07/04/2021 di Giuliano Guzzo

L’Italia è un Paese omofobo. Dati e fatti che smentiscono questa fake news

Il ddl Zan continua a far discutere e sarà destinato a farlo ancora per molto. Nel pomeriggio di mercoledì 7 aprile, infatti, è saltata la calendarizzazione del disegno di legge. «Non c’è nessuna decisione sulla calendarizzazione - ha detto al termine della riunione dell’Ufficio di presidenza della commissione Giustizia al Senato il senatore e presidente della stessa Commissione Andrea Ostellari - In modo unanime l’ufficio di presidenza ha votato l’accorpamento di altri 4 disegni di legge che riguardano la stessa materia del ddl Zan. È una questione di metodo, si sapeva già prima. Ora invieremo la richiesta alla presidente Casellati e vedremo i tempi».

L'iter, dunque, si fa ancora più lungo e dal mondo pro family si spera sempre in uno stop definitivo ad una legge non solo non prioritaria per l'Italia, ma soprattutto inutile. Le motivazioni che stanno alla base del disegno di legge, infatti, puntano tutte su una presunta emergenza omofobia nel nostro Paese.

Ma davvero l’Italia è un Paese omofobo? I sostenitori del ddl Zan e, in generale, di una legge contro l'omotransfobia sono convinti di sì e sostengono che una simile norma sia non solo opportuna, bensì urgente per strappare la penisola italiana ad una condizione oscurantista e retrograda in cui verserebbe. Sfortunatamente per costoro – e fortunatamente per l’Italia -, i riscontri di cui disponiamo sul piano storico, statistico e sociologico descrivono il nostro Paese in modo totalmente diverso, e cioè come una nazione tollerante e inclusiva.

Partiamo da un dato storico: l’Italia è stata tra i primi Paesi europei a depenalizzare la condotta omosessuale. Un tempo per il solo fatto di essere omosessuali si rischiava la cella. Ebbene, si è depenalizzata l’omosessualità nel lontano 1866, ben prima dall’anglicana Gran Bretagna (1967), della Germania comunista (1968), della luterana Norvegia (1972) o d’Israele (1988). Perché questo fatto è significativo? Perché prova quale sia la tradizione culturale del nostro Paese, ossia una tradizione di apertura e tolleranza che ha portato ad anticipare di oltre mezzo secolo nazioni che pure oggi hanno fama di essere all’avanguardia.

Passando alle considerazioni di ordine statistico, c’è da dire che l’Oscad – Osservatorio per la sicurezza per la sicurezza contro gli atti discriminatori – in otto anni abbondanti, dal settembre 2010 al dicembre 2018, ha rilevato, per il nostro Paese, una media di 26,5 crimini d’odio all’anno basati su orientamento sessuale e identità di genere. Un numero che certo non può far parlare di allarme omofobia e che va preso sul serio per almeno due ragioni. La prima è che quest’Osservatorio non raccoglie solo le segnalazioni delle forze dell’ordine o dalle forze dell’ordine ma include anche quelli di privati, associazioni, altre istituzioni. La seconda ragione per cui l’Oscad va preso sul serio è che lo prende sul serio lo stesso ddl Zan, richiamandolo all’articolo 10 come fonte per le statistiche.

In terzo luogo - per tornare a noi e alle condizioni in cui versa il nostro Paese - il fatto che l’Italia sia intollerante è smentito, udite udite,  dalle stesse associazioni Lgbt. Il Global Attitudes Survey on LGBTI 2016, maxi indagine dell’ILGA – acronimo che sta per International Lesbian and Gay Association, non proprio un’associazione tacciabile di omofobia – effettuata a livello globale in oltre cinquanta Stati per un totale di 96,331 persone, ha per esempio messo in luce che l’idea punibilità dell’essere LGBTI – che dovrebbe accomunare i più «omofobi» fra gli «omofobi» – vede solo l’11% degli Italiani favorevoli, contro il 13% degli spagnoli, il 15% degli olandesi, il 17% dei francesi e il 22% degli inglesi.

Anche le problematiche dell’avere un vicino di casa omosessuale – secondo quella indagine, che è particolarmente interessante perché descrive anche il nostro Paese prima delle unioni civili del 2016, e quindi quando doveva essere più intollerante di quanto non sia oggi - coinvolgono non più del 22% degli Italiani, quasi la stessa percentuale degli osannati Stati Uniti di Obama (21%), la stessa della Francia e comunque una percentuale minore, per esempio, di quella registrata in Inghilterra (26%), Paese considerato un autentico faro in tema di diritti civili (non a caso prevede la cosiddetta “maternità surrogata” da decenni).

Quindi, l’Italia è un Paese omofobo? Sembrerebbe proprio di no. Lo stesso Alessandro Zan, per dire che il nostro Paese ha bisogno della sua legge, non ha saputo fare di meglio che affermare che l’Italia occupa il 35º posto (su 49) tra i Paesi d’Europa che non difendono le persone Lgbt; peccato che si sia dimenticato di precisare che le fonti di questa classifica – quell’ILGA, non proprio super partes, di cui abbiamo già detto – l’abbiano redatta basandosi su criteri che nella valutazione del grado di omofobia che danno parecchia importanza alla presenza o meno di una…. legge contro l’omofobia. Se queste sono «prove» della necessità di una legge contro l’omotransfobia, non resta che concludere come quella che essa non serve sono molto più abbondanti e convincenti.

 




Pro Vita & Famiglia è impegnata nel contrastare l’approvazione di un disegno di legge liberticida e inutile, proprio perché l’ordinamento italiano già tutela, giustamente, chi purtroppo è vittima di violenze, offese e discriminazioni.

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