Il disegno di legge sul consenso informato in ambito scolastico è entrato in una fase decisiva. Dopo mesi di audizioni, l’ultima delle quali si è svolta lo scorso 11 settembre, la Commissione Cultura della Camera si prepara a discutere e votare gli emendamenti. Un passaggio cruciale che determinerà i contenuti del testo, i tempi e le modalità con cui approderà in Aula alla Camera e, successivamente, in Senato.
Cosa prevede il Ddl Valditara
Stiamo parlando del DDL C.2423, presentato dal Governo a firma del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e adottato come testo base lo scorso giugno in Commissione, al quale sono state abbinate le proposte - sul medesimo tema - a firma Rossano Sasso (Lega) e Alessandro Amorese (FdI). L’obiettivo è quello di rafforzare l’alleanza educativa tra scuola e famiglia, garantendo trasparenza e partecipazione su temi delicati come sessualità ed educazione affettiva. Il disegno di legge, infatti, vuole introdurre l’obbligo per le scuole di richiedere ai genitori un consenso informato, scritto e preventivo, prima di avviare progetti extracurricolari su argomenti che possono impattare sulla sfera personale più intima e delicata dei minorenni. Le famiglie avranno diritto a conoscere con anticipo i materiali, i relatori esterni e le modalità degli incontri. In caso di mancata adesione, inoltre, sarà garantita un’attività alternativa, senza penalizzazioni. È dunque un testo che risponde a una necessità reale, ovvero porre un argine a ingerenze ideologiche e tutelare il diritto primario dei genitori nell’educazione dei figli, soprattutto contro le quotidiane derive gender e Lgbtqia+ che interessano le scuole italiane, spesso di ogni ordine e grado: dalla carriera alias ai bagni neutri, dai progetti gender alla lettura di libri e favole arcobaleno per i più piccoli.
L’intervento di Pro Vita & Famiglia
Nel corso dei mesi estivi e fino allo scorso 11 settembre si sono tenute numerose audizioni in Commissione. Prima dell’estate sono state ascoltate diverse associazioni di genitori che hanno ribadito con forza quanto sia urgente e fondamentale approvare questo disegno di legge.
Tra loro Maria Rachele Ruiu, audita il 1° luglio per conto di Generazione Famiglia, che ha messo in guardia con parole chiare: senza una legge sul consenso informato – ha denunciato – i bambini finiscono per diventare «cavie inconsapevoli dell’ideologia di chi, passando sopra la testa dei genitori, pretende di instillare visioni distorte su affettività, sessualità e identità di genere». Ruiu ha ribadito che l’educazione non può trasformarsi in un campo di sperimentazione ideologica e che il diritto-dovere educativo dei genitori va tutelato con una norma stringente, capace di impedire che progetti scolastici ambigui vengano introdotti senza trasparenza e senza il controllo delle famiglie.
Sulla stessa linea, sempre lo scorso luglio, si è espresso anche Filippo Savarese, Direttore della Comunicazione di Pro Vita & Famiglia, evidenziando come troppe iniziative extracurricolari a scuola, soprattutto in materia di sessualità e affettività, siano state caratterizzate da contenuti fortemente ideologici e in contrasto con la sensibilità di molti genitori, del tutto ignari del loro svolgimento. Savarese ha sottolineato la necessità di una legge che garantisca alle famiglie di essere informate preventivamente, di visionare i materiali, di conoscere i relatori esterni e di poter decidere consapevolmente se autorizzare o meno la partecipazione dei figli. Solo così – ha concluso – si potrà assicurare che la scuola torni ad essere luogo di vera istruzione e non terreno di indottrinamento culturale.
Il contrattacco del movimento LGBT
L’11 settembre, invece, è stata la volta delle associazioni LGBT, che hanno mostrato chiaramente la loro impostazione ideologica, confermando i timori di quanti vedono nel consenso informato l’unico strumento capace di frenare derive e imposizioni culturali nelle aule scolastiche. Proprio in quella giornata, come abbiamo denunciato, è emersa senza più veli la volontà di limitare la libertà educativa dei genitori, addirittura invitando questi ultimi ad «andare nelle scuole private se non piace loro l’impostazione delle scuole statali» e non nascondendosi dal voler spingere per l’adozione, negli Istituti, della carriera alias per chiunque ne faccia semplicemente richiesta.
Cosa accade ora
Con la chiusura del termine per la presentazione degli emendamenti al testo base ora la Commissione Cultura inizierà la loro illustrazione e discussione, con votazioni che potranno richiedere più sedute. La prima - ma forse non l’unica - è convocata per oggi, mercoledì 17 settembre, con la Commissione che si riunirà in sede referente, ovvero per esaminare ed eventualmente modificare un disegno di legge. L’iter prevede infatti la discussione e votazione degli emendamenti e la successiva preparazione di un testo finale. Dopodiché la Commissione non deciderà in via definitiva ma darà mandato al relatore per presentare il testo in Aula per la discussione e il voto finali. È un passaggio sicuramente delicato, perché qui si deciderà se il Ddl manterrà la sua efficacia originaria o se verrà annacquato da modifiche che ne limiterebbero la portata.
L’arrivo in Aula e il voto finale
Le tempistiche, dunque, dipenderanno dalla volontà politica della maggioranza e dal peso degli emendamenti da discutere. In uno scenario positivo, il testo potrebbe arrivare in Aula già questo autunno, quindi nel giro di poche settimane. Se invece i lavori in Commissione si prolungheranno, l’approdo potrebbe slittare a fine anno (ma a quel punto incombe la legge di bilancio) o all’inizio del 2026. Dopo l’approvazione alla Camera, il disegno di legge passerà al Senato, dove ricomincerà l’iter in Commissione e in Aula. Solo quando entrambi i rami del Parlamento avranno approvato lo stesso testo, il provvedimento diventerà legge e, dopo i tempi tecnici di promulgazione e pubblicazione, entrerà in vigore.
Una legge urgente
Visti i tempi tecnici e tutte le variabili - soprattutto politiche - in gioco, va da sé che si tratta di un disegno di legge urgente e fondamentale per il nostro Paese. Non un provvedimento qualsiasi, quindi, ma una riforma di civiltà che tocca il cuore della libertà educativa. Senza consenso informato i genitori rischiano di vedere i propri figli esposti a contenuti controversi e ideologici senza alcuna possibilità di scelta. Con questa legge, invece, si garantisce trasparenza, si rafforza il patto scuola-famiglia e si tutela il diritto dei bambini a ricevere un’educazione rispettosa della volontà dei loro genitori. Per questo è fondamentale che l’iter parlamentare non si areni nei giochi di palazzo o nelle previsioni dell’imminente legge di bilancio e che si arrivi quanto prima all’approvazione definitiva: perché i figli non sono cavie, ma persone da accompagnare e proteggere nel cammino della crescita.