17/11/2016

Cannabis legale: i Radicali non mollano la foglia

La cannabis deve diventare legale. E se il disegno di legge trasversale di Giachetti&Co è stato rispedito alla Commissione Giustizia e Politiche Sociali, basta trovare un’altra soluzione.

Detto, fatto: lo scorso 11 novembre i Radicali (da buoni eredi del loro leader) hanno depositato alla Camera circa 57.500 firme, ossia un numero sufficiente per presentare una legge di iniziativa popolare. Il tutto rientra in una campagna più ampia, a livello europeo (Legalizziamo) volta a chiedere alla Ue di «promuovere e adottare una politica per la legalizzazione della marijuana e per la decriminalizzazione del consumo di tutte le droghe».

Una campagna di raccolta firme per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati che era iniziata nell’aprile di quest’anno e che registra tra i firmatari di spicco i soliti noti: Vasco Rossi e Roberto Saviano, ma anche il sindaco di Torino Chiara Appendino, il primo cittadino di Napoli Luigi De Magistris e quello di Parma Federico Pizzarotti.

Oltre a loro, tanta gente comune e tanti ragazzi che probabilmente non hanno affatto approfondito la questione in oggetto, ma hanno apposto la loro firma «perché è ora che l’Italia cambi passo» (... e retroceda ancora di più, aggiungiamo noi).

La scienza dimostra che la cannabis – cui abbiamo dedicato il Primo Piano della nostra Rivista –  non è affatto una droga leggera e che gli effetti legati alla liberalizzazione sono deleteri per i giovani e per l’intera società: basta aprire gli occhi di fronte alla realtà per rendersene conto. Ma i luoghi comuni, esemplificati da Saviano ma smontati punto per punto, per esempio da Mantovano, sono duri a morire.

droga_Espad_CnrL’ideologia – lo sappiamo – modifica la realtà a proprio piacimento, spesso calpestando le persone. E se il ddl Giacchetti era già pessimo, l’iniziativa dei Radicali si prospetta ancora peggiore e apre anche alle droghe cosiddette “pesanti”, sul modello di Lisbona. Ha infatti affermato a La Repubblica il segretario Riccardo Maggi: «Rispetto alla proposta già presentata, la nostra è più avanzata perché permette di coltivare fino a cinque piante di marijuana senza chiedere nessuna autorizzazione e di possedere fino a 15 grammi di sostanza per uso personale». Come dare loro torto? Già che si fa, meglio fare le cose per bene.

Intanto, il sondaggista di Ixè Roberto Weber afferma che «negli ultimi vent’anni i favorevoli alla legalizzazione della cannabis sono raddoppiati, passando dal 20 al 42 per cento». C’è forse da stupirsi di questo? In una società che ha perso di vista i principi fondamentali e che galleggia alla ricerca di un impossibile bilanciamento tra una depressione esistenziale e un edonismo anestetizzante, non vi è risposta più facile che quella di bere e di drogarsi. Cancellare la realtà, non vivere il presente, annebbiare i sensi per confondere la mente... possono apparire cose desiderabili. Ma, passato l’effetto della droga (anche della cannabis, che lo è a tutti gli effetti), la realtà è sempre lì. E allora si è costretti a fare un altro giro di giostra, che dovrà essere via via più destabilizzante... ma questo non è vivere, è un semplice vivacchiare e consentire che le persone si rovinino così non è affatto una conquista di civiltà.

Redazione


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