Con una decisione depositata lo scorso 19 settembre 2025, la Corte d’Appello della California – Terzo Distretto (Sacramento) ha confermato l’ordinanza del tribunale di San Joaquin che negava a Kaiser Foundation Hospitals lo spostamento della causa della detransitioner Chloe E. Brockman (nota come Chloe Cole) in arbitrato privato.
Ma andiamo con ordine e ripercorriamo la vicenda giudiziaria. La detransitioner Chloe Cole, infatti, ha accusato la Kaiser Foundation Hospitals e i suoi medici di “malpractice”, per trattamenti di transizione praticati quando era minorenne, sostenendo di aver ricevuto informazione inadeguata su rischi, alternative e irreversibilità.
La causa legale
Il 15 aprile 2024 il giudice Robert T. Waters (San Joaquin County) aveva negato la richiesta di Kaiser di imporre l’arbitrato; i giudici d’appello, ora, hanno confermato quel diniego. Nel frattempo, il 19 aprile 2024, i legali di Cole avevano depositato un’istanza per aggiungere i danni punitivi, citando tra l’altro pressioni basate su allarmi di suicidalità se non avesse intrapreso la transizione. Kaiser respinge tuttora ogni accusa e difende i propri standard clinici, ma - dopo la recente decisione - la controversia prosegue in aula pubblica verso le fasi istruttorie e dibattimentali. La Corte, infatti, lo scorso 19 settembre, ha ribadito che toccava a Kaiser dimostrare, con preponderanza della prova, l’esistenza di un accordo di arbitrato valido e vincolante che coprisse la controversia: un onere che, secondo i giudici, non è stato assolto. In termini pratici, dunque, la causa resta in mano al tribunale ordinario e può proseguire verso il processo con giuria: si tratta di una vittoria procedurale per Cole, non una sentenza sul merito delle accuse.
Chi è Chloe Cole
Chloe Cole, nata nel 2004 in California, da anni ormai racconta una storia che l’ha resa una delle voci più note del movimento dei detransitioner. Tra i 13 e i 17 anni, infatti, ha ricevuto, nell’ambito di percorsi di “gender-affirming care”, bloccanti della pubertà, ormoni maschili e una doppia mastectomia all’età di 15 anni; in seguito ha - come si dice in gergo - “detransizionato”. Nel luglio 2023, giorno del suo 19esimo compleanno, ha testimoniato davanti alla Sottocommissione per la Costituzione della Camera dei Rappresentanti USA nell’audizione “The Dangers and Due Process Violations of ‘Gender-Affirming Care’ for Children”, evento che le ha dato risonanza nazionale. Un attivismo, il suo, che non può non ricordarci quello di un’altra persona che sta denunciando il dramma di chi, da adolescente, si avvicina a quell’aberrazione che è la transizione di genere, ovvero Luka Hein. I nostro lettori, infatti, ricorderanno il suo tour in tutta Italia, organizzato da Pro Vita & Famiglia, durante la quale Luka ha incontrato migliaia di persone testimoniando i pericoli e i danni, spesso irreversibili, a cui vanno incontri i minori - come lo era lei e come lo era Chloe Cole - che vengono a tutti gli effetti indottrinati dalle false promesse della comunità Lgbtqia+ favorevole all’approccio affermativo.
L’attivismo, il ruolo dei genitori e la Disney
Accanto alla battaglia legale, Cole sta conducendo un intenso attivismo pubblico. Ha denunciato che ai suoi genitori sarebbe stato prospettato il drammatico aut-aut: «preferite una figlia morta o un figlio trans?», e la stessa Chloe ha sottolineato come questo è, appunto, un drammatico esempio di pressione indebita sulle famiglie. Nel 2024 ha inoltre preso la parola all’assemblea annuale degli azionisti di The Walt Disney Company, sostenendo una proposta promossa dal National Legal and Policy Center che chiedeva maggiore attenzione per i lavoratori che detransizionano; il CdA si era espresso contro e la proposta non è passata, ma la presa di posizione di di Cole ha contribuito a svelare l’ipocrisia - e l’ideologia - dell Disney, da anni così “attenta” a compiacere le lobby Lgbt, ma poi sorda alle richieste di aiuto dei detransitioner.
Il Chloe Cole Act
Proprio la storia di Chloe Cole sta inoltre ispirando un'azione legislativa dei Repubblicani - di entrambe le Camere - che in questi giorni hanno presentato un disegno di legge che, se approvato, vieterebbe i bloccanti della pubertà, gli ormoni del sesso opposto e gli interventi chirurgici per chiunque abbia meno di 18 anni. Una norma che, inoltre, aprirebbe la strada anche alle azioni legali per chi ha deciso di non intraprendere la strada della transizionalità, consentendo loro, quindi, di citare in giudizio i medici che hanno somministrato queste procedure chimiche e chirurgiche ai minorenni. Il deputato Bob Onder, repubblicano del Missouri, sta guidando l'iniziativa alla Camera, mentre la senatrice Marsha Blackburn, repubblicana del Tennessee, sta sponsorizzando il testo in Senato. «Come membro del Congresso, medico, genitore e americano, mi impegno a proteggere i bambini della nostra nazione» ha dichiarato Onder in una nota . «Sono orgoglioso di presentare il "Chloe Cole Act", una legge storica che porrà fine per sempre a una delle procedure mediche più pericolose e barbare della storia moderna».