La libertà d’espressione è molto meno al sicuro di quanto si potrebbe pensare e soprattutto di quanto ci vogliono far credere. Ebbene sì, perché nelle nostre democraticissime società, in primis l’Europa ma anche l’Italia, non si è davvero sempre liberi di esprimere liberamente il proprio pensiero. Lo dimostrano le decine di casi di censure - ideologiche e politiche - contro chi si permette di pensarla diversamente su temi spesso delicati e sensibili come vita, famiglia, libertà educativa o anche chi ha un giudizio politico di denuncia e critica verso alcuni governi progressisti del Vecchio Continente. Fra tali dimostrazioni non solo le continue censure di cui è vittima la nostra associazione (LEGGI QUI i dettagli della Campagna “E io parlo…”), ma anche chi ne è stata personalmente vittima, come Eva Vlaardingerbroek.
Eva è una giovane commentatrice politica e avvocato olandese, nata ad Amsterdam nel 1996, ed è diventata una delle voci più coraggiose e incisive nel panorama internazionale dei conservatori, ma anche su temi come la difesa della vita, la famiglia naturale e l’identità cristiana in Europa. Nel gennaio 2026 Eva Vlaardingerbroek ha subìto un provvedimento che ha fatto scalpore in tutta Europa: le autorità britanniche del governo laburista di Keir Starmer, infatti, le hanno revocato all’improvviso l’Electronic Travel Authorisation (ETA), impedendole di entrare nel Regno Unito. La motivazione ufficiale – «la sua presenza non è considerata conforme al bene pubblico» – è giunta, guarda caso, pochi giorni dopo un suo commento sui social in cui criticava duramente le politiche migratorie di Londra e l’incapacità di proteggere i cittadini britannici. L’abbiamo intervistata, anche in vista dell’evento “Il Grande Bavaglio - Come il politicamente corretto sta sopprimendo la Libertà di Espressione”, che come Pro Vita & Famiglia terremo giovedì 28 maggio a Roma - dalle ore 15 alle ore 17 - nella Sala della Regina della Camera dei Deputati. (CLICCA QUI PER ISCRIVERTI)
Proprio Eva sarà tra i relatori, insieme a esperti, politici e attivisti come Paolo Inselvini, Eurodeputato di Fratelli d'Italia e membro della Commissione Libertà Civili del Parlamento Europeo; Adina Portaru, avvocato di Alliance for Defending Freedom, network internazionale che difende nei tribunali cittadini processati per i loro valori morali o religiosi; Livia Tossici-Bolt, medico e attivista pro life condannata in UK per aver sostato in silenzio con un cartello davanti a una clinica abortiva; Lorenzo Montanari, direttore degli affari internazionali di Americans for Tax Reform. A moderare l’incontro sarà il giornalista e vicedirettore de La Verità Francesco Borgonovo.
Eva, come stai vivendo questa censura nei tuoi confronti e secondo te perché ne sei stata vittima?
«Sono stata vittima perché ho criticato il primo ministro dell'Inghilterra, non perché abbia fatto qualcosa sbagliato. Non avevo neanche in programma di recarmi in Inghilterra, dunque l’unico e vero motivo è stato un post su X che ho pubblicato in cui ho scritto che lui è un uomo “despicable” (spregevole ndr), poiché le sue politiche lasciano sempre libere le “rape gangs” (gruppi di stupratori ndr) che violentano le ragazze. Tre giorni dopo questo mio post ho ricevuto una mail che mi comunicava questo divieto. Vivo questa decisione con malessere perché mi dà fastidio essere perseguitata per una semplice opinione e perché sono legata all’Inghilterra, visto che proprio lì, tre anni fa, sono diventata cattolica. Non poter tornare liberamente, quando mi va, nella chiesa dove sono entrata nella mia fede cattolica, mi dà molto fastidio».
Il tuo caso non è, purtroppo, isolato. Poco meno di un anno fa, a maggio 2025, la Commissione LIBE del Parlamento Europeo escluse il portavoce di Pro Vita & Famiglia, Jacopo Coghe, da un incontro proprio sulla libertà di stampa e vennero esclusi anche altri relatori non conformi al pensiero progressista e di sinistra. Come interpreti questi episodi di censura istituzionale e cosa significano per la democrazia europea e dell’Unione Europea in particolare?
«Penso che la democrazia non esista. La democrazia nell'Unione Europea è finta, questo è un caso non isolato, come hai detto, ma anche il fatto che in Europa le leggi spesso vengano fatte non dal Parlamento ma dalla Commissione, un organo non eletto, la dice lunga. Nessuno ha mai votato per Ursula von der Leyen e sappiamo che se in Europa non segui l’agenda progressista e di sinistra non vai da nessuna parte, lo sappiamo tutti. Quindi, se la democrazia funziona solo per una parte, e non per l'altra, non è vera democrazia».
Accade anche a livello nazionale, come qui in Italia accade spesso a Pro Vita: chi difende la vita, la famiglia naturale e i valori cristiani viene sempre più spesso silenziato o penalizzato. Per esempio a Pro Vita & Famiglia è successo con la censura di manifesti e affissioni a favore della vita nascente, a favore della salute delle donne, contro l’aborto e contro l’eutanasia. Secondo te perché accade questo? Perché questo clima di censura colpisce spesso, se non esclusivamente, chi non è progressista?
«Perché c’è l’ideologia al potere, un’ideologia che, attaccando la famiglia e facendo in modo che i bambini crescano educati dallo Stato, dalle grandi corporazioni, dall’agenda globalista e progressista e non dalla famiglia, ha ancora più potere. È un’ideologia che vuole avere tutti come pecore, come “useful pawns” (pedine utili ndr) da manovrare. Ecco perché, di conseguenza, il potere attacca associazioni e organizzazioni che, come la vostra, difendono la famiglia, la vita, i veri diritti delle donne e vorrebbe che voi spariste perché vi ponete in mezzo, li intralciate».
Secondo te, cosa dovrebbero fare le associazioni che, come Pro Vita & Famiglia, subiscono spesso questa limitazione del diritto di parola? Come bisogna reagire? Cosa bisogna fare per far sentire la propria voce e far valere il proprio diritto alla libertà di espressione?
«Bisogna non avere paura, perché se si ha paura si va verso la strada dell’autocensura e così si perde tutto. Bisogna avere la consapevolezza che se il potere ha paura di te allora si sta facendo davvero qualcosa di buono, altrimenti non ti avrebbe mai attaccato. Queste discriminazioni vanno prese dunque come il segno che si sta facendo davvero qualcosa per il bene comune».