29/07/2021 di Manuela Antonacci

La censura è già in atto. Professore di religione punito per il suo no al Ddl Zan

Il ddl Zan non è ancora passato ma la mentalità liberticida che esso veicola, già comincia a mietere le prime vittime. Ed è così che Piergiorgio Dellagiulia, un insegnante di religione di una scuola superiore di Bra (Cuneo), l’Istituto Statale Velso Mucci di Bra, è stato pesantemente penalizzato per aver preso posizione contro il ddl Zan, su un gruppo Facebook molto seguito. Un vero e proprio ammutinamento, quello subito da Dellagiulia, che ha visto come protagonisti, prima il suo preside, che ha preso pubblicamente le distanze dal professore, poi, la sua diocesi che l’ha addirittura trasferito in un altro istituto

Ma la cosa paradossale è che, al contrario dell’indottrinamento perpetrato a tutto spiano, nelle scuole, in salsa arcobaleno, in ogni occasione opportuna e inopportuna, con la scusa di improbabili corsi contro il bullismo, l’ insegnante in questione non ha fatto proprio nulla verso i suoi allievi o nelle sue aule, ma il suo peccato originale sarebbe stato quello di essersi limitato, in particolare su un gruppo Facebook molto letto dai cittadini braidesi, a condividere degli articoli critici sul ddl Zan; rimanendo perfettamente coerente, sia con il suo ruolo di professore di religione, sia con gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, sia con la posizione, ancora più importante e ufficiale della Santa Sede, contenuta  nella nota diplomatica al Governo italiano dello scorso 17 giugno.

Ma è bastato questo perché, addirittura dalla pagina Facebook dell’Istituto, il preside si sia sentito in dovere di dichiarare che «il nostro istituto prende apertamente le distanze da opinioni espresse da un nostro Dipendente, a titolo strettamente personale». Insomma, Dellagiulia è stato rinnegato pubblicamente dalla scuola per le sue idee.

E ora dovrà lasciare l’Istituto dove ha insegnato per 16 anni, con la foglia di fico del calo dei giovani che si avvalgono dell’ora di religione. Insomma, una vicenda che ci fa comprendere il clima già pericolosamente liberticida che si va diffondendo nel nostro paese e che, speriamo, non spinga molti all’autocensura.




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