La prossima settimana il Senato discuterà il Ddl Valditara sul consenso informato, il cui voto era previsto già la scorsa settimana, ma è slittato di qualche giorno per ragioni tecniche e di calendario. Eppure, nonostante si tratti di uno slittamento del tutto privo di valenza politica, la galassia Lgbt ha addirittura esultato nei giorni scorsi per questo rinvio, arrivando a proclamare apertamente di voler impedire la calendarizzazione e l'approvazione di quella che ha già ribattezzato, con una certa disinvoltura, «legge vergogna». Una reazione che la dice lunga: tanto nervosismo, tanto clamore e tanta mobilitazione attorno a una legge di civiltà e semplice buon senso non possono infatti che confermare il panico che ha colto il mondo arcobaleno all'idea di vedersi precluso l'accesso indiscriminato alle aule scolastiche.
Il flop del sit-in arcobaleno
Lo scorso 22 aprile, davanti al Senato della Repubblica, si è tenuto uno sparuto sit-in di protesta, battezzato eloquentemente "Consenso negato", organizzato da alcune realtà della cosiddetta società civile progressista. A essere onesti, guardando le foto del presidio, viene spontaneo osservare con una certa ironia che sembravano esserci più sigle aderenti che effettivi partecipanti in carne e ossa. Tra le organizzazioni promotrici e aderenti figurano Italy Needs Sex Education, Meglio a Colori, Educare alle Differenze, cui si sono aggiunti i partiti Pd, AvS, Radicali, Europa Verde, oltre che circa una trentina tra associazioni e realtà di chiaro stampo Lgbtqia+ e transfemminista: Arcigay Roma, Famiglie Arcobaleno, Rete Genitori Rainbow, Circolo Mario Mieli, Gaynet, Di'Gay Project, TGenus, Casa Internazionale delle Donne, Lucha y Siesta, Libellula, Ygrò, Genderlens, Plus Roma, Scosse APS, Agedo, Cooperativa Be Free e altre ancora.
La mobilitazione di quelle che sono praticamente soltanto sigle Lgbt e transfemministe parla da sola e dimostra senza ombra di dubbio la bontà del Ddl Valditara. Infatti è la conferma, l’ennesima, di ciò che Pro Vita & Famiglia denuncia da anni: la quasi totalità dei progetti veicolati nelle scuole sotto la comoda etichetta dell'inclusione, del rispetto e della giusta lotta alle discriminazioni e al bullismo è in realtà organizzata proprio da queste stesse sigle, il cui vero obiettivo è portare nelle classi dei nostri figli e nipoti l'Agenda Lgbtqia+ più radicale e pericolosa che esista. Un'agenda che comprende l'insegnamento di sessualità fluida, non-binarismo, identità di genere, transgenderismo anche per i minori, carriera alias, fino ad argomenti ancora più pericolosi e del tutto inadatti a bambini e adolescenti, come utero in affitto, aborto e sessualità indiscriminata.
I progetti gender più eloquenti
Tra le sigle che hanno aderito al presidio, alcune sono le protagoniste e le promotrici di alcuni tra i progetti gender più pericolosi ed eclatanti arrivati nelle scuole italiane. Vale la pena ricordarne almeno qualcuno, a titolo di esempio, pur nella consapevolezza che l'elenco sarebbe - ahinoi - molto più lungo.
La Fondazione Libellula, ad esempio, sta promuovendo proprio in queste settimane il progetto "Storie spaziali per maschi del Futuro – Scuola Edition", ideato dall'attivista queer Francesca Cavallo, già autrice di "Storie della buonanotte per bambine ribelli". L'iniziativa punta esplicitamente a "decostruire" il senso stesso del maschile nelle scuole primarie italiane e ha l’obiettivo dichiarato di raggiungere e coinvolgere ben 12.500 bambini in 250 scuole, 5.000 docenti e oltre 50.000 famiglie. Il messaggio del progetto è inequivocabile: supereroi e principi azzurri non sono modelli ideali per i bambini, ma semplici stereotipi di genere da abbattere. Secondo i suoi promotori, inoltre, occorre intervenire «prima che i ruoli di genere si irrigidiscano», trasmettendo ai bambini dai 6 agli 11 anni l'idea che maschi e femmine non si nasce, ma vi si diventa, costruendosi e decostruendosi a proprio piacimento. Un progetto con delle finalità ideologiche evidenti e che quindi neanche tenta di mascherare il solito tentativo di indottrinamento.
Non meno preoccupanti sono le attività di Scosse APS e Famiglie Arcobaleno. L’anno scorso, per esempio, con l'avallo del Comune di Roma, queste due realtà hanno tenuto corsi di aggiornamento rivolti agli insegnanti, nei quali veniva spiegato ai docenti come insegnare ai bambini a non riconoscersi nei ruoli maschili e femminili presenti nelle fiabe tradizionali, come scoraggiare la spontanea scelta di colori, abiti o giochi e addirittura come evitare il conteggio in aula tra maschi e femmine. In questi stessi corsi si indicava agli insegnanti di parlare di nudità, di adozione per coppie omosessuali, di "genitorialità arcobaleno" e, da alcune slide esplicative, sembrava emergere persino una sorta di correlazione tra una presunta educazione stereotipata e atti di violenza come aggressioni, minacce, omicidi e abusi sessuali. Un accostamento gravissimo e del tutto ingiustificato.
Infine, Agedo (l’Associazione di genitori, parenti e amici di persone Lgbtqia+) - un'altra delle sigle in prima linea nella promozione dell'Agenda Lgbt nelle scuole di ogni ordine e grado - tra le centinaia di attività di propaganda degli ultimi anni, ha di recente organizzato la mostra fotografica "Ritratto di famiglie", ospitata in alcune biblioteche comunali. La mostra, conclusasi ieri, 24 aprile, che ritraeva genitori di coppie omogenitoriali, prevedeva anche laboratori e attività dedicate ai bambini dai 5 ai 10 anni. Ma il dato forse più allarmante che riguarda Agedo è un altro: l'associazione, infatti, è in prima linea nella promozione della cosiddetta Carriera Alias nelle scuole, ovvero la possibilità per i minori di adottare un nome e un'identità anagrafica diversi dal proprio sesso biologico. Secondo i report della stessa Agedo, sarebbero già oltre 460 le scuole e oltre una trentina le università ad aver recepito nei propri regolamenti questo percorso, pericoloso per il benessere psicofisico dei minori - che così vanno incontro alla transizione sociale e spesso anche chirurgica di genere - e privo di qualsiasi fondamento legale.
Urgente approvare il Ddl Valditara
Tutto ciò è la dimostrazione lampante, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto sia urgente e fondamentale che il Senato discuta e approvi il Ddl Valditara, così come è stato già fatto lo scorso 3 dicembre dalla Camera dei Deputati. Solo così il disegno di legge diventerà definitivamente legge dello Stato, ponendo un freno necessario e doveroso a questa deriva ideologica che da anni ormai infesta le scuole dei nostri figli e nipoti. La reazione scomposta e allarmata della galassia Lgbt, di fronte a una norma che semplicemente garantisce ai genitori il diritto di essere informati e di esprimere il proprio consenso sulle attività proposte ai loro figli in ambito scolastico, conferma che siamo sulla strada giusta. Il panico che ha colto il mondo arcobaleno è la migliore prova che il Ddl Valditara è una legge sacrosanta, che tutela la famiglia e la libertà educativa dei genitori. Il Senato non perda altro tempo.