L'Austria ha deciso di dire basta. Il governo di coalizione guidato dal cancelliere Christian Stocker ha annunciato un accordo per vietare l'utilizzo dei social media ai minori di 14 anni, compiendo un passo che sempre più nazioni europee e non stanno valutando o hanno già adottato. Alexander Pröll, il responsabile delle politiche digitali dell'esecutivo austriaco, ha comunicato che il disegno di legge sarà pronto entro la fine del mese di giugno. Al momento non è stata indicata una data precisa di entrata in vigore e restano ancora da definire le modalità concrete di applicazione della misura. Si tratta dunque di un percorso normativo ancora in divenire, ma la direzione è chiara e la volontà politica appare solida: proteggere i bambini e i ragazzi dalle insidie di un ecosistema digitale che troppo spesso si è rivelato dannoso per chi è ancora in formazione.
Algoritmi dannosi
I rappresentanti del governo di Vienna non hanno usato mezzi termini nel descrivere i pericoli che la misura intende scongiurare. Il divieto, infatti, punta esplicitamente a tutelare i minori da quelli che le autorità hanno definito "algoritmi che creano dipendenza" e da contenuti che arrivano a includere materiale relativo ad abusi sessuali su minori. «Non resteremo più a guardare mentre queste piattaforme rendono i nostri figli dipendenti e spesso anche malati. I rischi associati a questo utilizzo sono stati ignorati fin troppo a lungo, ora è il momento di agire» ha dichiarato il vicecancelliere Andreas Babler, che ha ribadito con forza la necessità di un'azione governativa decisa dopo anni di inerzia. Babler ha inoltre sottolineato come i rischi legati all'utilizzo dei social media da parte dei minori siano stati a lungo ignorati, e come sia giunto il momento di un'inversione di rotta: «proteggeremo con decisione bambini e giovani in futuro dagli effetti negativi dei social media».
Il vento sta cambiando
L'Austria non sarebbe la prima a percorrere questa strada, ma si inserirebbe in quella che sembra essere diventata una nuova consapevolezza globale sempre più diffusa e determinata. Il precedente più significativo è quello australiano: lo scorso dicembre, l'Australia è infatti diventata la prima nazione al mondo a vietare l'accesso ai social media per i minori di 16 anni, fissando dunque una soglia persino più alta di quella ipotizzata dal governo di Vienna. Si tratta di un segnale fortissimo, che dimostra come la consapevolezza dei danni causati dalle piattaforme digitali ai più giovani si stia progressivamente espandendo. Altri esempi, poi, nelle ultime settimane, sono stati quelli di Francia, Danimarca e Indonesia che - con metodi e dettagli diversi - hanno approvato o hanno approvato legislazioni simili per vietare l’utilizzo di social e degli smartphone tra i più giovani.
La situazione in Italia
Di fronte a simili iniziative, è inevitabile chiedersi cosa stia aspettando l'Italia. Ad oggi, infatti, in Senato è fermo in Commissione il “Ddl Social”, dal titolo «Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale». Un provvedimento nato in modo bipartisan, più volte sostenuto dalle parole del ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che in passato ha già definito l'impatto dei social network su bambini e adolescenti come «devastante». Lo stesso ministro, inoltre, come riporta il Corriere della Sera, ha dichiarato che «occorre accelerarne l’approvazione», anche se servirebbe soprattutto «una vera e propria svolta culturale nel Paese, in cui siano tutti protagonisti, famiglie e società civile». Anche l'opposizione, in tal senso, si è mossa con un Ddl - presentato in Senato lo scorso 1° aprile dai senatori Antonio Nicita e Lorenzo Basso - che, pur non parlando direttamente di minori, mira a vietare pratiche che favoriscono la dipendenza da algoritmi e l’influenza automatizzata sui comportamenti degli utenti.