Luca Bernardo non è un consigliere comunale qualunque. È il primario del Dipartimento di Pediatria dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, l’uomo che nel 2021 sfidò Beppe Sala alla guida della città come candidato del centrodestra, e da pochissimi giorni ha lasciato le file di Forza Italia per aderire a Futuro Nazionale, il movimento fondato da Roberto Vannacci. Perché la sua figura e le sue adesioni politiche sono importanti? Perché proprio pochi giorni fa, il 25 luglio, Bernardo ha firmato su La Verità un articolo-opinione dal titolo “La disforia non sia campo di guerra tra tifoserie” i cui dettagli si discostano totalmente da quelle che sono le linee – e le promesse politiche – del partito al quale ha da poco aderito. Nel testo, infatti – scritto innanzitutto da medico oltre che da politico, tant’è che in calce è riportato il suo ruolo professionale nel nosocomio milanese – emergono posizioni oggettivamente difficilmente conciliabili con la linea che Futuro Nazionale – e lo stesso Vannacci – hanno sempre rivendicato con chiarezza sui temi del gender, dell’identità di genere nei minori e della “Carriera Alias”.
La difesa della Carriera Alias
Il passaggio più delicato dell’articolo riguarda infatti proprio la Carriera Alias, lo strumento – che da anni Pro Vita & Famiglia contesta come pericoloso, ideologico e illegale – che consente agli studenti di utilizzare nei registri scolastici un nome diverso da quello anagrafico, con il rischio di inculcare nella mente di bambini e adolescenti l’idea che si possa davvero “nascere nel corpo sbagliato” e dunque instradarli in una transizione di genere prima sociale e poi, chissà, forse anche chirurgica con conseguenze psicologiche e fisiche irreversibili. Ebbene, Bernardo scrive che la sua attivazione «potrebbe rappresentare per molti studenti un argine contro il drop-out scolastico e il bullismo», definendola addirittura «un atto di rispetto e protezione sociale». Non si tratta di una considerazione neutra ed è oggettivamente e palesemente in contrasto con quanto avviene invece all’interno della sua area politica. La Carriera Alias, infatti, è da anni – giustamente – un bersaglio ricorrente del centrodestra (ma anche del neonato movimento Futuro Nazionale e di Roberto Vannacci), che denuncia tale strumento come un primo passo verso la normalizzazione istituzionale della transizione sociale dei minori, spesso attivata nelle scuole senza un reale coinvolgimento delle famiglie, oltre che senza vere evidenze mediche e scientifiche. Che sia proprio un consigliere comunale di Futuro Nazionale a descriverla in termini così positivi rappresenta uno scarto netto rispetto alla linea ufficiale del movimento, e pensiamo che difficilmente possa passare inosservato agli occhi di chi in quella linea si riconosce.
Un lessico pro Lgbt
Anche la definizione da cui muove l’intero ragionamento dell’articolo di Luca Bernardo merita attenzione. Il pediatra, infatti, descrive la disforia di genere come la sofferenza generata «dall’incongruenza tra il genere esperito o espresso e quello assegnato alla nascita». L’espressione «assegnato alla nascita» non è un dettaglio stilistico, ma è una terminologia mutuata direttamente dal lessico del movimento Lgbt più radicale e dell’approccio noto come gender-affirming care, secondo cui il sesso sarebbe appunto un’«assegnazione» esterna e non un dato biologico oggettivo. Per chi, come Futuro Nazionale, contesta questa impostazione, il sesso non si «assegna»: si constata alla nascita, biologicamente, proprio perché è una caratteristica biologica incontrovertibile. Anche in questo caso, quindi, il fatto che un esponente di punta del partito vannacciano scelga proprio queste parole per introdurre il tema non è un dettaglio da poco: è un’adesione, quantomeno lessicale, a un paradigma culturale che il suo stesso movimento – e il suo leader – hanno sempre pubblicamente respinto.
Bernardo non nuovo a queste derive
In realtà Luca Bernardo non sembra essere nuovo a queste derive pro Lgbt. Nel novembre 2024, quando era consigliere per Forza Italia, fu infatti promotore di un evento che parlava apertamente di gender nelle scuole e mise in imbarazzo anche il ministro Valditara. Si trattava di un’iniziativa organizzata anche dall’Ufficio Scolastico Regionale alla quale furono invitati a partecipare i docenti e addirittura gli studenti, dove si sarebbe parlato di “identità non binarie”. Il tutto, inoltre, fu fatto anche per presentare un corso che a sua volta conteneva un modulo dal titolo “Accompagnare percorsi di costruzione identitaria in contesti educativi: quando siamo disabilitanti?”. Quali fossero questi percorsi, d’altro canto, fu chiarito dall’intervento immediatamente successivo previsto dal corso: “Adozione della Carriera Alias”. Ebbene sì, proprio quella stessa Carriera Alias pochi giorni fa così tanto difesa da Bernardo.
La distanza da Vannacci
E veniamo invece al leader e fondatore di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. Il contrasto tra le affermazioni di Bernardo e le idee che da sempre hanno caratterizzato l’ex generale appare ancora più evidente non solo se si ricordano le posizioni di Vannacci, ma in particolare basterebbe solo ricordare che lo stesso leader di Futuro Nazionale ha, pochi mesi fa – lo scorso 3 dicembre – partecipato e promosso attivamente, al Parlamento Europeo a Bruxelles, a una conferenza stampa organizzata insieme a Pro Vita & Famiglia proprio per denunciare la diffusione dell’ideologia gender e della cosiddetta agenda Lgbt nelle istituzioni europee. In quell’occasione al centro dell’incontro ci fu la storia del detransitioner di origine ceca Daniel Black che, dopo aver intrapreso il percorso di transizione di genere, è tornato al proprio sesso reale pagando sulla propria pelle un prezzo altissimo, fisico e psicologico. Per non parlare del fatto che sempre Vannacci fu tra i sottoscrittori – ai tempi della sua presenza nella Lega – del Manifesto Valoriale che Pro Vita & Famiglia sottopose a tutti i candidati alle ultime elezioni europee, quelle del 2024 quando appunto Vannacci fu poi eletto.
Dunque stiamo parlando della stessa battaglia di buon senso – e per il bene dei nostri bambini e giovani – che oggi un consigliere comunale del suo stesso partito sembra – se non contraddire apertamente – comunque gravemente ammorbidire, perché quando certe parole arrivano da chi siede anche in Consiglio Comunale sotto le insegne di un movimento che ha fatto della battaglia contro il gender uno dei propri tratti distintivi, le domande diventano politiche, prima ancora che cliniche: a quale linea risponde davvero Luca Bernardo? Roberto Vannacci è consapevole di tutto ciò?