19/05/2026 di Redazione

Fine Vita. La deriva “progressista” di Forza Italia

Forza Italia esulta per l’arrivo del ddl sul fine vita al Senato, ma cresce la preoccupazione per una deriva etica che tradisce la tradizione pro life del partito fondato da Silvio Berlusconi.

In certi casi è triste avere ragione. Uno di questi è senza dubbio il concretizzarsi di un timore che, come Pro Vita & Famiglia, avevamo espresso giusto pochi giorni fa: la deriva etica di Forza Italia, il partito fondato da Silvio Berlusconi - lo stesso che, nel 2009, si spese in tutti i modi per salvare la vita di Eluana Englaro -, ma che oggi sembra quasi più un partito fondato da Marco Pannella. Esagerazioni? Sfortunatamente no.

Il Fine Vita in Senato

Basta infatti vedere l’entusiasmo con cui i massimi esponenti della formazione forzista hanno salutato la calendarizzazione in aula al Senato, per il prossimo 3 giugno, del ddl sul fine vita. Una decisione presa dalla conferenza dei capigruppo che la capogruppo di Forza Italia, Stefania Craxi, ha salutato con gioia: «Credo sia un atto di civiltà che speriamo di poter condividere anche con l’opposizione». Come si possa parlare di «un atto di civiltà», davanti a una legge che regolamenta la morte di Stato, è un mistero.

L’entusiasmo di Craxi e Costa

Sì, perché le parole di Craxi non sono le uniche che sollevano pesanti perplessità. Anche il capogruppo alla Camera - sempre, appunto, di Forza Italia - Enrico Costa, ci ha messo del suo affermando nei giorni scorsi che «ciascun partito dovrà rinunciare a qualcosa pur di arrivare a un risultato», perché «serve una legge nazionale». Perché «serve una legge nazionale» lo spiega – non in termini bioetici, ma più tristemente politici – la già citata Craxi quando dice: «Fin dal mio insediamento ho lavorato per riportare questo tema al centro dell’agenda istituzionale e oggi il risultato è evidente». Già. C’è da aggiungere che, probabilmente, è evidente anche il motivo per cui Stefania Craxi è stata designata capogruppo al Senato al posto di Maurizio Gasparri, che in questo ruolo negli anni si era distinto in direzione opposta.

Craxi, scelta da chi ha le redini del partito - facciamo fatica a non vedere, dietro, la regia della famiglia Berlusconi - forse proprio per questa ragione, sta remando in direzione opposta al vento pro life; e questo, come ha dichiarato Toni Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, «infangando la memoria e tradendo l’eredità del suo fondatore». Che, come abbiamo già ricordato poc’anzi, si spese per difendere la vita fragile, non certo per introdurre leggi che regolamentino come sopprimerla. Ma se Forza Italia proseguirà su questa strada, come purtroppo pare, rischierà di provocare una cocente delusione tra i suoi elettori, che di certo non hanno scelto di sostenere il partito per vedersi piombare dall’alto una legge sulla “Morte di Stato”.

Non esiste un “male minore”

A questo proposito, vale la pena ribadire un concetto che in Forza Italia ora sembra sfuggire, ma decisamente importante: non c’è nessun elemento di libertà in una legge sul suicidio medicalmente assistito. Lo dice non Pro Vita & Famiglia bensì l’esperienza internazionale ormai di molti Paesi – dall’Olanda all’Oregon, dal Canada al Belgio – che testimonia come, ogni qual volta il cosiddetto “diritto” di morire è stato riconosciuto negli ordinamenti, nel giro di pochi anni si è quasi trasformato in un paradossale e mortifero “dovere”, soprattutto perché è cresciuta una auto-colpevolizzazione del malato, dell’anziano e del disabile. Ma non solo, si sono perfino registrati aumenti dei suicidi - assistiti e non - di persone non malate, a causa del clima mortifero che va dilagando. A Forza Italia non resta dunque, in vista del 3 giugno, che un appello: non aprite quella porta, quella alla morte di Stato. Altrimenti sarà un danno enorme per tutti.

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