12/03/2026 di Redazione

Famiglia nel Bosco. Ora il Tribunale alza un muro anche contro la Garante dell’Infanzia

Dopo lo choc dell'allontanamento della madre Catherine Birmingham dai suoi tre figli, arriva un nuovo provvedimento che lascia senza parole: il Tribunale per i Minorenni dell'Aquila autorizza la visita della Garante nazionale per l'infanzia Marina Terragni, ma le impedisce di portare con sé qualsiasi esperto indipendente.

Sono trascorsi ben 112 giorni da quando i tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham — la cosiddetta "Famiglia nel Bosco" che aveva scelto una vita a contatto con la natura nei boschi di Palmoli — si trovano in una casa protetta a Vasto, lontani dalla loro abitazione, dai loro spazi, dalla loro quotidianità e, soprattutto, dai loro genitori. Ebbene, dopo il gravissimo allontanamento della mamma dalla casa, di qualche giorno fa, oggi sarebbe arrivato l’ennesimo abuso e l’ennesimo accanimento in questo caso. Come riportato oggi dal quotidiano La Verità e dal suo stesso vicedirettore, Francesco Borgonovo, nel suo podcast Orso Bruno, il Tribunale avrebbe messo dei forti limiti alla visita, annunciata appunto per oggi,  della Garante nazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, Marina Terragni.

Visita senza consulenti esterni

Terragni aveva infatti fatto sapere nei giorni scorsi della sua intenzione di recarsi a Vasto per verificare di persona le condizioni dei tre bambini. Un atto doveroso, che rispondeva anche alle preoccupazioni sollevate da alcuni dei massimi esperti italiani di psicologia e psichiatria infantile, che avevano messo in discussione le valutazioni del Tribunale. Terragni aveva quindi depositato una formale richiesta. Ecco quindi che è arrivata la risposta - che forse considerare sbalorditiva è dir poco - della presidente del Tribunale Cecilia Angrisano (CLICCA QUI per scoprire chi è): sì alla visita, ma senza alcun esperto indipendente al fianco della garante. La motivazione ufficiale riportata dal quotidiano La Verità è che «sono in corso due accertamenti demandati al competente servizio di neuropsichiatria infantile e al Ctu, dunque è facile comprendere gli effetti che ulteriori invadenze potrebbero avere sull'equilibrio psichico dei minori». In altre parole: la garante può andare a vedere, ma non può portare con sé uno psicologo, uno psichiatra, o qualsiasi altra figura esperta che non sia già stata designata dallo stesso Tribunale. 

Il paradosso della psicologa “faziosa”

Come ha commentato Borgonovo, questa decisione appare tanto più paradossale se si considera che lo stesso Tribunale ha invece ritenuto accettabile la presenza di una consulente che — secondo quanto riportato sempre da La Verità e di cui ne aveva dato notizia anche Pro Vita & Famiglia — aveva insultato la Famiglia nel Bosco sui social network, senza che questo costituisse motivo di preoccupazione per un’eventuale rischio di mancanza di imparzialità. Praticamente due pesi e due misure: chi critica la famiglia va bene; chi potrebbe verificare l'operato dei giudici non è ammesso.

Un muro invalicabile

Il quadro che sembra emergere da questi ultimi sviluppi è quindi quello di un'istituzione che si è barricata dietro una logica autoreferenziale. Dobbiamo forse pensare che per il Tribunale solo i propri esperti siano credibili? Solo le proprie valutazioni sono valide e qualsiasi sguardo esterno è un “invadenza"?.  A tal proposito sempre Borgonovo, nel suo podcast, ha utilizzato parole durissime: «è allucinante la risposta del tribunale che per l'ennesima volta dice: non si può neanche venire a verificare quello che stiamo facendo, perché solo i nostri esperti vanno bene, solo quello che diciamo noi è giusto». E ancora: «Ritengo che qui siamo andati oltre ogni limite».

L’appello alla Magistratura

A rendere ancora più significativo il momento è la notizia, sempre di queste ultime ore, che il consulente psichiatrico della famiglia, Tonino Cantelmi, ha inviato una lettera-appello al presidente della categoria dei magistrati dei minori, Claudio Cottellucci, chiedendo ai giudici aquilani di fare un passo indietro. Un gesto formale e pubblico, che segnala come la preoccupazione per la gestione di questo caso non riguardi solo l'opinione pubblica o i media, ma anche il mondo professionale degli esperti che dovrebbero essere i primi custodi del benessere dei minori. È ormai chiaro come il caso della Famiglia nel Bosco abbia assunto una dimensione che va ben oltre la vicenda privata di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. È diventato il simbolo di un sistema che rischia di sottrarsi a qualsiasi forma di controllo esterno, in nome di una pretesa autorità assoluta sul destino dei minori. Non si tratta di negare il ruolo della magistratura minorile, né di ignorare l'obbligo dello Stato di tutelare i bambini quando si trovano in situazioni di pericolo reale. Ma qui si sta parlando di qualcosa di diverso: innanzitutto - è bene ribadirlo - fin dai primi giorni è stato appurato come non ci siano mai state situazioni di abuso, violenze o degrado per i minori; in secondo luogo ora si sta anche impedendo alla Garante per l'infanzia, un'istituzione della Repubblica, di svolgere il proprio mandato con gli strumenti adeguati.

Ecco perché Pro Vita & Famiglia continuerà a seguire questa vicenda con la massima attenzione e ribadisce il proprio appello al ministro Nordio - forte anche delle oltre 72.000 firme raccolte con una petizione popolare - di agire concretamente per riunire, una volta per tutte, la famiglia Trevallion. Cosa, quest’ultima, per cui sembrano essersi mosse le acque con l’annuncio - da parte della premier Giorgia Meloni - dell’invio di ispettori del Ministero della Giustizia.

 

 

Questo articolo e tutte le attività di Pro Vita & Famiglia sono possibili solo grazie all'aiuto di chi ha a cuore la Vita, la Famiglia e la sana Educazione dei giovani. Per favore sostieni la nostra missione: fai ora una donazione a Pro Vita & Famiglia tramite Carta o Paypal oppure con bonifico bancario o bollettino postale. Aiutaci anche con il tuo 5 per mille: nella dichiarazione dei redditi firma e scrivi il codice fiscale 94040860226.