La manipolazione dei bambini e l’indottrinamento all’ideologia gender iniziano, purtroppo, tra i banchi di scuola sin dalle elementari. In particolare, prima dell’approvazione della Legge Valditara dello scorso giugno, infatti, erano - e il pericolo non è mica scomparso - numerosi i testi dedicati ai più piccoli i quali, dietro il solito pretesto dell’abbattimento degli stereotipi e dell’educazione al rispetto delle diversità, propinano sin dalla più tenera età l’idea che il sesso alla nascita sia un dato reversibile e mutevole in nome della fluidità di genere.
È vero, come abbiamo detto, che la nuova legge sul consenso informato porrà un argine prezioso per impedire che tali libri arrivino nelle aule dei nostri figli, ma i rischi non sono mai azzerati del tutto ed è per questo che è fondamentale, per i genitori, stare sempre all’erta e soprattutto conoscere ciò che può rappresentare un vero e proprio indottrinamento. Ecco, infatti, alcuni esempi.
Storie Lgbt tra i banchi
Tra i tanti e più eclatanti casi, molti ricorderanno la favola di “Marlon Bundo”, il coniglietto gay che ama un altro coniglio dello stesso sesso: una storia arrivata nel febbraio 2024 sui banchi di una scuola elementare di Pavia. O ancora, quanto accaduto a Buccinasco con la distribuzione agli alunni, sempre di una scuola primaria, del libro “La più bella del mondo” di Walter Veltroni, nel quale si raccontano i principi della Costituzione mediante storie di bimbi coi tacchi o relazioni omosessuali. E questo, chiaramente, sempre in nome della medesima alfabetizzazione Lgbt. Tra le numerose segnalazioni di cui Pro Vita & Famiglia si è fatta carico in questi mesi e anni, figurano anche alcune storie inserite negli stessi testi scolastici utilizzati dai bambini. Di qui, per esempio, in “Le mie scoperte” vengono ripresi alcuni stralci del libro di Sandro Natalini, “In famiglia”, nel quale le famiglie umane sono associate a quelle del regno animale e si legge pertanto che «si possono avere due mamme o due papà», al fine di normalizzare le “famiglie arcobaleno”. Oppure in “L’acero rosso”, sempre destinato agli alunni delle elementari, si può leggere: «Si può essere adottati o avere due mamme o due papà. Si può stare sottosopra o sopra-e-sotto. Si è accettati per quello che si è o per quello che si vuole. Il legame che unisce la famiglia non è il sangue». D’altra parte, qualora il mantra del “love is love” non sia sufficiente, basti ricordare il celeberrimo libretto illustrato di Francesca Pardi, “Perché hai due papà?”, che sdogana con naturalezza ai bambini la barbara prassi dell’utero in affitto, osando presentarlo come un atto di generosità.
I libri consigliati da Save The Children
C’è poi tutto il filone dell’associazionismo, anche non palesemente Lgbt, che sponsorizza e aiuta a diffondere determinati libri, favole e testi. Come Save The Children, che non più tardi di circa tre anni fa lanciò un progetto dal titolo eloquente, “Educare alla parità di genere attraverso la lettura”, con il quale si premurava - sempre dietro il pretesto di cancellare gli stereotipi di genere, evitare le discriminazioni e favorire un linguaggio inclusivo - di consigliare agli insegnanti della scuola primaria di portare tra i banchi una vasta gamma di titoli cari al mondo Lgbt, quali “Così come sono” di Helene Druvert; “Julian è una sirena”, “Julian al matrimonio” di Jessica Love delle Edizioni Panini e “Il bosco in casa” di Vegna e Tolke su stereotipi di genere e coppie omogenitoriali; “Mamma Robot” di Zidrou e “Principessa Kevin” di Escoffier e Garrigue delle Edizioni Clichy. In particolare in quest’ultimo volume si legge: «Kevin è una principessa, checché se ne dica! Kevin è una principessa. Gli altri possono anche trovarlo ridicolo, ma a Kevin non importa. Kevin è una principessa, punto. Sua sorella gli ha prestato un bel vestito, scarpe con i tacchi e qualche gioiello. Kevin si è messo un po’ di trucco della mamma, e ora è una principessa. Non capisce cosa c’è di male nel travestirsi in quel modo. Quando ci travestiamo è per non essere riconosciuti. Altrimenti, non serve a niente! E soprattutto, chi ha deciso che solo le ragazze possono vestirsi da principesse?». Tra gli altri titoli consigliati figuravano inoltre “Chi sono?” di Caroline Dall’Ava delle Terre di Mezzo sulla fluidità dei ruoli di genere; “Stramba” di Smith, Laird e Fox edito da Mondadori e “Sono una selvaggia” di Biemmi e Urbinati edito da Erickson sulla libertà di essere ciò che si vuole. E ancora, “Una bambola per Alberto” di Zolotov e Delacroix edito da Sottosopra quale libro contro gli stereotipi legati ai giocattoli; “Il mio primo libro femminista” di Silvia Vecchini edito da Sonda e “La nudità che male fa?” di Haine delle edizioni Settenove, con le illustrazioni ad acquerello e inchiostro che dicono per immagini molto più di quello che il testo recita.
Un freno alla propaganda Lgbt
A questi continui abusi ideologici oggi è però possibile porre un freno, perché finalmente - come già accennato - esiste nel nostro Paese uno strumento giuridico, la Legge Valditara sul consenso informato, che difende la libertà educativa dei genitori e il loro primato rispetto a quanto proposto dal sistema d’istruzione scolastico. E questo - bisogna riconoscerlo - anche grazie a oltre dieci anni di battaglie culturali, politiche e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica di Pro Vita & Famiglia. Tuttavia, occorre non abbassare la guardia e rimanere sempre vigili, perché è molto probabile che gli attivisti Lgbt non demordano e provino ad aggirare la legge, percorrendo magari altre strade pur di entrare nelle scuole dei nostri figli.