07/04/2021 di Manuela Antonacci

Il teologo Bux sul ddl Zan: «Alla base c’è l’ideologia del transumanesimo»

Oggi il ddl Zan verrà nuovamente calendarizzato. O almeno questo si prospetta dalla riunione che ci sarà questo pomeriggio in Commissione Giustizia. La fretta e la pressione con cui si sta cercando di far passare questo disegno di legge sono veramente anomale, se pensiamo al contesto in cui ciò sta avvenendo, ovvero quello di un paese in ginocchio per la crisi economica e sanitaria, in cui sembra che le emergenze continuino ad essere altre, ovvero la lotta alla cosiddetta “omotransfobia”. Peraltro la lotta all’omotransfobia è un tema che il neopremier Mario Draghi non ha toccato in nessuno dei due discorsi programmatici, né al Senato né alla Camera. Ne abbiamo parlato con don Nicola Bux, noto teologo, affermato liturgista e in passato collaboratore di Papa Benedetto XVI.

 

Monsignor Bux come mai, secondo Lei, tanta fretta nel voler approvare questo ddl?

«Forse in parte dipende dal timore che cambiando gli orientamenti politici, pian piano, data l’incertezza generale del quadro, possa essere definitivamente pregiudicata l’approvazione. È chiaro che, se cambiasse il governo e arrivasse una maggioranza differente, la cosa si fermerebbe, credo che ci sia da un lato questa ragione molto pratica. Ovviamente, al fondo, c’è una convinzione ideologica, come quella che va sotto il nome di “transumanesimo”, tutto riassumibile in questa specie di “rivoluzione antropologica”. È chiaro che i fautori di queste leggi si muovono in questa direzione».

La “generalità” è il carattere della norma giuridica che non si rivolge ad uno o più soggetti determinati, ma ad una pluralità indeterminata di soggetti. Ad esempio la norma che punisce l'omicidio, si rivolge ad una pluralità indeterminata di soggetti (tutti coloro che hanno commesso un omicidio) non ad un soggetto determinato. Il codice penale già colpisce i comportamenti discriminatori di ogni tipo, eppure in questo caso, forse per la prima volta, si è sentita la necessità di mandare avanti una legge che va a proteggere un’unica categoria, quella degli omosessuali. Come mai, secondo Lei? Non è semplicemente l’imposizione di un modo di pensare, questo?

«Sono assolutamente d’accordo, anche perché la legge prevede la diffusione dei corsi gender nelle scuole. Il problema è sempre quello: chi propone le normative parte da una convinzione ideologica che vorrebbe far capire che non esiste qualcosa di naturale e definito ma che lo si va a determinare in base al proprio orientamento. Non si sta giocando in difesa ma in attacco. Perché se la convinzione di questi signori poggiasse su qualcosa che si può riconoscere razionalmente, non ci sarebbe bisogno dell’urgente approvazione della legge. Se c’è questa preoccupazione è perché si vuole imporre una gabbia, un tema ideologico. D’altronde abbiamo già assistito, nella storia, a questi tentativi, che laddove vengono messi in atto, portano solo a tragedie. Perché poi cosa succede? Che, compiuto il ciclo, l’essere umano, nella sua natura si ribella. È quello che si sente dire in generale, ma ciò che non si ricorda è che il culmine della natura è l’essere umano, quindi l’essere umano, nella sua naturalità, se viene costretto, prima o poi si ribellerà. Quindi, poiché siamo in un tempo in cui la razionalità è sconosciuta, non ci si domanda se ciò che andiamo a proporre, sia razionale, allora si procede per schemi, quindi ci si mette su un percorso, una china, su cui poi, si va a sbattere».

Peraltro è proprio tipico dell’ideologia, il far violenza sulla realtà, non solo non riconoscendola, ma piegandola a favore dell’ideologia. Quindi lo scopo è quello di imporre una visione “culturale” tramite una legge?

«La parola “cultura”, però, è la capacità che l’essere umano ha di cogliere e di coltivarlo, il rapporto tra sé e la realtà. Diciamo, meglio, una “pseudocultura”, perché la parola “cultura” che viene dal latino “colere”, significa coltivare qualcosa che faccia sì che la realtà sia da me, soggetto, capita, curata e sviluppata, non deformata, piegata ai miei capricci».




Pro Vita & Famiglia è impegnata nel contrastare l’approvazione di un disegno di legge liberticida e inutile, proprio perché l’ordinamento italiano già tutela, giustamente, chi purtroppo è vittima di violenze, offese e discriminazioni.

FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE PER DIRE NO! AL DDL ZAN

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info