18/05/2021 di Giuliano Guzzo

Il falso consenso sul ddl Zan. Ecco come i sondaggi vengono manipolati

Ma poi, il ddl Zan agli italiani interessa veramente? Sarebbe interessante saperlo, ma per pura curiosità e non con altri fini, tipo provare a condizionare i lavori del Parlamento a colpi di rilevazioni demoscopiche. Peccato che sia precisamente ciò che stanno facendo di fare i promotori della legge contro l’omotransfobia, giunti a fare un uso quanto meno disinvolto di sondaggi, tra l’altro, neppure così attendibili; il tutto allo scopo di far apparire questa norma come qualcosa di sentito dalla gente, mentre invece non lo è affatto.

Un esempio illuminante, in tal senso, è il sondaggio apparso venerdì scorso su Repubblica, i cui esiti sono stati illustrati in un articolo a firma di Roberto Biorcio. Secondo tale rilevazione, infatti, il 70% degli Italiani è favorevole al ddl Zan, che sarebbe quindi una legge neppure gradita ma addirittura largamente attesa da gran parte del Paese: e questo nonostante la pandemia, la crisi economica, occupazionale e tutto il resto. Fin qui, quel che vuol farci credere Repubblica, la cui natura super partes, si fa per dire, è stata ribadita pure con la livrea arcobaleno sfoggiata sul proprio sito web in occasione della Giornata contro l’omofobia.

Basterebbe, in effetti, già questo a dubitare seriamente di quel risultato – il 70% degli Italiani pro ddl Zan – troppo bello, per il mondo Lgbt, per essere vero. Ma ci sono pure ragioni tecniche, per così dire, che rendono quell’indagine – realizzata da Demos & Pi – da prendere con le molle. Anzitutto il campione: circa 1.000 persone interpellate a fronte di molte di più, 7.000 e più, che si son provate a contattare. Significa che la gran parte della gente, interpellata sul ddl Zan, non ha voluto rispondere. Già questo, a ben vedere, è un dato eloquente.

L’aspetto che però più mina alla radice l’affidabilità di questo sondaggio è un altro: il quesito che si è impiegato per esplorare il pensiero degli italiani. Eccolo: «Si discute, in questi giorni, della cosiddetta legge Zan, per il contrasto alla violenza e alle discriminazioni legate all’omofobia. In base all’idea che si è fatto, rispetto alla legge Zan lei si direbbe…». A tale quesito, riporta Repubblica, si sono date le seguenti risposte: favorevole (24%), molto favorevole (46%), contrario (12%), molto contrario (4%), non sa non risponde (14%).

Ora, il punto qui è tutto in un passaggio appena citato - «In base all’idea che si è fatto» - che fa capire come si sia dato per pacifico che i componenti del campione sapessero bene cosa affermano i 10 articoli del testo arcobaleno approvato in prima lettura alla Camera nel novembre 2020. Il problema è che ciò non è assolutamente verosimile. Non solo.

Altri sondaggi – centrati, questi sì, sul contenuto del ddl Zan - hanno messo in luce come, in realtà, la gente sia assai contraria agli articoli della legge. Lo prova la rilevazione pubblicata su La Stampa il 4 maggio, commissionata da sigle femministe all’istituto di sondaggi Antonio Noto, che lavora spesso per Sole 24 Ore, QN, Porta a Porta e altre testate. Ebbene, con quell’indagine si è visto come la scelta del sesso a prescindere da quello di nascita, con una semplice e rapida autodichiarazione, convince invece appena il 20% dei cittadini, con quasi il 70% (68, per la precisione) che si dichiara ben contrario. Peccato che il genere così assegnato sia previsto dal ddl Zan, laddove (articolo 1, comma 1, lettera d), definisce l’identità di genere.

Questo significa che la gente è già contraria al primo articolo della legge, figurarsi a tutti gli altri. Certo, se si dà per scontato che il ddl Zan sia conosciuto nel dettaglio e meditato («In base all’idea che si è fatto»), tutto è possibile: anche che venga fuori che il 70% degli italiani sia favorevole a tale norma. Ma trattasi, per le ragioni appena ricordate, di un esito poco attendibile. Il Paese reale, come si sarebbe detto una volta, non è affatto omofobo ed ha – tanto più oggi - ben altre priorità. 




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