06/11/2019

La testimonianza dell’oncologa: migliaia di pazienti curati, mai richieste di eutanasia

La sofferenza è una realtà della vita umana, dura ma inevitabile. Oggi alcuni dicono che l’eutanasia possa essere una soluzione. Ma la vera risposta al mal di vivere è l’aiuto a vivere, non la morte. Le cure appropriate, un’assistenza accessibile ed il calore affettivo dei propri cari possono dare slancio vitale anche a chi è in una grave situazione di sofferenza, affinché non si senta mai di peso e possa vivere con serenità il proprio tempo, fino all’ultimo istante.

Questo è quanto la nostra Pro Vita e Famiglia Onlus ha sempre affermato relativamente al tema del fine vita e sembra essere confermato dalla testimonianza, riportata dall’Ansa, della dottoressa Marina Chiara Garassino, responsabile della Struttura di oncologia toraco-polmonare dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano e ricercatrice.

«Si parla tanto di eutanasia. Per quanto mi riguarda l'argomento non ha nulla a che vedere con la religione. In oltre 20 anni ho curato migliaia di pazienti con tumore ai polmoni, alcuni si sono salvati, altri si sono persi, ma mai nessuno di loro mi ha chiesto di morire. Sul fine vita ho questa esperienza, con il supporto delle cure palliative e togliendo il dolore ho accompagnato al meglio quelli che non hanno superato la malattia fino al giorno in cui sono morti, e a queste condizioni per loro è stato un momento magicamente perfetto».

Del resto, il compito del medico è curare, non sopprimere. Perché un paziente, anche se gravemente malato, disabile o depresso, è pur sempre un uomo e, se ben curato e accompagnato, non chiede mai la morte, come affermava anche la dottoressa Marion Harris, direttrice del Familial Cancer Center di Monash Health.

Infine, l’oncologa milanese ha voluto raccontare un caso che le è rimasto particolarmente a cuore: «Abbiamo avuto in cura una giovane donna, 34 anni, che aveva già metastasi cerebrali. Per caso è rimasta incinta durante il trattamento e nonostante le avessimo consigliato di interrompere la gravidanza per i possibili danni della terapia al feto, lei ha deciso di portarla avanti. A maggio è nata una bellissima bambina, senza nessun problema di salute».

Ora entrambe sono vive ed in salute, ma come non ricordare il sacrificio di Chiara Corbella Petrillo, a cui è dedicata la nostra associazione, e di tante altre mamme che hanno dato la vita per i propri figli, segno che, dal concepimento alla fine naturale, ogni vita è preziosa e merita di essere tutelata e protetta.

 

di Luca Scalise
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