22/07/2021 di Luca Marcolivio

Il ddl Zan? Bocciato dagli utenti social

I sondaggi non sono sempre attendibili e, a maggior ragione, andrebbero presi con le molle quelli ricavati dai social. Non per questo è da sottovalutare l’indagine realizzata dalla piattaforma Human e pubblicata dal Giornale.it. Il risultato? Il 58,1% degli utenti dei principali socialnetwork non approva il ddl Zan. Numeri diametralmente rovesciati rispetto ad alcuni sondaggi generici: a maggio BiMedia dava i favori al ddl Zan al 60%, mentre una decina di giorni fa, Ipsos quotava il tasso d’approvazione al 51%.

Tra i sondaggi tradizionali e quelli sui social, al netto delle peculiarità tecniche, c’è da tenere conto di un dato importante: normalmente chi partecipa ai sondaggi online è qualcuno che partecipa attivamente al dibattito e ha un livello di preparazione e informazione maggiore. C’è da fare anche un’altra osservazione: i sostenitori del ddl Zan hanno fatto massicciamente ricorso ai social network, sguinzagliando vip e influencer (in primis la coppia Fedez-Ferragni) per propagandare il rigetto dell’omotransfobia. Alla luce dei risultati dell’indagine Human-Il Giornale, si direbbe che questo metodo, volto soprattutto a conquistare i giovani, non ha funzionato.

Era stato proprio Il Giornale a svelare l’impopolarità del ddl Zan e di altre istanze che stanno sbilanciando a sinistra la linea del PD sotto la guida di Enrico Letta. Secondo un sondaggio segreto, la netta maggioranza degli italiani disapprova le principali proposte avanzate dal segretario dem dal momento della sua nomina: il 75% rifiutava la patrimoniale, poco meno del 70% diceva no allo ius soli ma, soprattutto, il 63% mostrava un sentiment negativo sul ddl Zan. Premendo l’acceleratore su questi tre obiettivi, dalla sua elezione a segretario, Letta ha visto calare di circa un punto le intenzioni di voto per il Partito Democratico, in base alla media di tutti i principali istituti demoscopici.

Secondo alcuni osservatori, l’intervento della Santa Sede avrebbe stimolato una maggiore contrarietà nell’opinione pubblica, incoraggiando i cattolici moderati a venire allo scoperto. Non c’è alcun dubbio che, con tutti i suoi limiti, l’azione della Chiesa ha sempre contribuito quantomeno ad ammorbidire le leggi contrarie ai principi non negoziabili. Così è stato con la legge sulla fecondazione assistita e con le unioni civili. In questi casi il Partito Democratico è sempre stato propenso alle mediazioni. Con l’avvento di Letta è prevalsa sorprendentemente la linea dell’intransigenza che, se fosse confermata, rappresenterebbe il passaggio definitivo del PD da partito di massa (o presunto tale) a partito d’élite, che non cerca il consenso popolare ma persegue interessi lobbistici.




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