30/06/2021 di Giuliano Guzzo

Ecco come gli Lgbt stanno strumentalizzando Papa Francesco creando fake news

«Dio è vicino a tutti i figli». Sono le parole di Papa Francesco contenute in una lettera al gesuita americano padre Martin, passaggio che il Corriere della Sera ha definito «interpretabile come una correzione di immagine, più che di linea, dopo la pubblicazione della “nota” della Segreteria di Stato al governo italiano sul ddl Zan e soprattutto dopo la Congregazione della Dottrina della Fede che il marzo scorzo definiva inaccettabile la “benedizione in chiesa delle coppie omosessuali».

Ora, è vero che il lavoro del giornalista è quello di dar notizie ma, oggettivamente, qui sembra che si stia arrivando – con tutto il rispetto per il Corriere della Sera – addirittura ad inventarle. Sì, perché ci vuole davvero parecchio fantasia per leggere quel «Dio è vicino a tutti i figli» come ad una sorta di retromarcia verso le coppie omosessuali. Per il semplice fatto che un conto è ricordare che il Signore ama chiunque, un altro è lasciar intendere su tale premessa che pure le coppie composte di persone dello stesso sesso siano moralmente accettabili, mandando così in soffitta il primato della famiglia naturale.

La distinzione è semplice ed è un peccato che un giornale tanto importante non la veda, o finga di non vederla. Tra l’altro, a ben vedere anche rammentando l’amore di Dio verso tutti Papa Francesco non ha inventato nulla, ribadendo quella che è la dottrina di sempre. C’è di più. Non sappiamo se ne abbiano una copia in redazione ma, in caso affermativo, anche al Corriere della Sera possono verificare che lo stesso, temutissimo Catechismo della Chiesa Cattolica non suggerisce ma impone ad ogni cattolico di guardare le persone omosessuali «con rispetto» evitando nel modo più assoluto «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (CCC, n. 2358).

Il problema non sono allora le aperture – vere o presunte – del pontefice argentino verso le persone anche con tendenze omosessuali, bensì la chiusura della Chiesa verso costoro, chiusura che, semplicemente, non c’è mai stata. Gli esempi in questo senso sono numerosi. Si pensi all’India dove, quando nel dicembre 2013 uscì la notizia che la Corte Suprema, annullando una sentenza del 2009, aveva equiparato l’omosessualità ad un reato, ad opporsi a quel verdetto c’era la Chiesa.

Quella volta era infatti stato il cardinale arcivescovo di Mumbai, Oswald Gracias, ad esprimere la netta contrarietà ad una sentenza oggettivamente durissima: «Non abbiamo mai considerato i gay dei criminali». «In quanto cristiani», dichiarava sempre l’alto prelato ad Asianews, «esprimiamo il nostro pieno rispetto agli omosessuali. La Chiesa cattolica si oppone alla legalizzazione dei matrimoni gay, ma insegna che gli omosessuali hanno la stessa dignità di ogni essere umano e condanna ogni forma di ingiusta discriminazione, persecuzione o abuso».

Che gli uomini di Chiesa non temano di parlare o addirittura di elogiare degli omosessuali, è poi suffragato da casi clamorosi, come alcuni interventi per esempio di Joseph Ratzinger, teologo a lungo apostrofato come il “Grande Inquisitore”, nei quali il futuro papa, per raccontare la bellezza della conversione, scelse di esaltare nientemeno che la storia dello scrittore Julien Green (1900–1998), notoriamente omosessuale. Insomma, Papa Francesco, scrivendo a padre Martin che «Dio è vicino a tutti i figli», non ha realizzato alcuna apertura particolare; né avrebbe potuto, dato la Chiesa ha sempre accolto, amato e protetto chiunque desideri seguirne gli insegnamenti. Dispiace quindi che ci si serva dell’ingenuità del lettore per veicolare messaggi del tutto privi di basi e che ottengono un solo, esiziale effetto: generare confusione tra i fedeli. Il che è un pessimo servizio alla verità. Anche giornalistica.

 




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