04/06/2025 di Luca Marcolivio

Tarzia lascia Forza Italia: «Sul Fine Vita è alla deriva»

Il riassestamento degli equilibri politici all’interno di Forza Italia sta avendo ripercussioni notevoli anche sui principi non negoziabili. Già alcune settimane fa Pro Vita & Famiglia aveva lanciato l’allarme e sollevato non pochi dubbi sulle derive “progressiste” verso cui sta andando il partito fondato da Silvio Berlusconi; derive poi - ahinoi - confermate. Ebbene, una delle conseguenze di maggior rilievo sono state anche le dimissioni di Olimpia Tarzia dall’incarico di responsabile del Dipartimento Bioetica e Diritti Umani di Forza Italia. Intervistata da Pro Vita & Famiglia, l’attivista pro-life, esponente di lungo corso del Movimento per la Vita italiano, ha illustrato le ragioni della sua scelta, principalmente riconducibili al tema del Fine Vita, verso cui i forzisti hanno incredibilmente – e vergognosamente – manifestato più di un’apertura.

 

Dottoressa Tarzia, cosa l’ha spinta a rimettere il suo incarico?

«Sul fine vita, ultimamente Forza Italia ha espresso una posizione distante non solo dalle mie posizioni, ma anche da quelle del fondatore Silvio Berlusconi, sotto la cui guida il partito si schierò per la vita di Eluana Englaro e anche per la legge sulle cure palliative, approvata nel 2010. È chiaro che quello del fine vita è un argomento complesso e che sia necessario entrarci in punta di piedi ma, nel caso specifico, non siamo di fronte a una semplice “riduzione del danno”. Si vuole portare avanti un testo sul suicidio assistito, aprendo uno spiraglio che rischia di aprire un baratro, un po’ come è già avvenuto con la legge 194. Intendo dire che una legge crea una cultura e una mentalità: nel caso attuale, rischiamo di creare una mentalità che incoraggia il suicidio, anziché spingere a trovare tutte le risorse e tutte le strade possibili per aiutare i malati gravi e le loro famiglie. Non accetto, quindi, che la risposta a queste sofferenze sia lavarsene le mani e aiutare a morire: sarebbe qualcosa che andrebbe contro la mia storia personale e politica».

Teme, quindi, che possa essere approvata una legge incompatibile con i principi non negoziabili dell’inviolabilità della vita?

«Anche se la legge non dovesse andare in porto, il punto è un altro: in Forza Italia, attualmente c’è una spinta ad approvare una legge di questo tipo. Pertanto, io, in qualità di responsabile del Dipartimento che mi fu affidato nel 2020 dallo stesso Silvio Berlusconi, non posso fare finta di niente. Berlusconi cercò di dare al partito un orientamento su questi temi, pur rispettando la libertà di coscienza. Una cosa, però, è la sensibilità del singolo, altro è la linea del partito. Io, quindi, non posso ritenermi corresponsabile di una proposta di legge che, eventualmente, approverà il diritto al suicidio, con il sostegno del servizio sanitario nazionale».

Dopo i vari interventi della Consulta, in particolare quella che è ormai diventata la “famosa” sentenza Dj Fabo-Cappato, davvero il Parlamento è obbligato a legiferare su questo tema?

«Non solo il Parlamento non è obbligato, ma è stata la stessa Consulta ad aver depenalizzato il suicidio assistito con la medesima sentenza. Non c’è bisogno, quindi, di legiferare: anche alla luce di altre leggi, se il Parlamento lo farà si rischia una deriva culturale, antropologica ed educativa».

 

 

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