La giornata di giovedì scorso, 26 febbraio, ha segnato un punto di svolta importante contro le istanze abortiste radicali portate avanti dalla mozione “My Voice My Choice”. Ne è convinto l'europarlamentare Paolo Inselvini (Fdi-Ecr), commentando la bocciatura del progetto da parte della Commissione Europea. Secondo quanto riferito proprio da Inselvini ai microfoni di Pro Vita & Famiglia, anche l'autorizzazione all'utilizzo del Fondo Sociale Europeo Plus (Fse+) 2021-2027 per l'aborto, in definitiva, è un'arma spuntata, rimanendo salvo il principio di sussidiarietà ed essendo essenzialmente frutto di tatticismi e triangolazioni all'interno di sistemi di potere.
La bocciatura di “My Voice My Choice” da parte della Commissione Europea è il segnale di un'inversione di tendenza o dobbiamo essere prudenti?
«Credo che, in generale, questo per noi possa essere un buon segno, perché tutti gli elementi lasciavano presagire che, purtroppo, ci saremmo trovati di fronte a una grave sconfitta e a decisioni nefaste, ovvero all'istituzione di un fondo ad hoc per l'aborto transfrontaliero. Anche buona parte della Commissione sembrava favorevole, inoltre c'erano alcuni commissari estremamente convinti e agguerriti sul tema, come per esempio il commissario Hadja Lahbib. Quindi, tutto lasciava presagire conseguenze molto peggiori».
Nonostante l'esito, gli estensori dell'iniziativa stanno cantando vittoria lo stesso: a cosa è dovuta questa narrazione così falsa e ideologica?
«Anche se i promotori e i partiti di sinistra e abortisti dicono che è una vittoria per loro, in realtà è una grandissima battuta d'arresto, perché non è stato dato loro nulla di quello che hanno chiesto. È chiaro che, davanti ai propri sostenitori, non vogliano ammettere che le loro firme non sono servite quasi a nulla. Da un lato, quindi, cercano in qualche modo di proteggersi dalle critiche; dall'altro tentano di mantenere i rapporti con il commissario UE più ideologizzato, che, per l'appunto, è Lahbib. È chiaro che non possono chiudere le relazioni con chi nella Commissione gli fa sponda, quindi penso si tratti di una scelta tattica da parte loro. Ciò non toglie che ciò che hanno chiesto non è stato ottenuto, quindi hanno perso: questo è un dato di fatto».
Rimane comunque l'amaro in bocca per il fatto che la Commissione ha spinto per un finanziamento all'aborto con fondi pubblici attraverso il Fondo Sociale Europeo Plus (Fse+) 2021-2027.
«È vero, in tema di aborto sono state fatte delle aperture sull'utilizzo dei fondi del sistema del Fondo sociale europeo ma in realtà non c'è nessun soldo in più che viene stanziato a riguardo. Inoltre, trovo molto difficile che venga utilizzato quel tipo di fondo per questa pratica, cioè viene comunque garantito il principio di sussidiarietà, per cui, essendo il tema di competenza nazionale, se l'Italia non vuole, se ne smarca. Questo è un concetto molto importante perché, altrimenti, la proposta dei promotori sarebbe stata quella di garantire un fondo per ogni nazione. Fermo restando che, sulla questione di come verranno spesi poi i soldi del Fondo sociale europeo, bisognerà monitorare. Quindi, non so se si può parlare di un'inversione di tendenza dell'Unione europea, tuttavia, per come ci hanno abituato il Parlamento Europeo e la Commissione europea in questi anni, questo è sicuramente uno dei pochi buoni segni e va preso come tale».
Che risposta daranno i pro-life europei?
«Noi di Ecr siamo i primi a batterci su ogni singola istanza pro-life e continueremo a farlo, anche se l'apertura sul Fondo riteniamo sia stata più che altro un contentino, da parte della Commissione, per evitare di farsi attaccare troppo dai promotori e dalla parte politica che li sostiene. Tutto questo dovrebbe darci fiducia sul fatto che, quando si raccolgono le firme, quando si mandano le e-mail, quando ci si mobilita, nulla è perduto, anche perché evidentemente la Commissione ha capito che questo era un tema troppo divisivo e non poteva legiferare ulteriormente sullo stanziamento di questi fondi».