10/01/2026 di Luca Marcolivio

Bologna: “arcobaleno” fin dall’asilo. Di Benedetto (Lega): «Semplicemente folle, risorse rubate ai precari»

Si chiama “Progetto Semi”, l’ennesima iniziativa di indottrinamento gender in terra emiliana. A denunciare il piano didattico rivolto alle scuole dell’infanzia e primarie, avviato dal Comune di Bologna grazie a un finanziamento di 40mila euro, è stato il consigliere d’opposizione Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega a Palazzo d’Accursio. In un’interrogazione indirizzata al Dipartimento Educazione, Istruzione e Nuove Generazioni, Di Benedetto domanda se il Progetto Semi sia già operativo, se abbia ricevuto il consenso informato dei genitori, e – in caso affermativo – quali famiglie abbiano eventualmente negato il consenso.

La denuncia di Di Benedetto

Nella risposta all’interrogazione viene specificato che «la finalità generale del progetto è quella di promuovere nelle giovani generazioni un’educazione attenta alla parità, al rispetto, alla prevenzione e al contrasto agli stereotipi, alla violenza di genere e alle discriminazioni». Viene inoltre puntualizzato che «il Progetto è stato presentato dall’Associazione MondoDonna Onlus in qualità di associazione capofila e prevede la realizzazione di un progetto specifico per le bambine e i bambini di 5 anni della scuola dell’infanzia, denominato Di Pari Passo, che si affianca ad altri progetti che si rivolgono agli alunni e alle alunne della Scuola Primaria». Per quanto riguarda la conoscenza da parte dei genitori dei progetti sviluppati nelle scuole dell’infanzia comunali, «possiamo fare riferimento al Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), documento che illustra le scelte strategiche e progettuali delle scuole dell’infanzia (Legge 107/2015) con una specifica declinazione delle attività e degli ambiti sviluppati», viene sottolineato sempre nella risposta all’interrogazione.

Un riscontro che, tuttavia, non ha lasciato soddisfatto il consigliere interrogante. Secondo quanto dichiarato a Pro Vita & Famiglia dallo stesso Di Benedetto, «si parla di decostruzione dell’identità per bambini di cinque anni»: qualcosa di «semplicemente folle» per il capogruppo leghista, anche perché la richiesta di consenso è risultata «generica», oltre che priva di dettagli sull’attività in oggetto. Raccontare a bambini fino a undici anni della «fluidità di genere» e dell’esistenza di «altri sessi oltre al maschile e al femminile» è, secondo Di Benedetto, «una mancanza di rispetto del ruolo educativo dei genitori», per giunta «fuori dal perimetro della legalità». Così facendo, «si esce totalmente al di fuori del perimetro di quelle che sono le competenze di una scuola», perché «come minimo dovrebbe esserci la possibilità di ascoltare voci diverse»: associazioni come “Il Cassero”, andrebbero affiancate da «altre associazioni a fare da contraltare in termini di educazione affettiva».

L’impiego di denaro pubblico

C’è un altro aspetto controverso, tuttavia, che non è andato affatto giù al capogruppo leghista bolognese: l’enorme spreco di denaro pubblico per un progetto che il politico etichetta come spiccatamente ideologico, laddove «se hai delle risorse a disposizione per la scuola pubblica, dovresti impiegarle, ad esempio, per il personale delle scuole dell’infanzia, che, oltretutto, a Bologna, è in protesta, ci sono tantissimi precari che ogni giorno vengono usati per “tappare i buchi”. Ebbene, quelle risorse andrebbero utilizzate per stabilizzare quei precari e tutti gli insegnanti che fanno ore e ore di straordinario per far funzionare i servizi, essendo il personale sotto organico. Se invece tu usi le risorse per andare a indottrinare i bambini a scapito dei genitori, allora non stai facendo una buona amministrazione», conclude di Benedetto, auspicando che «le scuole terminino ora queste sperimentazioni» e che «anche il ministero intervenga per fermare queste operazioni di indottrinamento».

«I soldi dei cittadini vengono spesi dal comune per indottrinare i bambini e turbare la loro innocenza con la teoria gender», commenta da parte sua Francesco Perboni, referente di Pro Vita & Famiglia per l'Emilia-Romagna. «Ormai sempre più genitori stanno aprendo gli occhi su questa agenda politica di manipolazione delle menti dei più piccoli. È ora di dire basta. Smettete di dire ai bambini che il loro corpo potrebbe essere sbagliato».

 

 

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