Il documento “Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente” - diffuso lo scorso giugno dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri - sembra avere l’obiettivo di promuovere una prospettiva ideologica, pro Lgbt, al problema della disforia di genere. Insomma, le linee guida che i pediatri sarebbero tenuti a seguire suggeriscono l’accoglienza acritica della teoria di genere, la Carriera Alias, la propaganda in tutte le salse dell’Agenda Lgbt anche tramite bandierine e brochure. Ma i pediatri sono davvero d’accordo? Sono disposti a seguire queste indicazioni? Dopo una prima testimonianza, quella del dottor Chiumello (LEGGI QUI), abbiamo raccolto il commento del dottor Luciano Leone, specialista in pediatria che ha esercitato la professione medica per trent’anni in diversi ospedali marchigiani.
SIP RITIRI GUIDA LGBT PER PEDIATRI - FIRMA QUI LA PETIZIONE
Dottor Leone, come giudica queste linee guida “Lgbt friendly” per i pediatri italiani?
«Dal punto di vista scientifico stupisce che Associazioni che dovrebbero fondare la loro opera su dati scientifici e sull’elaborazione critica di tali dati a beneficio della salute dei minori, possano accettare supinamente l’ideologia gender, peraltro ormai comatosa a livello internazionale. Stati Uniti, Regno Unito, Svezia hanno posto sotto accusa e ormai ripudiato l’ubriacatura gender. La natura binaria dei sessi, maschile oppure femminile, è sotto gli occhi di tutti, non ha bisogno di essere dimostrata, non è parte di una sola cultura. L’American College of Pediatricians l’aveva affermata a chiare lettere; è riconosciuta da femministe come Germaine Greer e Marguerite Stern, dal biologo ateo Richard Dawkins. Eventuali momenti di disagio adolescenziale si risolvono nella quasi totalità dei casi con la pubertà, quando il soggetto completa il suo sviluppo somatico, ormonale, psichico. Questo fatto è stato confermato dall’ampia casistica decennale 2013-2022 studiata in Germania: in assenza di ingerenze che rafforzino gli adolescenti nel loro disagio e in assenza di ricatti emotivi ai loro genitori (“Vostro figlio, se non cambia sesso, si suiciderà!”: un totale falso!), la disforia di genere costituisce un momento transitorio di crisi esistenziale per alcuni, pochi, soggetti e si risolve spontaneamente nella quasi totalità dei casi. Inoltre è doveroso ricordare che, ovviamente, non esiste alcun reale “cambio di sesso”: un soggetto mantiene sempre il suo patrimonio genetico maschile di 46 cromosomi XY, oppure femminile di 46 XX, ma subisce mutilazioni e interventi di chirurgia plastica più o meno fallimentari per simulare il fenotipo del sesso opposto».
Presume che i pediatri italiani seguiranno tali raccomandazioni oppure ne prenderanno le distanze?
«Spero vivamente che i colleghi abbiano senso del dovere e capacità critiche per rifiutare tali “raccomandazioni”, anche se la situazione non è rosea se pensiamo che da parte di attivisti Lgbt e di genitori ideologizzati potranno essere attuate azioni legali contro i pediatri che si sottraggano a queste “raccomandazioni”. Siamo nell’epoca in cui in molti casi linee guida, algoritmi, protocolli prevaricano il ragionamento del medico e il suo agire secondo scienza e coscienza».
Ritiene che la SIP possa ritornare sui suoi passi e, magari, ritirare tali indicazioni?
«Temo di no perché coloro che hanno ordito questa “Guida” sono adeguatamente sostenuti».
Come si spiega che si sia giunti ad accogliere un approccio così ideologico alla presunta disforia di genere? È una presa di posizione che tocca soltanto i vertici della Società Italiana di Pediatria o piuttosto un orientamento purtroppo già condiviso anche dalla gran parte dei pediatri?
«Me lo spiego con la manipolazione mediatica che affligge la nostra collettività e che è riuscita quasi a distruggere nel giro di pochi decenni la cultura bimillenaria cristiana degli italiani. Atteggiamenti giustamente bollati come scandalosi sino a pochi decenni fa, vengono ora accettati come normali da gran parte delle persone, adeguatamente manipolate attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Si può temere che anche un certo numero di pediatri sia contagiato da questi virus».
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