26/06/2021 di Luca Marcolivio

Il rapporto Matic sull’aborto ha svelato i traditori del patto pro-life

Rettifica del 27 giugno 2021: Contrariamente a quanto scritto in precedenza - e di questo ce ne scusiamo con i nostri lettori - l'europarlamentare Luisa Regimenti al momento del voto sul rapporto Matic non faceva più parte del gruppo Identità e Democrazia ma del Gruppo Misto e, in data 21 giugno 2021, quindi anche in questo caso prima del voto del rapporto Matic, ha lasciato la Lega.




Il dato che rende ancor più desolante dell’approvazione del Rapporto Matić è il tradimento di alcuni Popolari Europei. Il gruppo parlamentare, un tempo ispirato ai valori cristiani dei fondatori Adenauer, De Gasperi e Schumann, negli ultimi dieci anni ha fatto totale apostasia, riposizionandosi in chiave liberal.

Tra gli eurodeputati italiani, spicca il voto favorevole di Isabella Adinolfi, entrata lo scorso mese in Forza Italia (quindi nel gruppo del PPE), dopo essere stata eletta nel 2019 nel Movimento 5 Stelle. Il cambio di casacca dell’onorevole Adinolfi non è comunque coinciso con un cambio di opinione sui temi etici. Lo scorso febbraio, l’europarlamentare aveva deplorato le restrizioni all’aborto promosse dal governo polacco: misure che «ci portano indietro di svariati decenni», quando, «il diritto alla salute e alla scelta è un diritto fondamentale, tra l’altro conquistato con tanta fatica», aveva affermato in quell’occasione Isabella Adinolfi. Così come la Adinolfi, anche l'eurodeputata Anna Bonfrisco*, sempre di Identità e Democrazia, ha votato favorevolmente al Rapporto Matic, nonostante la firma del patto pro life sottoscritto subito prima delle elezioni del 2019.

Nel gruppo Identità e Democrazia le leghiste Simona Baldassarre, Alessandra Basso e Isabella Tovaglieri hanno confermato il loro voto contrario, mentre, non èiù appartenente al medesimo gruppo né alla Lega, lascia piuttosto sbigottiti l’astensione di Luisa Regimenti, che due anni fa, al momento della candidatura, aveva addirittura firmato il manifesto di Pro Vita & Famiglia, con cui i futuri europarlamentari si impegnavano a difendere i principi non negoziabili nell’emiciclo di Strasburgo. Principi che la stessa Regimenti aveva definito allora «saldi e sensati».

Intervistata da Pro Vita & Famiglia all’indomani della sua elezione, la Regimenti aveva dichiarato: «Insieme cercheremo di far capire all’Europa che la vita, nel suo complesso, è un bene che va difeso con forza, impegno e sacrificio». Il programma elettorale della candidata leghista puntava molto sull’«educazione da dare ai propri bambini, alle difficoltà da affrontare nel caso di situazioni di disabilità, alle esigenze che emergono nel periodo di gravidanza, agli aiuti necessari a padri o madri che rimangono da soli a mantenere i figli, all’impegno che occorre per educarli».

Nella stessa intervista, l’onorevole Regimenti definiva l’utero in affitto una «pratica spregevole», che mai sarebbe dovuto diventare «normalità». Infine, si impegnava a scongiurare «l’attuazione di programmi scolastici orientati alla diffusione di comportamenti gender», perché – sosteneva – nel processo educativo non si può «relegare i genitori a semplici comparse».

La risoluzione Matić contiene anche riferimenti alla diffusione dell’ideologia gender nelle scuole europee. L’onorevole Regimenti avrebbe avuto l’occasione d’oro per far sentire la sua voce e per agire coerentemente con le sue promesse elettorali al momento del voto. Né l’una, né l’altra cosa sono avvenute, per cui, ci permettiamo di rivolgerle un conciso ma accorato appello: onorevole Regimenti, quando due anni fa lei firmò il nostro manifesto, era davvero convinta di quello che faceva? Cosa le ha fatto cambiare idea? Confidiamo in una risposta, in un chiarimento e in un confronto da parte dell’europarlamentare leghista. Una spiegazione sarebbe dovuta non tanto a Pro Vita & Famiglia, quanto ai cittadini che hanno votato Luisa Regimenti, proprio in virtù delle sue idee pro life.

*articolo aggiornato al 27 giugno 2021

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