistemi per verificare l’età degli utenti - che costringeranno i giganti del web a eliminare circa 1,5 milioni di profili social già oggi illegalmente gestiti da minori - conformi alla tecnologia già esistente della zero-knowledge proof, cioè senza acquisire dati per la profilazione e la sorveglianza digitale dei cittadini». Come ricordato da Pro Vita & Famiglia, «l’uso incontrollato dei social altera il cervello in sviluppo, distrugge il sonno, moltiplica fino a dieci volte il rischio di disturbi alimentari, alimenta ansia, depressione e solitudine». Inoltre, il 40% degli adolescenti morti per suicidio aveva creato identità digitali centrate su pensieri di morte. «Non è uno scenario di rischio. È un’emergenza in atto. Adesso. Ed è adesso che dobbiamo reagire».