05/07/2021 di Giuliano Guzzo

Il ddl Zan non ha più i numeri. Ma è presto per cantare vittoria

Repubblica ha pensato bene di porre la notizia in prima pagina sull’edizione domenicale e, in effetti, la notizia c’era (e c’è) tutta: il ddl Zan non ha più i numeri per essere approvato in Parlamento. Si tratta di una svolta significativa dopo che, lo scorso novembre, la legge contro l’omobitransfobia era stata passata senza difficoltà alla Camera e che, nonostante le molte audizioni richieste dal centrodestra in Commissione Giustizia al Senato, tutto sembrava filare per il verso giusto. E invece un sassolino si è infilato nell’ingranaggio del centrosinistra, determinandone un’improvvisa quanto netta battuta d’arresto.

L’inceppo è stato provocato da Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, che – facendo propri i rilievi critici di giuristi come Giovanni Maria Flick, già presidente della Consulta -  ha presentato alcuni emendamenti che vanno a ritoccare l’articolato del testo, in particolare rimuovendo quell’identità di genere che, campeggiando all’articolo 1, è tra i pilastri della legge tanto cara al movimento arcobaleno. Prova ne sia la reazione del Pd di Alessandro Zan, che ha giudicato irricevibile una simile proposta. D’accordo, ma stando così le cose il ddl Zan può contare su una forbice di voti che oscilla tra i 135 e i 145 a favore, mentre i contrari oscillano tra i 155 e i 158. Ecco che allora i 17 senatori renziani diventano semplicemente determinanti.

Come andrà a finire, dunque? L’esperienza politica recente (vedi il naufragio del Governo Conte bis) dimostra che, quando Italia Viva imbocca una strada – che possa comportare anche conseguenze pesanti, non cambia -, poi difficilmente torna sui suoi passi. Quindi, nonostante Repubblica non sia affatto una testata neutrale ma di notoria parzialità, la notizia sull’assenza dei voti al ddl Zan ha tutta l’aria d’essere vera. Davvero cioè quei voti non ci sono, ed è senz’altro una novità positiva. Anzitutto perché, se fosse il Pd a scendere a compromessi accettando delle proposte di emendamento, in ogni caso il ddl Zan dovrebbe tornare nuovamente alla Camera; il che, per gli oppositori senza se e senza ma del provvedimento, comporta tempo prezioso.

In secondo luogo, eventuali modifiche al ddl Zan sarebbero una buona notizia perché il testo di quella norma è così ideologico – da questo punto di vista, l’identità di genere (con l’identità sessuale ridotta a discorso percettivo, a prescindere dal completamento di un iter di rassegnazione sessuale) -, è un testo così ideologico, dicevamo, che può essere solo migliorato. Simili, incoraggianti consapevolezze non devono tuttavia far perdere di vista ai pro family quale sia il vero scopo, e cioè non ritoccare, ma affossare il ddl Zan. Una norma che introduce il bavaglio per i difensori del primato nazionale della famiglia naturale; che prepara la strada all’utero in affitto; che introduce forme inaccettabili di indottrinamento gender nelle scuole, e via di questo passo.

Lo stallo in cui si trova oggi la legge arcobaleno al Senato – stallo, urge ribadirlo, che purtroppo non riguarda il ddl Zan tout court, bensì il ddl Zan solo come attualmente formulato -, se da un lato costituisce senza dubbio un elemento incoraggiante, dall’altro non deve alimentare facili e, soprattutto, prematuri entusiasmi. La strada per togliere di mezzo questa legge inutile e ideologica, infatti, è ancora lunga e i suoi promotori, come prova l’immensa potenza di fuoco mediatica di cui sono stati fin qui capaci, tutto sono fuorché arrendevoli.

Tuttavia, ecco il punto, se fino a non molto tempo addietro pareva che il ddl Zan fosse sostanzialmente inattaccabile, oggi, grazie alla mobilitazione di tante e multiformi realtà – dai giuristi financo liberal alle femministe, dalla Santa Sede, con la sua nota diplomatica, fino naturalmente a ProVita&Famiglia – la musica è cambiata. E si può pertanto dire che, se anche la battaglia non è conclusa, per la prima volta Golia inizia a tremare. Perché pur essendo un gigante spaventoso ha davanti a sé un piccolo ma agguerritissimo Davide. Che, nonostante la disparità in campo, non ha nessuna voglia di arrendersi. Proprio nessuna.




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