20/12/2025 di Luca Marcolivio

I progetti gender mettono in imbarazzo il Campidoglio. Iannarelli: «Educatori denunciano pressioni»

Libri pro gender letti a bambini piccolissimi, fin dall’asilo e pressioni da parte di enti e istituzioni su insegnanti ed educatori. Si tratta del quadro che, come ha denunciato Maria Chiara Iannarelli, vicepresidente della IX Commissione Formazione e Istruzione della Regione Lazio, emergerebbe dalla Commissione Trasparenza in Campidoglio e in riferimento agli ormai famosi - ahinoi - progetti dell’Associazione “Scosse” nelle scuole romane. Ricordiamo, infatti, che proprio l’associazione di chiaro stampo Lgbt “Scosse” era stata protagonista - ad aprile 2025 - di corsi di aggiornamento organizzati dal Comune di Roma e per i quali erano stati praticamente spinti a partecipare maestri e formatori dei nidi e delle scuole dell’infanzia. Durante tali corsi, come avevamo avuto modo di appurare, veniva «indicato ai docenti come insegnare ai bambini a non riconoscersi nei ruoli maschili e femminili raccontati nelle fiabe, a scoraggiare la spontanea scelta di colori, abiti o giochi», veniva inoltre «sconsigliato agli stessi insegnanti a non fare il conteggio in aula tra maschi e femmine e indicato di parlare di nudità, di adozione per coppie omosessuali, di “genitorialità arcobaleno”». Allo stesso modo, sempre Scosse è tra le varie associazioni che hanno partecipato - e vinto - il bando dal totale di 420.000 euro sempre del Campidoglio per l’educazione affettiva in 15 scuole medie di altrettanti Municipi della Capitale. Nel dettaglio la suddetta associazione Lgbt risulta vincitrice nel Municipio III.

Tutto nasce dalla segnalazione da parte del padre di un bambino iscritto all’asilo nido comunale “I sei colori di Ugo”. Le testimonianze raccolte parlano della presentazione di un libro intitolato "Il grande libro dei Super Tesori" (Valentina Edizioni), in cui «Papà Pietro e Papà Luca», vengono indicati come i genitori di una bambina. Al centro della controversia c’è però soprattutto un modulo denominato
«Decostruire gli stereotipi di genere ed educare alle emozioni e alle relazioni», previsto dal piano triennale 2023/2026 e rivolto a tutto il personale educativo e scolastico del Comune di Roma, con carattere di obbligatorietà, ovvero quello poc'anzi citato. Il progetto formativo starebbe coinvolgendo migliaia di educatori e insegnanti (sia in modalità in presenza che online) e incidendo direttamente sulla progettazione educativa rivolta a bambini in età 0–6 anni. Tale modulo ha suscitato dunque l’allarme di educatori, genitori e associazioni familiari per via dei contenuti promossi dal Comune senza alcun consenso informato. Ebbene, ora i dubbi emersi dalla Commissione Trasparenza hanno spinto Iannarelli, raggiunta dai microfoni di Pro Vita & Famiglia, a denunciare il tutto e lamentare il mancato rispetto del patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia.

On. Iannarelli, quali sono a grandi linee i contenuti dei corsi che sono stati denunciati?

«Le testimonianze arrivate alla Commissione Trasparenza in Campidoglio evidenziano un crescente disagio rispetto a contenuti percepiti come non adeguati alla fascia 0–6 anni e al rischio che tali percorsi, fatti da associazioni con posizioni estreme come “Scosse”, introducano elementi di natura ideologica all’interno delle attività educative. Gli educatori riferiscono di aver avvertito una pressione a conformarsi a impostazioni predefinite, che spingono alla cancellazione del sesso anche nelle fiabe tradizionali, con linguaggio queer e alludendo all’identità fluida, senza possibilità di esprimere valutazioni professionali o criticità».

Perché, secondo lei, viola l’articolo 30 della Costituzione?

«Preoccupa in modo particolare il mancato coinvolgimento delle famiglie e del mancato strumento del consenso informato né sui temi oggetto della formazione né sulle possibili ricadute sulle attività educative svolte con i bambini. Una mancanza che mina il patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia, incidendo sul fondamentale principio del diritto educativo della famiglia, sancito dall’art. 30 della Costituzione, particolarmente rilevante quando si affrontano questioni sensibili nella prima infanzia».

Che linea dovrebbe prendere la Giunta capitolina in questo caso?

«Alla Giunta capitolina e all’Assessorato alla Scuola è stato chiesto di rispettare l’impegno assunto in Commissione, ossia di verificare con attenzione la situazione e di fornire al più presto un resoconto puntuale sugli sviluppi emersi, nonché risposte chiare alle preoccupazioni espresse dalle famiglie. In particolare, si sollecita la sospensione di tali corsi e l’interruzione dell’affidamento degli stessi ad associazioni che sono espressione di posizioni estreme del mondo Lgbt+».

 

 

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