11/10/2021 di Manuela Antonacci

La testimonianza di De Piscopo, dal pensiero del suicidio assistito alla lotta contro il tumore

Proprio nei giorni in cui è stata decisa la calendarizzazione alla Camera della proposta di legge sui Suicidio Assistito – per il prossimo 25 ottobre – ci arriva una preziosa testimonianza di vita, che vuole dimostrare come l’eutanasia non sia la soluzione né tantomeno l’unica strada percorribile, neanche di fronte alla scoperta di malattie gravi e a volte incurabili. Parliamo dell’esperienza personale del noto batterista Tullio De Piscopo, raccontata dal musicista stesso ad “Oggi è un altro giorno”, condotto da Serena Bortone e che Il Messaggero riporta in una confidenziale intervista.

Nel suo racconto, De Piscopo, passa dai tempi d’oro di “Andamento lento” che gli avrebbe regalato un successo senza precedenti, al periodo buio della scoperta del tumore al fegato. Un momento terribile, quello della malattia, vissuto, inizialmente, senza alcuna speranza, al punto da portarlo a pensare all’eutanasia: “Ho avuto paura di morire, avevo deciso di andare in Svizzera per l’eutanasia. Ho poi pensato di non essere pronto, volevo veder crescere i miei nipotini e piano piano ho cominciato a combattere”. Segue poi il racconto della visita del cantante Pino Daniele in ospedale e del suo gesto del tutto inaspettato “Pino Daniele mi ha regalato un rosario, mi disse vedrai che ti aiuterà…Non ti disperare. Sono molto legato a lui perché con quella visita in ospedale mi ha salvato, assieme alla musica e ai miei nipotini”.

Una testimonianza importante che dimostra, ancora una volta, che la cosiddetta “dolce morte” (ma davvero la morte può essere dolce?) è in realtà una grande sconfitta per tutta la società, perché significa che essa non è in grado di fornire alternative per i malati che vogliono solamente poter vivere gli ultimi anni, mesi o giorni della loro vita, senza dolore, piuttosto che essere soppressi senza pietà, come se fossero pesi inutili per lo stato e la società. Come ha in più occasioni sottolineato anche il cardinale Bassetti, a riguardo “non vi è espressione di compassione nell’aiutare a morire. Ma il prevalere di una concezione antropologica e nichilista in cui non trovano più spazio né la speranza né le relazioni interpersonali […] Chi soffre va accompagnato e aiutato a ritrovare ragioni di vita. Occorre chiedere l’applicazione della legge sulle cure palliative e la terapia del dolore».

 

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