27/02/2026 di Luca Marcolivio

Famiglia nel Bosco sempre più sotto attacco: scricchiola l’imparzialità di una psicologa

Il caso della “Famiglia nel bosco” si arricchisce, purtroppo, di ulteriori - negativi - sviluppi che aggravano l’intero quadro della vicenda. Una storia già drammatica se pensiamo che oggi sono ben 99 giorni - domani si toccherà l’amaro traguardo dei 100 giorni - che i bambini sono separati dai genitori. Una situazione oggettivamente insostenibile e che andrebbe risolta una volta per tutta, come chiedono anche i quasi 70.000 firmatari della petizione di Pro Vita & Famiglia.

Psicologa faziosa?

Già da tempo la scelta del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila per effettuare la perizia su Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, al fine di verificarne le capacità genitoriali, è ricaduta su Simona Ceccoli, psichiatra operativa presso una Rsa della provincia aquilana. Quest’ultima, a sua volta, ha come ausiliaria per lo svolgimento dei test sulla coppia Valentina Garrapetta, una giovane psicologa, che sembrerebbe rappresentare una scelta quantomeno discutibile, almeno per quello che ha fatto emergere il quotidiano La Verità. La testata diretta da Maurizio Belpietro, infatti, ha riportato che sui social network la psicologa ha espresso più volte, nei mesi scorsi, una posizione tutt’altro che neutrale sulla vicenda dei tre bambini sottratti ai coniugi Trevallion.

Opinioni controverse sui social

In particolare risultano controversi - almeno - tre post pubblicati dalla dottoressa Garrapetta sui social network. Nel primo la psicologa scomodava una citazione assai colta per esortare l’opinione pubblica a tacere sul caso della famiglia nel bosco; nel secondo venivano enfatizzati i risvolti politici dello scontro, criticando apertamente le posizioni dei parlamentari che difendevano la famiglia e peroravano la causa del ritorno a casa dei bambini; nel terzo, invece, si faceva riferimento all’accettazione di una casa gratis da parte dei coniugi Trevallion.

La denuncia di Cantelmi

Sembrerebbe, quindi, tutt’altro che una figura al di sopra delle parti. Uno squilibrio denunciato anche dallo psichiatra Tonino Cantelmi, nominato come consulente di parte proprio dai Trevallion: «Ci sono delle stringenti norme deontologiche promosse dall’Ordine degli psicologi che vietano di poter assumere incarichi inerenti perizie qualora uno abbia espresso pubblicamente o abbia in qualche modo condizionato pubblicamente opinioni sul caso che andrà ad esaminare, quindi se i post sono veri si tratta di una violazione deontologica grave che non potremo non segnalare», ha dichiarato Cantelmi sempre a La Verità. Lo psichiatra ha posto in rilievo anche la scarsa competenza della dottoressa Garrapetta e, in generale, le modalità predisposte dalla Consulenza Tecnica d’Ufficio che dovrà effettuare i test anche sui tre bambini.

In campo anche la Garante Infanzia Abruzzo

Altrettanto perplessa sulla scelta del perito è la Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, secondo la quale, se i contenuti social postati dalla psicologa fossero confermati, «ci troveremmo di fronte a un fatto di estrema gravità, perché verrebbe meno in radice il requisito fondamentale dell’imparzialità che deve caratterizzare ogni valutazione tecnica in un ambito così delicato». La Garante, quindi, rincara la dose: «Un professionista che abbia già manifestato un orientamento pregiudiziale non può garantire quella necessaria serenità di giudizio indispensabile per valutare in modo obiettivo la condizione psicologica e fisica dei minori e del loro nucleo familiare». Si finirebbe, allora, per perdere di vista l’«obiettivo principale», ovvero «la tutela effettiva dei diritti dei bambini». La Garante poi conclude: «Su un principio non può esserci alcuna deroga: ogni decisione che riguarda un minore deve fondarsi su valutazioni realmente imparziali, competenti e libere da qualsiasi pregiudizio». Più che evidente, allora, come questa vicenda stia assumendo contorni spiccatamente ideologici, ai limiti del surreale. Sembra infatti - rimaniamo sempre con il beneficio del dubbio - che ci sia una vera e propria ostilità ideologica dei servizi sociali e della magistratura alle scelte educativo-genitoriali di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham.

 

 

Questo articolo e tutte le attività di Pro Vita & Famiglia sono possibili solo grazie all'aiuto di chi ha a cuore la Vita, la Famiglia e la sana Educazione dei giovani. Per favore sostieni la nostra missione: fai ora una donazione a Pro Vita & Famiglia tramite Carta o Paypal oppure con bonifico bancario o bollettino postale. Aiutaci anche con il tuo 5 per mille: nella dichiarazione dei redditi firma e scrivi il codice fiscale 94040860226.