16/07/2026 di Redazione

Macron forza la mano al Parlamento: in Francia l’aiuto a morire diventa legge

In Francia, dopo tre anni di discussioni e sette votazioni tra deputati, sempre favorevoli, e senatori, sempre contrari, il presidente Emmanuel Macron è riuscito nel suo intento mortifero: far approvare una legge sul fine vita, sua bandiera politica da sempre insieme all’altra deriva disumana, quella dell’aborto in Costituzione. Ieri, infatti, l’Assemblea nazionale francese ha approvato in via definitiva il “diritto” al suicidio assistito e all’eutanasia. Il testo, tra i più contestati della presidenza di Emmanuel Macron, è passato con 291 voti a favore e 241 contrari, al termine di un voto finale che è stato il quarto dei deputati dal maggio 2025. Il Senato, per parte sua, aveva respinto la legge per tre volte, invitando nel suo ultimo pronunciamento a fermare un provvedimento che, di fatto, spacca il Parlamento.

Chi potrà accedere al “diritto” a morire

A diventare un fantomatico diritto è dunque la morte, che potrà essere chiesta e ottenuta, con assistenza medica, dai cittadini francesi maggiorenni affetti da una patologia grave e incurabile o in fase terminale, che non risponda più alle terapie e che generi una sofferenza ritenuta insopportabile. La sofferenza deve essere fisica, poiché – magrissima consolazione – quella psicologica, da sola, non giustifica il ricorso al suicidio assistito. La legge prevede inoltre l’eutanasia vera e propria nei casi in cui il paziente non sia in grado di autosomministrarsi il farmaco letale e debba quindi affidarsi a medici e infermieri, ai quali è comunque riconosciuto il diritto all’obiezione di coscienza, purché indichino al paziente un collega non obiettore.

Un iter lungo tre anni

Il presidente Macron, come detto, aveva fatto della legge una delle bandiere del suo secondo mandato, ed è stato accusato da molti parlamentari di aver voluto ottenerla a ogni costo, forzando la mano a un Parlamento palesemente diviso. Anni di mobilitazione delle associazioni impegnate per la difesa della dignità della vita presenti davanti all’Assemblea nazionale con un presidio durante il voto non sono bastati a fermare l’iter della legge, ma hanno sollevato molti dubbi nell’opinione pubblica francese, proprio sul comportamento politico – e ideologico – di Macron. Inoltre, alla vigilia del voto, la Chiesa cattolica francese si era appellata ai parlamentari perché scegliessero il sostegno alla vita con dignità, di tutte le vite e in tutte le loro fasi, fino alla fine, garantendo le cure palliative.

Da parte sua, poche ore dopo l’approvazione, Macron ha commentato su X che su una questione tanto intima quanto grave, che tocca la vita, la sofferenza e la dignità, l’unico metodo possibile era prendersi il tempo dell’ascolto, del dialogo e del dibattito, ricordando l’impegno assunto con i francesi nel 2022 e definendolo mantenuto con serietà, umiltà e – secondo lui – nel pieno rispetto della democrazia. Questo è stato possibile perché nel sistema bicamerale francese, diversamente da quello italiano, le due Camere non hanno pari peso: la Costituzione prevede infatti che, in caso di disaccordo persistente tra Assemblea nazionale e Senato, sia il governo a poter decidere di affidare la parola decisiva ai soli deputati.

Profili incostituzionali?

La storia della legge, però, non sembra finire qui. O almeno si spera. Il presidente del Senato Gérard Larcher ha infatti annunciato un ricorso al Consiglio costituzionale, l’equivalente della Corte costituzionale italiana. Una scelta fatta a sorpresa, alla vigilia del voto, anche dal primo ministro Sébastien Lecornu, deciso a chiedere al “tribunale delle leggi” francese di verificare che la norma rispetti la dignità umana, e quindi la Costituzione. Tra l’approvazione della legge e la sua promulgazione da parte dell’Eliseo sono previsti quindici giorni entro cui sollevare eventuali questioni di legittimità costituzionale.

Al di là di queste eventuali sorprese, con questo voto la Francia diventa suo malgrado l’ottavo Paese europeo ad ammettere il suicidio assistito, dopo Svizzera, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Portogallo e Austria. In Inghilterra, invece, una legge simile è stata in passato discussa e respinta, ma sta per tornare all’attenzione del Parlamento, mentre in Italia l’iter è per ora fermo al Senato, con la preoccupazione più grande rappresentata dalle aperture di una parte del centrodestra e in particolare di Forza Italia.

 

 

 

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