23/06/2025 di Francesca Romana Poleggi

Legge Valditara e consenso informato: perché scandalizza tanto il coinvolgimento dei genitori?

La legge Valditara non introduce censura né limita l'autonomia della scuola: riafferma semplicemente il diritto dei genitori a essere informati e coinvolti nell'educazione dei figli

Critici seri e meno seri, comici e comiche sempre più tristi e prevedibili nelle loro battute boriose e intrise di un malcelato odio verso chi non la pensa come loro, si sono scandalizzati per l'approvazione della legge Valditara sul consenso informato nelle scuole.

Qualche domanda sorge spontanea. E anche qualche breve considerazione.

Scuola e famiglia: davvero l'alleanza educativa è roba da Medioevo?

L'alleanza educativa tra scuola e famiglia è davvero roba da Medioevo? Sarà forse il caso di abolire del tutto anche i colloqui tra genitori e insegnanti?

Che i genitori siano informati su ciò che i figli fanno a scuola non è necessario? E la tanto predicata collaborazione scuola-famiglia, il Patto educativo di corresponsabilità (introdotto durante un governo Prodi) è "fascista"?

I Decreti Delegati del 1974, che hanno istituito gli organi collegiali nei quali siedono anche i rappresentanti dei genitori e degli studenti, furono fortemente sostenuti dalle mobilitazioni studentesche dell'epoca e si ispiravano proprio al principio della partecipazione delle famiglie alla vita scolastica. La legge Valditara non fa altro che dare concreta applicazione a quello stesso principio.

Forse anche gli studenti contestatori del Sessantotto erano "fascisti", integralisti o addirittura "medievali"?

Chi conosce davvero i figli: lo Stato o i genitori?

Alcuni, evidentemente, sono convinti che soltanto lo Stato, i suoi burocrati e gli psicologi di contorno sappiano che cosa sia bene per bambini e ragazzi.

I genitori, invece, sono persone strane. Almeno così sembrano considerarli quelli che — loro sì — sostengono di conoscerli bene.

In effetti i genitori sono quelli che vivono (e spesso non dormono) per i figli. Lavorano per loro. Li nutrono, li accompagnano, li curano. Danno la propria vita a coloro ai quali hanno dato la vita.

Gente strana davvero.

Non sono perfetti. Qualcuno cattivo esiste, naturalmente. Ma, come recita il proverbio, la quercia che cade fa più rumore dell'erba che cresce.

Se i genitori fossero davvero violenti, incapaci e inetti come spesso li descrive una certa narrazione ideologica anti-famiglia, ben rappresentata da opinion maker e comici di turno, il genere umano si sarebbe estinto da tempo.

Ci sarà anche qualche terrapiattista. Magari qualche Cristiano (orrore!) o Musulmano (meglio?...). Ma, in ogni caso, i genitori restano più titolati di qualsiasi burocrate o attivista LGBT a educare i propri figli. Per una ragione molto semplice: sono coloro che li conoscono meglio di chiunque altro nella loro irripetibile individualità.

Qualsiasi docente, per quanto preparato e animato dalle migliori intenzioni, deve necessariamente rapportarsi a un gruppo, non può conoscere ogni studente con la stessa profondità della sua famiglia e deve interagire nello stesso modo con tutti, anche con ragazzi molto diversi e con esigenze diverse. 

E questo è ancora più vero quando si affrontano temi delicati che riguardano la sfera affettiva e sessuale.

La scuola deve istruire, non sostituirsi alla famiglia

Siamo perfettamente d'accordo con chi sostiene che la scuola non debba essere una succursale della famiglia.

Per davvero.

La famiglia serve a crescere ed educare i figli. La scuola serve a istruirli.

La scuola dovrebbe insegnare a leggere, scrivere e far di conto — cosa che, purtroppo, oggi avviene sempre meno — allenando le menti attraverso la disciplina dello studio. Ogni materia può contribuire a questo obiettivo, anche se quelle più impegnative sono spesso le più efficaci nel formare capacità critiche, metodo e autonomia di giudizio.

Così i giovani saranno in grado di leggere, ascoltare e comprendere i messaggi che ricevono, distinguendo le idee solide dalle semplici mode culturali o dalle buffonate mediatiche.

Questo funzionerebbe ancora meglio se la scuola offrisse realmente il confronto tra più idee e più punti di vista, invece di proporre  una sola visione del mondo confezionata dall'ideologia dominante del momento, quella che piace tanto a molti opinionisti e comici e comiche di successo.

I figli non sono proprietà dello Stato

Il punto fondamentale è semplice: i figli non sono proprietà dello Stato.

La legge Valditara non impedisce agli insegnanti di parlare. Chiede semplicemente che non venga tolta la parola ai genitori.

E in una democrazia, riconoscere ai genitori il diritto di sapere e di essere coinvolti nell'educazione dei propri figli non dovrebbe essere considerato uno scandalo, ma un principio di buon senso.

 

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