Il 2026 sarà l’anno, per l’Italia, della legge sul fine vita? Ovviamente c’è chiaramente da augurarsi di no, se non altro per le numerose e gravi derive che, come l’esperienza internazionale da anni insegna, comporta ogni legislazione sulla morte assistita. Tuttavia, un dato è certo: il Parlamento sta discutendo proprio questo tema e il Ddl n.104 “Disposizioni in materia di morte medicalmente assistita” risulta ad oggi schedulato nell’agenda del Senato a partire dal prossimo 17 febbraio; conseguentemente, un confronto parlamentare inevitabilmente ci sarà. E sarà su un testo che, in estrema sintesi, contiene le seguenti disposizioni.
Una legge irricevibile
In primo luogo, il disegno di legge interviene sull’articolo 580 del Codice Penale, introducendo – sulla scia della sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019, nota anche come “sentenza Dj Fabo-Cappato” - una non punibilità per chi agevola il suicidio di persone affette da patologie irreversibili e che dichiarino di vivere sofferenze ritenute «intollerabili», a condizione che siano pienamente capaci di intendere e di volere e che siano dipendenti da trattamenti di sostegno vitale. C’è anche una previsione delle forme di tutela alla vita - come il richiamo alle cure palliative e l’obbligo di un parere preliminare - ma resta il fatto che chi dovrà decidere può comunque avallare o rigettare, se non ci sono le condizioni, il ricorso al suicidio medicalmente assistito. Dunque, va da sé, che il disegno di legge apre comunque uno spiraglio a questa pratica mortifera, anche se una parte del centrodestra parla di una sorta di "male minore", e quindi appare chiaro perché il Ddl è da rigettarsi senza se e senza ma. Tra le disposizioni di questo progetto legislativo, c’è anche l’istituzione di un Centro di coordinamento nazionale dei comitati etici territoriali, incaricato di rilasciare un parere obbligatorio – e di cui anche un giudice dovrebbe tener conto - sulla sussistenza o meno dei requisiti per l’esclusione della punibilità; tale Centro dovrebbe essere composto da: un giurista (un professore universitario o comunque avvocato abilitato alle giurisdizioni superiori), un bioeticista, un medico specialista in anestesia, rianimazione e terapia del dolore, un medico specialista in cure palliative, un medico specialista in psichiatria, un medico specialista in medicina legale, uno psicologo, un infermiere, un farmacologo.
Non è mai accettabile un “male minore”
Ora, come già notato da Pro Vita & Famiglia, senza dubbio questo Centro di coordinamento nazionale potrebbe a sua volta rallentare i tempi del suicidio assistito, anche arginando certe derive – almeno in una prima fase -, resterebbe comunque una tappa per ottenere la morte on demand; per questo il Ddl in oggetto, per chi abbia a cuore l’intangibilità della vita umana, resta senza dubbio inaccettabile e non si potrà mai accettare in quanto fantomatico “male minore”. Nella speranza che i senatori a febbraio tengano ben presenti queste insormontabili criticità, possiamo rammentare due aspetti intervenuti in questi ultimi tempi sul dibattito sul fine vita.
Nessun obbligo di legiferare
Il primo riguarda la sentenza della Corte Costituzionale n. 205 del 2025, con cui la Consulta non ha solo bocciato larga parte della legge della Toscana sul suicidio assistito, ma ha anche chiarito come non esista alcun obbligo per il Parlamento di legiferare né vi sia alcun vuoto normativo giacché le sue sentenze sono state definite «autoapplicative». C’è di più: con quella stessa sentenza – che implica che le Regioni che vogliono emulare o hanno emulato la Toscana si sono collocate fuori dal perimetro costituzionale, diversamente dalle Regioni che hanno difeso la vita - la Corte ha definito i principi sul fine vita finora stabili «suscettibili di modificazioni», con la diretta conseguenza che il legislatore non è in alcun modo tenuto a trasformare in legge i contenuti della citata sentenza Corte. 242 del 2019.
Una legge crea sempre cultura, anche disumana
C'è, inoltre, un enorme rischio sociale. Qualsiasi legge, in quanto norma, infatti, porta con sé un inevitabile valore educativo, positivo o negativo che sia, umano o disumano, civile o incivile: vale per tutte, e dunque anche per un’eventuale legge sul fine vita come quella che una parte del centrodestra ha proposto. Ogni legge educa perché - dopo che una norma viene approvata, entra in vigore e viene fatta rispettare - ciò che lo Stato permette viene percepito come buono, giusto e perfino auspicabile, entrando nel senso comune prima ancora che nelle coscienze. È qui che si apre il rischio sociale: se tra le risposte alla sofferenza lo Stato inserisce la morte, il messaggio implicito rivolto ai più fragili diventa devastante, quasi un sussurro istituzionale che dice “puoi farti da parte”. Da questo messaggio nasce un vero e proprio senso di colpa, perché l’anziano, il malato o il disabile possono iniziare a percepirsi come un peso o un costo, esposti a pressioni esplicite o silenziose a togliersi di mezzo. Non a caso, la stessa Corte Costituzionale, nelle sentenze 135/2024 e 66/2025, ha messo in guardia proprio dal rischio di abusi e di pressione sociale sui più vulnerabili.
La campagna di Pro Vita & Famiglia
Da sempre Pro Vita & Famiglia è in prima linea nel difendere la dignità della vita in ogni sua fase e condizione, dunque anche nel suo normale e naturale periodo finale. Tra le azioni messe in campo, una vasta campagna nazionale - “Non mi uccidere” - che innanzitutto ha portato nelle strade di tutta Italia delle affissioni e dei camion-vela con un’immagine volutamente forte: gli scranni del Parlamento occupati da figure nere incappucciate, alcuni boia simbolo della morte, e lo slogan “Siete stati eletti per aiutarci a vivere, non per farci morire. No alla legge sul suicidio assistito”. Il messaggio è stato inoltre rilanciato nel corso di una conferenza stampa presso l'Hotel Nazionale, davanti Montecitorio, dal titolo "Fermate la Legge, non fermate la Vita" e diretto alla maggioranza. In parallelo, l’associazione ha lanciato una petizione popolare nazionale per chiedere alla maggioranza di centrodestra il ritiro immediato della proposta di legge, che ha finora raccolto circa 30.000 firme.
Il cuore dell’azione di Pro Vita & Famiglia si è poi avuto lo scorso 4 novembre, quando l’associazione ha portato oltre 200 sedie a rotelle vuote - ognuna con un palloncino con su scritto "Non mi uccidere" e una serie di cartelli - in piazza del Popolo. Un flash mob dal forte impatto visivo per rappresentare migliaia di malati, disabili, anziani e cittadini fragili che chiedono al Parlamento più cure, più diritti, più dignità, ma si vedono offrire ciniche scorciatoie verso la morte.