Con l’approvazione, lo scorso giugno, della Legge Valditara sul consenso informato, finalmente i genitori possono far valere i propri diritti in materia di libertà educativa relativamente ai temi di affettività e sessualità. Ecco perché, dopo oltre dieci anni di battaglie culturali e politiche per difendere la verità contro l’ideologia, Pro Vita & Famiglia ha da subito ribadito l’importanza della legge sul consenso informato, che rappresenta sicuramente una prima diga fondamentale per arginare la deriva ideologica dell’agenda Lgbt. E lo vogliamo ulteriormente ribadire oggi, a pochi giorni dalla fine delle vacanze estive e dall’imminente ripresa delle attività scolastiche.
Cosa prevede la Legge sul consenso informato
In sostanza, la Legge Valditara prevede l’obbligo per le scuole di chiedere il consenso informato preventivo dei genitori degli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado per attività extracurricolari o di ampliamento dell’offerta formativa inerenti alla sessualità, informandoli su finalità, temi e relatori esterni - i quali dovranno presentare specifiche qualifiche scientifiche o accademiche - e la garanzia di attività alternative per gli esonerati. Introduce altresì il divieto assoluto di parlare di temi inerenti alla dimensione sessuale nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. Tale norma stabilisce inoltre che il consenso informato preventivo venga richiesto entro il settimo giorno antecedente alla data prevista per lo svolgimento delle attività. La stessa richiesta di consenso deve quindi esplicitare finalità, obiettivi educativi e formativi, contenuti, argomenti, temi e modalità di svolgimento delle attività, con l’indicazione dell’eventuale presenza di esperti esterni o di rappresentanti di enti o associazioni coinvolti. Il materiale didattico utilizzato durante gli incontri formativi deve poi essere reso disponibile ai genitori per una preventiva visione. Infine, qualora partecipi un esperto esterno, occorre coinvolgere anche un docente interno alla classe, mentre qualora l’istituto scolastico non acquisisca il consenso informato da parte della famiglia, deve organizzare per lo studente, obbligatoriamente, un’attività alternativa extracurricolare. Tutte le iniziative in tale ambito devono naturalmente rientrare a pieno titolo nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) ed essere approvate in sede di Collegio dei Docenti e di Consiglio d’Istituto.
I diritti dei genitori
Quello del consenso informato è indubbiamente uno strumento necessario e un primo passo doveroso, se si considera il dilagare dell’indottrinamento gender non soltanto dentro, ma anche fuori dalle aule scolastiche. Basti ricordare, in proposito, il fatto che, per esempio, negli Stati Uniti ben 600 distretti scolastici della California sono stati accusati dal Liberty Justice Center di nascondere ai genitori le transizioni di genere sociali - ossia la Carriera Alias - degli studenti. E ancora, tra i casi più recenti - risalenti tra maggio e giugno scorsi - nel nostro Paese, è sufficiente menzionare i laboratori di letture animate con drag queen per bambini a Napoli e alla biblioteca di Buccinasco, o ancora il “Piccolo Grande Pride” di Budrio, patrocinato persino dal Comune, durante il quale sarebbero stati messi a disposizione dei minori anche materiali e gadget sessualmente espliciti.
Restituire la priorità educativa ai genitori con la Legge Valditara costituisce allora senza dubbio un importante punto di partenza per avere finalmente regole chiare, consenso informato scritto e trasparenza su chi e cosa entra in classe.