29/10/2025 di Giuliano Guzzo

Progetti gender: ecco chi entrerà nelle scuole romane. Ma la sinistra ha paura del Ddl Valditara

Ricordate il progetto del Campidoglio che prevedeva 420.000 euro per l’educazione affettiva nelle scuole medie? Si trattava di una iniziativa – non certo l’unica – in salsa gender varata dall’Amministrazione guidata da Roberto Gualtieri, iniziativa frontalmente contrastata, anche con una petizione che ha raccolto diverse migliaia di adesioni, da Pro Vita & Famiglia. Ebbene, nonostante le proteste sollevate la scorsa primavera, il Comune di Roma ha proseguito imperturbabile sulla propria strada, tanto che quel bando è stato emesso e oggi ne conosciamo gli esiti, dato che sono state rese note le oltre 15 associazioni che organizzeranno i 15 progetti - uno per una scuola di ciascun municipio romano - per tale finalità. Ora, come prevedibile, a risultare vincitrici di questo bando sono quasi tutte associazioni la cui parzialità è lampante.

Le associazioni 

Per esempio nel Municipio I troviamo come vincitrice l’Associazione Italiana per l’Educazione Demografica (Aied) che di base non solo promuove l’educazione sessuale - ma anche “aborto sicuro” e contraccezione - ma interviene spesso senza mezzi termini anche nel dibattito politico, per esempio bocciando il ddl Valditara sul consenso informato per tali iniziative scolastiche come «un passo indietro» nonché una «grave atto di disimpegno dello Stato nei confronti delle nuove generazioni». Vincitrice del bando nel Municipio III c’è poi Scosse, sigla dietro cui si celano attivisti Lgbt e trans-femministi che Pro Vita & Famiglia ha già avuto modo di segnalare in passato come responsabili di corsi in cui «viene indicato ai docenti come insegnare ai bambini a non riconoscersi nei ruoli maschili e femminili raccontati nelle fiabe, a scoraggiare la spontanea scelta di colori, abiti o giochi, viene inoltre sconsigliato agli stessi insegnanti a non fare il conteggio in aula tra maschi e femmine e viene sempre ai docenti indicato di parlare di nudità, di adozione per coppie omosessuali, di “genitorialità arcobaleno”». Continuando la nostra panoramica, merita senza dubbio d’esser ricordato il caso del Municipio VIII dove, a vincere il bando in oggetto, sono state ben tre associazioni tutt’altro che imparziali, per usare un eufemismo, e cioè: Libela’ – che promuove, come afferma sul proprio sito, «un’educazione sessuale intesa come alfabetizzazione emotiva che possa accompagnare i più piccoli nella costruzione di sentimenti, relazioni e rapporti umani il più possibile sereni e scevri da stereotipi e pregiudizi»; poi The Apartment – che è partner di Libela’ – ed Edi, i cui progetti, in almeno un paio di casi, parlano apertamente di educazione sessuale olistica e si concentrano sulla «costruzione sociale del genere» e «relazioni sessuali». Non è finita. Al Municipio X troviamo l’associazione Labirinti Aps, anch’essa impegnata in progetti su stereotipi di genere e costruzione del maschile e, secondo quanto verificabile su Facebook, anche di un evento - risalente a qualche anno fa - che parlava di Drag King, il cui scopo dichiarato era quello, citiamo testualmente, «di far emergere delle performance a partire dalle esperienze di gruppo costruite insieme e dai modelli di riferimento, immaginari erotici, background antropologici di ognun*». Grazie alla Giunta Gualtieri, poi, anche una scuola del Municipio XI collaborerà con Be Free, una cooperativa sociale che si riconosce nel transfemminismo intersezionale, nella consapevolezza che tutte le forme di violenza derivano da stereotipi relativi al genere, ai generi, all’abilismo, al razzismo, all’ageismo, all’omolesbotransfobia, alla classe sociale, al credo religioso e promotrice nientemeno di una scuola politica dichiaratamente transfemminista, mentre il Municipio XII darà spazio a Netforpp Europa, Network europeo per la psichiatria psicodinamica, nel cui sito, nella pagina “Il mondo della scuola,” viene illustrato un progetto intitolato «Amore ama Psiche: progetto di informazione e formazione sui temi dell’affettività e sessualità”». Dulcis in fundo, nel Municipio XIV hanno vinto l’Associazione giuridicamente Libera Aps, - che sui temi Lgbt non è seconda a nessuno, se si pensa che ha già organizzato incontri con insegnanti Lgbtqia+ di ogni ordine e grado – e Programma Integra Scs, anch’essa attiva nel supporto a persone della comunità Lgbt.

Carta bianca all'Agenda arcobaleno

Insomma, si scrive «educazione affettiva» e si legge: carta bianca nelle scuole alle associazioni arcobaleno. Concludiamo, a riprova del fatto che in questo caso il contrasto al bullismo scolastico sembra solo un pretesto per dar spazio a determinate associazioni, con una nota curiosa, che è la reazione letteralmente furibonda di Claudia Pratelli, assessore alla Scuola, lavoro e formazione di Roma Capitale, la quale ha definito «ideologica e profondamente sessuofobica» l’avvenuta approvazione, in seno alla Commissione cultura della Camera, dove si discute il Ddl Valditara, dell’emendamento - proposto dalla deputata leghista Giorgia Latini – che vieta l'educazione sessuale non solo fino alla scuola primaria, ma anche durante il ciclo della scuola secondaria di primo grado, cioè le medie - che è esattamente il proposito caro all’Amministrazione Gualtieri. Ora, non serve scomodare un detective per capire come la reazione adirata dell’esponente della Giunta Gualtieri sia una prova (l’ennesima peraltro), da un lato, dello sbilanciamento pro Lgbt e pro gender del Campidoglio, e, dall’altro lato, dell’urgenza di continuare a contrastare quanto avrà luogo nei 15 Municipi romani e nelle rispettive scuole medie, così come in generale nelle scuole di ogni ordine e grado in tutta Italia (e come chiedono oltre 50mila cittadini che hanno già firmato la petizione popolare di Pro Vita & Famiglia onlus). Il fatto che siano state coinvolte, attraverso i bandi emessi, associazioni di attivisti o comunque di “esperti”  con una visione antropologica molto specifica (e anche lecitamente opinabile), infatti, dice più di mille parole dove si voglia andare a parare con iniziative scolastiche tutt’altro che neutre e, oltre al danno la beffa, finanziate con 420.000 euro di soldi pubblici che avrebbero senza dubbio potuto esser destinati a ben altre e più condivise urgenze delle famiglie e dei giovani romani. 


 

 

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