21/09/2021 di Jacopo Coghe

Ddl Zan. Arriva la variante europea

Ne avevamo già parlato, ma occorre andare ancora più a fondo ad una notizia che sembra avere dell'incredibile e che, per giunta, è passata in sordina o al massimo è stata sbandierata come l'ennesima vittoria della difesa dei "diritti".

Stiamo parlando del testo approvato alla fine della scorsa settimana del Parlamento Europeo, in cui la violenza di genere viene considerata come una nuova forma di reato comunitario, secondo quanto prescritto dal primo paragrafo dell’articolo 83 del TFUE (il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea), che contiene una lista di reati gravi come terrorismo, tratta degli esseri umani e sfruttamento sessuale delle donne e dei minori, traffico illecito di stupefacenti, traffico illecito di armi, riciclaggio di denaro, corruzione, contraffazione di mezzi di pagamento, criminalità informatica e criminalità organizzata.

Nel testo, dunque, si aggiunge a questa lista anche la violenza di genere, il tutto “grazie” al voto favorevole di 427 deputati europei, contro 119 contrari e 140 astenuti.

Un vero e proprio cavallo di Troia, poiché con la scusa di un tema drammatico come la lotta alla violenza contro le donne si arriva a imporre l’agenda e le priorità Lgbt, dunque il pensiero unico che vede nell’identità di genere un nuovo mantra. Da qui l’imposizione di leggi ad hoc che avranno come conseguenza un’istruzione gender per i ragazzi e un vero e proprio bavaglio arcobaleno a tutti i dissidenti dell’agenda Lgbt in Europa. Un'imposizione che ricalca pericolosamente quanto si sta cercando già di fare in Italia con il ddl Zan.

Nel nostro Paese, infatti, con il Ddl Zan, si sta cercando di modificare il codice penale inserendo le discriminazioni fondate “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere” negli articoli 604bis e 604ter. La norma europea in questione, strumentalizzando la violenza contro le donne - così come in Italia si vuole strumentalizzare la discriminazione verso i disabili - vuole modificare gli standard minimi penali che Bruxelles richiede agli Stati Membri per inserire nella lista dei suoi crimini la violenza di genere, ovvero la violenza contro le donne “in tutta la loro diversità” e contro le persone LGBTIQ+, “per motivi di genere, identità di genere, espressione di genere o caratteristiche sessuali. Una strategia, dunque, che rientra a pieno titolo nella più ampia Strategia per l’Uguaglianza LGBT che la Commissione Europea ha annunciato a novembre 2020.

Per quanto riguarda la votazione dell'Europarlamento a far scalpore, inoltre, sono alcuni nomi che rientrano tra i favorevoli o gli astenuti. Una numerosa lista di politici che in passato hanno sostenuto le istanze pro family e a difesa della famiglia naturale, si sono astenuti o hanno votato favorevolmente questo provvedimento.

Nelle fila del Partito Popolare Europeo, per esempio, spiccano i nomi di Isabella Adinolfi e Luisa Regimenti, che hanno votato a favore di questa Risoluzione. Non è la prima volta, inoltre, per le due eurodeputate, che avevano già infatti votato rispettivamente a favore e con l'astensione al rapporto Matic a favore dell'aborto lo scorso giugno. Innumerevoli, poi, le astensioni che ci "stupiscono". Ci si aspettava, infatti, un voto contrario dagli eurodeputati che alla vigilia delle elezioni del 2019 avevano anche sottoscritto e firmato il Manifesto valoriale di Pro Vita & Famiglia con il quale gli allora candidati si impegnavano a portare avanti politiche pro life e pro family. Tra queste astensioni ci sono infatti i nomi di Bizzotto, Basso, Borchia, Sardone, Campomenosi, Zanni, Tovaglieri, Rinaldi, Fidanza, Procaccini e Fitto. Ma anche lo stesso Antonio Tajani del Partito Popolare Europeo, che pur non avendo firmato quel Manifesto si è sempre speso - o almeno fino ad oggi - per le istanze pro family.

Certamente i numeri sarebbero comunque stati di gran lunga, purtroppo, a favore del provvedimento poi approvato e sarebbe stato utopico pensare di scalfire quegli oltre quattrocento voti favorevoli. Una maggiore contrarietà, quindi con un numero molto più alto di voti a sfavore, avrebbero però rappresentato un messaggio molto forte e chiaro verso una deriva arcobaleno sempre più dittatoriale di chi vuole imporre ai Paesi Membri dell'Europa nuovi reati e nuove forme di bavaglio. Un messaggio che hanno invece con coraggio inviato gli eurodeputati che hanno votato contro e che sono rimasti fedeli alle promesse fatte fin dalla campagna elettorale. Stiamo parlando di Simona Baldassarre del gruppo Identità e Democrazia e di Massimiliano Salini e Andrea Caroppo del Ppe.

In alcuni casi, però, sembra esserci una spiegazione all’astensionismo. Gli eurodeputati Nicola Procaccini e Carlo Fidanza, per esempio, hanno fatto sapere le ragioni del voto del loro gruppo. "Ci siamo ritrovati un testo in cui si strumentalizzano le donne vittime di violenza, con il solo obiettivo di calare nell'ordinamento giuridico europeo categorie sessuali incomprensibili"

La strada che Pro Vita & Famiglia chiede, dunque, non è quella di essere attendisti e passivi ai tentativi di far passare la propaganda gender ed Lgbt, ma più coraggio - soprattutto da parte di chi aveva firmato il nostro Manifesto valoriale - nell’andare contro questa imposizione del pensiero unico, rifiutando questa connotazione ideologica che l’Unione Europea sta prendendo. Un rifiuto che appare quanto mai necessario, anche tra le fila di quei gruppi (come Ppe, Id ed Ecr) che da sempre hanno fondato le loro politiche sulla difesa dei diritti della famiglia naturale e della libertà educativa per i bambini.

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