17/05/2022 di Luca Marcolivio

Giornata Omotransfobia nelle scuole. Borselli: «Becero tentativo di far riemergere ddl Zan»

La Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia è un appuntamento che sempre di più mira a coinvolgere le scuole. Una particolarità che, lo sappiamo, scade spesso nel pericolo – poi purtroppo reale – di indottrinamento di bambini e ragazzi con l’ideologia gender. Pro Vita & Famiglia ne ha parlato con la giornalista Hoara Borselli, che ha espresso il suo rammarico per l’approccio ideologico di queste Giornate e anche per l’impossibilità di dialogare su temi così delicati, in quanto coinvolgono i più piccoli.

Una circolare del Miur sprona a parlare della Giornata, cosa ne pensa?

«È stata una pessima idea. Un becero tentativo per far riemergere ddl Zan che il Parlamento ha bocciato. L’ennesimo sforzo democratico con il quale si vorrebbe aprire le porte delle scuole all’ideologia gender. Questa iniziativa è ancora più grave, se pensiamo al fatto che manca il consenso informato dei genitori, alla base del rapporto tra scuola ed educazione».

In questi ultimi anni queste Giornate sono state in qualche modo strumentalizzate?

«Sì, assolutamente, sono state oggetto di una strumentalizzazione legata soprattutto alla scuola, dove i ragazzi sono ancora troppo giovani per capire cosa significhi identità di genere. Sono temi delicati, che andrebbero affrontati con responsabilità. Come mi sono trovata altre volte a sostenere, la cosa più importante è il rispetto: è su quello su cui dovrebbe convergere la collaborazione scuola-famiglia. Credo che, piuttosto che su queste giornate di indottrinamento ideologico, sarebbe importante investire soprattutto su una materia come l’educazione civica che potrebbe dare un contributo sociologico concreto alla vita di ognuno».

Tra coloro che tendono a strumentalizzare la lotta all’omofobia, vi sono molti sostenitori dell’utero in affitto: è possibile confrontarsi con loro? Se mai le è capitato personalmente, com’è andata?

«No, c’è un’enorme difficoltà nel far comprendere come l’utero in affitto sia una pratica inaccettabile per la dignità umana. I figli non si comprano, non sono merce da banco e l’utero non è un contenitore. Sono confronti che mi trovo a fare spesso. Purtroppo, trovo muri. È triste constatare come per troppe persone, la maternità non venga considerata un valore, bensì un vezzo acquistabile con denaro».

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