27/04/2026 di Redazione

Il Ddl Valditara fa paura a chi vuole indottrinare 12.500 bambini delle elementari

Il Ddl Valditara sul consenso informato fa tremare la galassia Lgbt. Anche i promotori del progetto “Storie spaziali per maschi del futuro”, rivolto a 12.500 bambini delle elementari.

Nei prossimi giorni si dovrebbe discutere in Senato il Ddl Valditara sul consenso informato, il cui voto era previsto per la scorsa settimana ma è slittato di qualche giorno. Eppure la galassia Lgbt ha addirittura “esultato”. Lo dimostra il presidio “Consenso negato” organizzato da una trentina di sigle Lgbt e transfemministe davanti al Senato lo scorso 22 aprile, durante il quale una manciata di persone ha parlato del rinvio come di un «primo risultato», dichiarando apertamente di voler fermare il percorso della norma. Un atteggiamento che mostra tutto il panico della galassia Lgbt davanti a una legge di civiltà e di buon senso (LEGGI QUI PERCHÉ), e tra queste sigle spiccava anche il nome di Libellula. Vi ricorda qualcosa? Ebbene - purtroppo - sì, poiché si tratta della Fondazione che proprio in queste settimane è promotrice di uno dei progetti gender più vasti e pericolosi mai ideati negli ultimi anni.

Storie spaziali per maschi del futuro

La Fondazione - che si autodefinisce un «network di aziende in Italia e in Europa unite dalla volontà di prevenire e contrastare la violenza di genere e ogni forma di discriminazione» - sta infatti promuovendo in tutta Italia il progetto “Storie spaziali per maschi del futuro – Scuola Edition”. A sua volta, questo progetto prende le mosse dal libro omonimo di Francesca Cavallo, attivista che si autodefinisce queer e strenua promotrice dei diritti della comunità Lgbt, già autrice anche di un altro libro, dal titolo altrettanto eloquente: “Storie della buonanotte per bambine ribelli”.

La legge impedirebbe di indottrinare migliaia di bambini

Ed è proprio andando nel dettaglio di questa iniziativa che si comprendono anche le ragioni di tanta agitazione. “Storie spaziali per maschi del futuro – Scuola Edition” è infatti un progetto pronto a entrare nelle classi delle scuole primarie italiane e viene presentato come una prima sperimentazione in 250 scuole, con particolare attenzione alle aree più periferiche e vulnerabili. Secondo quanto emerso, ha l’obiettivo - iniziale - di raggiungere addirittura 12.500 bambine e bambini, 5.000 docenti e oltre 50.000 familiari, con la mission dichiarata di generare un impatto culturale capillare. Il cuore dell’iniziativa è la “decostruzione” del maschile: sul sito della fondazione promotrice si legge infatti che i bambini non nascerebbero con gli stereotipi, ma li imparerebbero dalle storie che ascoltano, dai ruoli che osservano e dalle aspettative degli adulti. Per questo il progetto propone ai maschi di essere “pionieri”, chiamati a immaginare un modello nuovo, che non abbia paura della gentilezza, della vulnerabilità e dell’ascolto, nel quadro di quella che i promotori definiscono una liberazione reciproca e la necessità di spezzare un’eredità culturale. Nel materiale informativo del progetto è previsto anche un kit completo per docenti, alunni e comunità educante, con racconti tratti dal libro di Cavallo corredati da esercizi e giochi. Gli stessi promotori spiegano di voler intervenire sulle prime rappresentazioni del maschile e del femminile, agendo proprio mentre i bambini, anche attraverso la relazione con gli adulti di riferimento e con i loro pari, modulano e strutturano gradualmente identità e personalità. Le ricadute su bambini e insegnanti saranno inoltre monitorate, anche in vista di una replicabilità del progetto negli anni successivi.

Un progetto ideologico e capillare

Proprio questo è il punto decisivo: non si tratterebbe di un intervento marginale, ma di un modello pensato per radicarsi e allargarsi. Lo sfondo ideologico, del resto, emerge già dal libro da cui tutto prende le mosse. “Storie spaziali per maschi del futuro”, pubblicato nel 2024, è una raccolta di 12 fiabe illustrate che ridefiniscono i confini del maschile per grandi e piccoli e che mettono in discussione l’ideale del supereroe e del principe azzurro. Secondo questa impostazione, i bambini tra i 6 e gli 11 anni dovrebbero essere educati a mostrare dolcezza, tenerezza, emozioni e fragilità, dentro però un impianto pedagogico che dichiara esplicitamente di voler intervenire prima che i ruoli di genere si irrigidiscano e prima che i cosiddetti e presunti “stereotipi” diventino regole non scritte. È dunque in questo quadro che il progetto è a tutti gli effetti l’ennesimo tentativo di indottrinamento a tematiche di genere rivolto ai più piccoli, proprio nella fase più delicata della loro crescita. Perché qui non si tratta soltanto di proporre racconti o attività scolastiche, ma di entrare nell’immaginario infantile per correggerlo, orientarlo e trasformarlo.

Ecco allora che diventa ancora più chiaro perché una legge che chiede il consenso informato preventivo e una maggiore trasparenza faccia così paura a chi vuole portare nelle scuole iniziative di questo tipo.

 

 

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