26/04/2022 di Luca Marcolivio

La “democrazia” trans? Uccidere tra le fiamme chi la pensa diversamente

Non c’è pace per J.K. Rowling. Le minacce e gli insulti contro l’autrice di Harry Potter si moltiplicano e l’ostilità stuzzica le fantasie più perfide. È uscito infatti negli USA il romanzo Manhunt, in cui la scrittrice transgender Gretchen Felker-Martin immagina la Rowling morire carbonizzata in casa propria. L’opera, dal taglio distopico-apocalittico, ha un contenuto spiccatamente ideologico: vi si narra, infatti, di due donne transgender «che tentano di sopravvivere in un mondo devastato da una piaga che trasforma chiunque abbia abbastanza testosterone in corpo in una mostruosità urlante».

Nella guerra totale tra i transgender e le TERF («femministe radicali trans-escludenti»), frutto della fantasia di Felker-Martin, la Rowling, menzionata come «la signora di Harry Potter», diventa una «TERF pazza», che, al colmo della sua isteria, rovescia per terra una lampada del suo castello in Scozia. Ne scaturisce un incendio in cui la Rowling finisce per «bruciare viva» e il suo castello crolla rovinosamente. Un finale degno dei migliori (o peggiori) racconti dell’orrore, con tanto di morte ignominiosa della “strega” di turno.

Una fiction, si dirà, ma c’è un piccolo particolare: nella realtà, J.K. Rowling di minacce di morte ne ha già ricevute tantissime e nelle più sgradevoli modalità. Il tutto con la complicità di chi avrebbe dovuto difenderla: alla fine dell’anno scorso, tre transgender si presentarono davanti alla villa della scrittrice con dei cartelli che incitavano alla violenza nei suoi confronti, filmando tutto il “sit-in”, indirizzo di casa compreso (per gli anglosassoni, la privacy è sacra…), e diffondendolo sui social. La denuncia della Rowling, però, non venne minimamente presa in considerazione dalla polizia scozzese che scelse di non perseguire gli aggressori.

Sempre l’anno scorso, una scuola britannica che aveva intitolato alla stessa J.K. Rowling alcuni edifici del suo campus, ha scelto di rinunciare a quell’intitolazione, per non compromettere – bontà loro – «una comunità scolastica vivace, inclusiva e democratica».

La macchina del fango contro l’autrice di Harry Potter va avanti ormai da almeno due anni. La sua colpa? Non considerare donne i transgender nati maschi. Tutto partì da un paio di tweet e, da allora, l’escalation di minacce e ingiurie nei suoi confronti non si è mai fermata. Nessun personaggio pubblico è stato esposto a tante pressioni negative per delle posizioni così difformi dal politicamente corretto; nemmeno ai “conservatori” è stato riservato questo trattamento. J.K. Rowling, però, è una femminista e, negli ambienti liberal, posizioni come le sue sono considerate alla stregua di un tradimento o di un’eresia.

La Rowling paga altissimo il prezzo della sua libertà di pensiero. Intanto, i militanti lgbt, che da sempre fanno della non violenza la loro bandiera, non si fanno scrupolo di augurare la morte a chi non la pensa come loro. Nella più totale impunità e nella definitiva eclissi della più elementare logica umana.

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