25/01/2022 di Giuliano Guzzo

L’ennesimo Sanremo gender? No, non siamo in malafede… il passato, purtroppo, insegna

Solo musica, niente politica: tanto meno ideologia o indottrinamento. Questo chiede la nuova petizione di Pro Vita & Famiglia alla Rai, affinché l’edizione di Sanremo 2022, che inizia stasera, «non sia l’occasione per l’ennesima forma di propaganda politica a favore dell’ideologia Gender e Lgbt». In effetti, il rischio che un evento come quello sanremese – visto da decine di milioni di italiani – possa finire ostaggio di logiche propagandistiche c’è.

Basti pensare, per rimanere all’edizione di quest’anno, alla scelta – in affiancamento al conduttore, Amadeus - di Drusilla Foer, nome d’arte di Gianluca Gori, attore ritenuto capace ma che la petizione di Pro Vita & Famiglia ricorda essere «un attivista Lgbt che sostiene matrimoni e adozioni gay e il ddl Zan». Insomma, iniziamo bene ma non benissimo, per così dire; il che è grave anche alla luce dei precedenti degli anni scorsi, quando cioè Sanremo si annunciava come una semplice manifestazione canora, salvo poi vedere sul palco dell’Ariston ben altro.

La memoria corre subito ed inevitabilmente all’anno 2016 quando, nel corso delle prime tre serate, diversi cantanti salirono sul palco sfoggiando nastri con i colori dell’arcobaleno; in particolare, tra gli artisti che aderirono a tale dimostrazione - se così la vogliamo chiamare ci furono Enrico Ruggeri, Noemi, i Bluvertigo, Patty Pravo ed Eros Ramazzotti.

In principiò, però, l’anno precedente – quindi il 2015 – fu Conchita Wurst, la drag queen austriaca con la barba che aveva vinto l'ultima edizione dell'Eurovision Song Contest, ad esibirsi sul palco dell’Ariston. Le polemiche, già allora, non mancarono; il che tuttavia non ha affatto frenato, a Sanremo, certe prese di posizione non esattamente equilibrate, sempre rispetto ai temi etici.

Basti pensare, appunto, agli ospiti e personaggi che si sono susseguiti in questi anni: dal già ricordato Conchita Wurst ad Elton John, da Ricky Martin a Tiziano Ferro; tutti artisti di indubbio talento ma con un rapporto particolare con i temi etici, tanti di essi in particolare anche con l’utero in affitto.

E di esempi, purtroppo, ce ne sono tanti. Andando ancora indietro nel tempo si arriva al 2013, quando la coppia formata da Stefano e Federico raccontò la sua storia d’amore sul palco dell’Ariston, con l’ausilio di circa 60 cartelloni. O ancora, più recentemente, lo scorso anno, gli spettacoli blasfemi di Achille Lauro e Fiorello.

Beninteso: il punto che sta a cuore a Pro Vita & Famiglia non è che sul palco di Sanremo si possa salire solo se si hanno certi valori e certi convincimenti, ci mancherebbe.

Non siamo, infatti, in Cina né in Corea del Nord, per fortuna. Il fatto, molto semplicemente, è che Sanremo – per dirla con un tormentone non nuovo ma sempre di moda – è… Sanremo! Nella sua storia, nella sua tradizione, e pure nella sua musica ovviamente, c’è già  tutto quello che conta. Quindi caricare la kermesse di connotazioni politiche, qualunque esse siano, sarebbe di per sé già qualcosa di imperdonabile. Ma poi farlo addirittura per veicolare messaggi ideologici, contrari al diritto naturale, ecco, appare ancora più grave.

Anzitutto perché Sanremo è a cura della Rai e, quindi, in definitiva degli stessi contribuenti che ne sono i finanziatori. Già questo impone un atteggiamento di prudenza e di rispetto; in secondo luogo va ricordato che, tra i milioni di spettatori dell’evento, ci sono di certo tantissimi bambini: giovani che vanno rispettati esattamente come va rispettato il primato educativo delle famiglie. Queste ultime, infatti, dovrebbero essere lasciate libere di seguire uno spettacolo musicale in santa pace, senza temere incursioni né tentativi, per quanto paludati, di lavaggio del cervello.

 

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