09/01/2020

Il vescovo Pizziol fa visita a Stefano Gheller: «Ti siamo vicini»

«Ci sono» è ciò che ogni persona che soffre merita di sentirsi dire. È questo che ha spinto monsignor Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza, a far visita a Stefano Gheller.

Il 46enne soffre per il degenerare della sua distrofia, che gli impedisce di muoversi e respirare autonomamente, e vive con il costante terrore che possa staccarsi il respiratore in assenza della persona che lo assiste. Pur avendo bisogno, infatti, di un’assistenza continua, non può permettersela. Date tali difficili condizioni, Stefano ha recentemente annunciato di voler andare a morire in Svizzera, come abbiamo spiegato.

Alle 16.30 del 28 dicembre, ha avuto luogo, dunque, l’incontro privato fra Stefano ed il vescovo Pizziol, che desiderava visitarlo. «È stata solo una visita per dimostrare da vicino il mio affetto e la mia attenzione a Stefano, abbiamo toccato solo marginalmente la sua scelta di andare in Svizzera, quello a cui tenevo era fargli sapere che ci sono, che la nostra Chiesa gli è sempre accanto. L’ho semplicemente ascoltato. Seguirò da vicino l’evoluzione della sua storia attraverso il parroco di San Giuseppe, al quale ho chiesto di rifermi ogni prossimo momento», ha spiegato il vescovo, come leggiamo su Il Giornale di Vicenza.

«È stato davvero bello avere in casa mia il Monsignore. È una persona estremamente semplice e sensibile, un uomo buono. È stato facile aprirmi con lui, raccontargli della mia vita, del mio dolore e delle difficoltà che devo affrontare. Mi ha ascoltato senza giudicarmi, anche quando gli ho detto della mia scelta di andare in Svizzera. La sua visita mi ha fatto bene al cuore, gli ho chiesto di poter intercedere per organizzare un incontro con Papa Francesco, vorrei poter assistere a una delle benedizioni in piazza San Pietro, il vescovo ha detto che lo farà».

Ecco ciò di cui hanno bisogno le persone in difficoltà: vicinanza, assistenza e cure appropriate, non proposte di morte, con la falsa scusa della “compassione”.

Anche noi di Pro Vita e Famiglia rinnoviamo, come abbiano già fatto a Natale, la nostra vicinanza nei confronti di Stefano, auspicando che riceva quanto prima il dovuto aiuto a vivere e non quello a morire.

 

di Luca Scalise
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