25/07/2022 di Salvatore Tropea

Casale (ANTEA): «Palliative, una risposta contro eutanasia e suicidio assistito»

Abbiamo raccolto la testimonianza del dottor Giuseppe Casale, medico e, dal 1987, fondatore, presidente e Coordinatore Sanitario e Scientifico della Fondazione Antea, specializzata in cure palliative.




Le cure palliative sono una metodica adottata in tutto il Mondo per assistere i malati in fase avanzata di malattia e si propongono di abbracciare qualsiasi difficoltà del paziente che viene visto non più soltanto come paziente portatore di malattia, ma soprattutto come una persona. Questo significa avere rispetto della sua dignità umana, cercando di fare ogni cosa per togliere qualsiasi sintomo fastidioso che la persona si trova ad affrontare in questo ultimo periodo della sua vita.

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Molto importante è poi il concetto della sedazione profonda. Si ricorre alla sedazione del paziente solo in quei casi in cui i sintomi non sono trattabili con altre metodiche. Ciò significa che se quando non si hanno farmaci per combattere il dolore o altre particolarità che il paziente può presentare in quel momento, si arriva ad adottare la sedazione. Purtroppo, però, c’è tantissima confusione per quanto riguarda proprio la sedazione.

Spesso, infatti, viene identificata come una forma di eutanasia, come una forma per accelerare il processo di morte, ma in realtà questo non avviene perché l’unico intento che si ha è quello di aiutare il paziente fino all’ultimo momento. Lo stesso intento delle cure palliative, che è quello di cercare di far vivere bene le persone e assolutamente non quello di farle morire “al meglio”. Purtroppo, come detto, la confusione è molta, anche in ambito medico e tra i colleghi medici non c’è chiarezza su questi aspetti. Dunque come conseguenza si ha che molto spesso il paziente viene inviato alle cure palliative soltanto in una fase che potremmo chiamare super terminale, a volte addirittura viene inviato nelle ultime ore di vita e in questi casi difficilmente si può fare fatto un percorso adeguato.

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Tutto ciò presuppone, dunque, che sia tra i colleghi medici che nei confronti degli stessi cittadini ci sia una migliore informazione. Ad oggi, mancando questa informazione corretta e veritiera si finisce per essere soggetti al meccanismo dell’ignoranza, che porta a fare delle scelte non sempre tra le più adeguate e quindi voler scegliere l’eutanasia o il suicidio assistito. E questo accade quando nessuno informa i pazienti sulle varie alternative terapeutiche del dolore né si informa la gente su fatto che le cure palliative non solo un’alternativa, ma sono un prosieguo delle cure, con la differenza che sono poste in essere in modo differente, cioè mettendoci ovviamente tantissima professionalità – dunque rispettando il cosiddetto codice deontologico, il Giuramento di Ippocrate - ma allo stesso tempo mettendoci tantissimo cuore, tantissima umanità nel praticarle. Ed è fondamentale che vengano praticate da persone che abbiano una formazione adeguata.

Sotto questo punto di vista nel nostro Paese proprio recentemente è stata varata una nuova norma, per la realizzazione di scuole di specializzazione in cure palliative, proprio al fine di poter dare la garanzia ai pazienti e ai familiari che li assistono che ci siano delle persone formate adeguatamente. Una specializzazione che si è resa necessaria perché purtroppo durante il percorso universitario a noi medici non viene insegnato come trattare un paziente in fase avanzata di malattia, ci viene insegnato, piuttosto e soprattutto, come fare le diagnosi, le terapia e così via, ma mai come approcciarsi con un paziente che sta soffrendo in maniera incredibile, così come un’altra cosa che non viene insegnata è che la persona che sta male va prima di tutto ascoltata.

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