31/01/2026 di Luca Marcolivio

Il consenso informato arriva nelle scuole di Bologna dopo la richiesta di chiarimenti sul progetto “Semi”

Su queste colonne ci siamo, di recente, occupati dell’ennesimo progetto gender che interessa le scuole dell’infanzia e primarie della provincia di Bologna, ovvero l’iniziativa “Sentire, Esprimere, Mediare e Immaginare (S.E.M.I.)”. Una vicenda (LEGGI QUI i dettagli) che, lo scorso dicembre, era stata denunciata da Pro Vita & Famiglia e dal consigliere d’opposizione Matteo Di Benedetto. Ebbene, dopo quelle denunce e dopo l’interrogazione di Di Benedetto alla giunta comunale di Bologna, sul progetto è arrivata una prima svolta, in senso favorevole per la libertà educativa dei genitori. La Giunta, infatti, si è ora attivata per garantire il consenso informato delle famiglie, cosa prima non prevista e che rischiava quindi di tenere all’oscuro proprio le mamme e i papà dei piccoli alunni.

Il progetto

Il progetto “Semi”, lo ricordiamo, ha come obiettivo dichiarato quello di «fornire strumenti per lo sviluppo del pensiero critico per favorire la decostruzione di pregiudizi e stereotipi di genere, culturali, etnico-religiosi», quindi di «stimolare il dibattito tra pari sui concetti di discriminazione, violazione del consenso, violenza in tutte le sue forme». Le attività si svolgeranno in orario scolastico in due incontri di due ore, nell’ambito di un percorso gratuito per le famiglie. Il progetto è inoltre co-finanziato dall’Unione Europea e promosso dal Comune di Bologna, grazie a un finanziamento di 40mila euro. Una recente locandina, inoltre, reca la dicitura ”Giovani generazioni per la parità di genere e la libertà di consenso”, facendo riferimento agli «stereotipi di genere», con l’intenzione di esplorare «la differenza tra sesso e genere, gli stereotipi legati al maschile e al femminile e il loro impatto fin dall’infanzia». Altro oggetto di discussione è il «consenso», con una riflessione su «che cos’è e come si pratica nella vita quotidiana», presentata come «un’occasione per riflettere sulla consapevolezza e il rispetto dei propri e degli altrui confini corporei». I destinatari dell’iniziativa sono nello specifico 250 bambini di 5 anni - e dunque 500 nel biennio frequentanti l’ultimo anno della scuola dell’infanzia per un totale di 10 sezioni l’anno - e centinaia di alunni della scuola primaria.

L’intervento del consigliere Di Benedetto

Nella sua interrogazione rivolta all’amministrazione comunale bolognese, il consigliere Di Benedetto aveva domandato se il progetto fosse già operativo, se avesse ricevuto il consenso informato, e – in caso affermativo – quali famiglie avessero eventualmente negato il consenso. Nella replica del Dipartimento Educazione, Istruzione e Nuove Generazioni, per quanto riguarda la conoscenza da parte dei genitori dei progetti sviluppati nelle scuole dell’infanzia comunali, si legge: «Possiamo fare riferimento al Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), documento che illustra le scelte strategiche e progettuali delle scuole dell’infanzia (Legge 107/2015) con una specifica declinazione delle attività e degli ambiti sviluppati». Pur non ritenendosi soddisfatto della risposta istituzionale, Di Benedetto è riuscito, come detto, a ottenere la garanzia del consenso informato. I genitori avranno dunque a disposizione le apposite schede in cui potranno esprimere il proprio assenso o dissenso alla partecipazione del figlio a tale percorso, dichiarando di essere a conoscenza dell’incontro formativo dedicato alle famiglie, in cui verranno illustrati i dettagli dell’attività.

Una vittoria del buon senso 

Per il consigliere leghista, si tratta di «una vittoria politica, ma prima ancora è una vittoria di buon senso e di rispetto verso le famiglie. Non perché il problema sia risolto – non lo è – ma perché senza il mio intervento tutto questo sarebbe passato nel silenzio generale, nelle aule delle scuole dell’infanzia e primarie, sulla pelle dei bambini e alle spalle dei genitori. E questo non è accettabile». Il risultato ottenuto è sicuramente, quindi, un traguardo importante, tuttavia è palese - e lo confermano centinaia di progetti gender in tutto il Paese - come la scuola italiana sia ancora lontana dal tutelare al 100% la libertà educativa dei genitori. Ecco perché, giorno dopo giorno, appare sempre più urgente l’approvazione definitiva del disegno di legge Valditara proprio sul consenso informato, il cui iter parlamentare - in Senato - è iniziato nei giorni scorsi, dopo il primo ok ricevuto dalla Camera dei Deputati lo scorso 3 dicembre. Così come chiede, da quasi un anno, Pro Vita & Famiglia con la sua Campagna Nazionale “Mio Figlio No - Scuole libere dal Gender”.

 

 

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