Limitare l’uso dei social per i minori di 13 anni. È questo il cuore di una proposta attualmente al vaglio in UE, in particolare in seno alla Commissione europea, la quale la intende presentare dopo la pausa estiva, ossia nella sessione plenaria già calendarizzata tra il 14 e il 17 settembre. «La sicurezza dei bambini online è la nostra priorità assoluta», ha dichiarato nel merito la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel corso di un incontro con la stampa a Bruxelles. Sono parole che evidenziano finalmente un’importante presa di coscienza dei pericoli della rete e dei social, in special modo per bambini e adolescenti, ma che nasconde anche dei limiti ed è sicuramente migliorabile, se pensiamo per esempio a quanto ha fatto già da dicembre scorso l’Australia, dove l’età del divieto per aprire un proprio profilo social è stata innalzata addirittura a 16 anni.
6 ore al giorno davanti agli schermi
In ogni caso, la tutela dei minori in rete e sui social richiede una risposta comune e condivisa a livello europeo, dal momento che «i rischi che corrono i nostri bambini online non conoscono confini, né nazionalità». È infatti questo quello che ha dichiarato Ursula von der Leyen, riconoscendo che «è stato molto utile seguire i dibattiti nei diversi Stati membri, perché siamo di fronte a un cambiamento sociale e a una crescente presa di coscienza dei rischi». Von der Leyen ha sviluppato la propria riflessione muovendo dai dati drammatici rilevati che sono ormai sotto gli occhi di tutti: «In tutta Europa i giovani trascorrono dalle quattro alle sei ore al giorno davanti agli schermi. Questo equivale a 20 anni della loro vita. Allo stesso tempo quasi il 60% dei bambini ha sperimentato problemi emotivi e psicosociali online, e giorno e notte i genitori ne vedono fin troppo bene le conseguenze». Per cui ha ribadito che intende «esaminare con grande attenzione tutte le diverse proposte avanzate dai vari Stati membri, integrarle e poi presentare una proposta – come spesso facciamo in Unione europea – per armonizzare l’approccio e trovare una soluzione comune». D’altra parte «tutti concordano sulla necessità di una regolamentazione delle piattaforme di social media», allo scopo di stabilire in maniera univoca «a quale età e in quali circostanze» i minori possano accedervi. Si tratta dunque anche di definire evidentemente i parametri da rispettare da parte delle varie piattaforme «per dimostrare di garantire la sicurezza e offrire contenuti adeguati all’età».
Un approccio graduale per fasce d’età ai social
«Dobbiamo valutare un accesso graduale e scaglionato per le diverse fasce d’età», ha aggiunto ancora von der Leyen. Per i bimbi sotto i 3 anni la linea è quella affine alle indicazioni dell’Oms: niente schermi e divieto assoluto. L’accesso ai social per i bambini al di sotto dei 13 anni deve invece avvenire sotto la supervisione degli adulti (genitori, insegnanti, educatori) e con limiti di tempo, mentre dai 13 anni in poi la proposta della Commissione europea prevede la possibilità di iscriversi ai social «a seconda della prova fornita dalle piattaforme, che siano appropriate all’età». Di qui, rovesciando i termini della questione, la stessa presidente ha rilevato come il problema di fondo non sia tanto quando e «se i bambini possano accedere ai social media», bensì piuttosto «se e quando i social media possano accedere ai nostri bambini». In tale prospettiva, «la nostra applicazione per la verifica dell’età è uno degli strumenti per raggiungere questo obiettivo». Al centro del dibattito non vi sono soltanto i profili social dei minori: il report presentato in Commissione fa luce infatti anche sui rischi «di altri fornitori con funzionalità non adeguate all’età e progettate per creare dipendenza». Tra queste modalità rientrano a pieno titolo lo scrolling infinito, l’autoplay dei video, le notifiche continue, la viralità di contenuti sessualmente espliciti e gli algoritmi finalizzati all’uso prolungato delle stesse piattaforme. Tali modalità, infatti, contribuiscono a favorire l’insorgere di disturbi d’ansia, depressione, insonnia, autolesionismo, rischi di adescamento, sexting, grooming e cyberbullismo.
La situazione in Italia
Per quanto riguarda la situazione nel nostro Paese, è al vaglio del governo un disegno di legge il cui articolo 7, comma 2, designa l’esigenza di «prevedere strumenti idonei a impedire l’accesso a social network e piattaforme di condivisione video ai minori di età inferiore ai quindici anni», stesso obiettivo dichiarato proprio in questi giorni dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara in un’intervista al format tv “Blackout” del Corriere della Sera. Tornando al disegno di legge, si tratta della proposta n. 1136 recante “Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale” (oggetto anche di una petizione di Pro Vita & Famiglia – CLICCA QUI per firmare), che esprime la volontà politica di agire quanto prima per proteggere bambini e adolescenti dai pericoli della rete e dai rischi dei social. Conseguentemente, per l’accesso ai social, è dunque previsto che solo «a decorrere dal compimento del quindicesimo anno di età sia consentita l’iscrizione autonoma a tali piattaforme, ferma restando la possibilità di controllo e limitazione da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale». Nel disegno di legge in valutazione al Senato, inoltre, si prevede in special modo «l’introduzione di sistemi di controllo parentale obbligatori per i dispositivi in uso ai minori, sia mediante attivazione di profili rivolti ai minori all’atto della configurazione dei dispositivi, sia mediante l’attivazione di pacchetti junior dedicati ai minori da parte degli operatori». Di qui deriverebbero chiaramente gli oneri per i produttori di smartphone e operatori di comunicazioni elettroniche, anche se saranno poi di fatto le famiglie a detenere la possibilità di disattivare eventualmente i sistemi di controllo nei device dei figli minori. Chiaramente, se i genitori agissero contra legem rischierebbero sanzioni amministrative.
Insomma, relativamente all’introduzione di limiti d’età per l’uso dei social da parte dei minori, è auspicabile sicuramente una regolamentazione uniforme a livello di Unione europea e sembra in effetti che l’urgenza di un provvedimento in tal senso sia arrivata nei palazzi di Bruxelles e Strasburgo. Certo, occorrerebbe maggior coraggio per innalzare il limite d’utilizzo dei social a 16 anni e non “accontentarsi” dei 13 anni, dal momento che sono ormai acclarati a livello scientifico i rischi che possono arrecare allo sviluppo psicofisico di bambini e adolescenti. Allo stesso modo, affinché un provvedimento in tale direzione sia davvero proficuo per la salute dei minori, è necessario individuare sul piano tecnico dei sistemi di “verifica dell’età” davvero efficienti, in grado da un lato di tutelare la libertà dei piccoli utenti evitando di trasformarli in “sorvegliati speciali” nel rispetto della privacy dei loro dati, e dall’altro di evitare che bambini e adolescenti possano eludere i sistemi di sicurezza con troppa facilità.