In queste settimane, ormai lo sappiamo, il tema del consenso informato dei genitori nelle scuole è arrivato in Parlamento, grazie a una proposta di legge avanzata dalle forze di centrodestra, ma anche grazie al lavoro instancabile che come Pro Vita & Famiglia onlus abbiamo portato avanti negli ultimi mesi.
Grazie ai nostri sostenitori, infatti, abbiamo organizzato decine di convegni in tutta Italia. Abbiamo raccolto decine di migliaia di firme. Abbiamo incontrato il Ministro dell’Istruzione Valditara e molti parlamentari. Abbiamo anche commissionato un sondaggio nazionale a Noto Sondaggi, uno degli istituti demoscopici più autorevoli d’Italia, che ha rivelato come la maggioranza dei genitori italiani sia d’accordo a sbattere fuori la propaganda gender dalle scuole italiane.
Abbiamo scelto questo strumento perché la situazione è cruciale e volevamo portare davanti al Parlamento dati solidi e incontestabili, che - appunto - sono stati capaci di dimostrare che la maggioranza degli italiani è contraria all’indottrinamento LGBT nelle scuole.
Una campagna impegnativa e costosa (migliaia di euro) ma assolutamente necessaria per raggiungere l’obiettivo: quello di proteggere i bambini dall’indottrinamento gender e difendere il diritto dei genitori a educare i propri figli secondo i propri valori.
Recentemente, inoltre, siamo riusciti a farci ascoltare direttamente dal Parlamento: siamo stati auditi in Commissione Cultura della Camera dei Deputati in ordine ai progetti di legge sul consenso informato nelle scuole (vedi qui prima audizione - vedi qui seconda audizione).
Tuttavia, adesso una decina di associazioni LGBT (come Arcigay e Famiglie Arcobaleno), schierate contro di noi, sono riuscite a farsi invitare in audizione dalla Commissione. La lobby LGBT è sostenuta da fondi pubblici e internazionali e vuole bloccare a tutti i costi l’approvazione di una legge sul consenso informato.
Ecco perché ora serve il passo decisivo: dobbiamo opporci alla Lobby LGBT e assicurarci che tutto il lavoro realizzato fin qui porti all’approvazione di una legge che difenda i nostri figli. Donando ora ci aiuterai ad avere la forza necessaria per vincere questa battaglia storica.
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La verità, dunque, è che se i sostenitori di Pro Vita & Famiglia non avessero finanziato la nostra campagna contro il gender nelle scuole, la difesa della libertà educativa delle famiglie non sarebbe arrivata in Parlamento. Ma la presentazione di progetti di legge da parte del Ministro dell’Istruzione e di altri parlamentari non basta…
Il nostro obiettivo è preciso: la Commissione deve portare avanti il testo base del disegno di legge con alcuni emendamenti migliorativi che abbiamo suggerito.
Se vinciamo questa battaglia, potremo finalmente ottenere risultati concreti e storici, ovvero: che nessun bambino sia esposto a corsi, favole o lezioni su sessualità e identità fluida senza che i genitori siano dettagliatamente informati e diano il loro consenso; che le famiglie abbiano il diritto di ritirare i figli da attività contrarie ai loro principi educativi; che le scuole non diventino più il terreno di conquista delle lobby arcobaleno.
Grazie alla nostra campagna e agli incontri diretti avuti con il Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, sono stati presentati diversi progetti di legge sul consenso informato: uno promosso dallo stesso Ministro Valditara e altri depositati dagli onorevoli Rossano Sasso e Alessandro Amorese.
Segnali concreti che la nostra mobilitazione sta smuovendo la politica, che le famiglie non sono più ignorate. Ma attenzione: siamo solo all’inizio. La battaglia si decide ora, nelle aule parlamentari, e i nostri avversari sono pronti a tutto per bloccare i progetti di legge.
Il dato di fatto, però, è che presso la Commissione Cultura della Camera sono audite una decina di associazioni LGBT, alcune con milioni di euro, appoggi internazionali e una rete di media compiacenti. È una lotta impari, eppure dobbiamo resistere. Inoltre, per arrivare davvero al risultato servono ancora passi cruciali e concreti, che sono: analisi legale del testo base: i nostri esperti stanno lavorando per proporre emendamenti che rendano la legge più forte ed efficace; incontri privati con i membri della Commissione: i decisori sono pochi, e dobbiamo convincerli uno ad uno con un’attività di pressione mirata; comunicazione pubblica e controffensiva culturale: dobbiamo contrastare le lobby LGBT anche sui media e sui social, con campagne di comunicazione.
L’obiettivo immediato è quindi fare in modo che i commissari approvino il testo base senza annacquarlo o snaturarlo, ma tutto questo richiede tempo, energie e soprattutto risorse economiche. Fallire significherebbe che i progetti gender e ideologici si diffonderebbero in tutte le scuole, senza reale possibilità di fermarli.
Abbiamo visto con i nostri occhi, infatti, che la politica reagisce solo quando sente la pressione delle famiglie. Ora serve un movimento ancora più forte, perché ogni giorno senza questa legge è un giorno perso per i nostri figli. Abbiamo già ottenuto un risultato storico: portare la voce delle famiglie in Commissione e costringere il Parlamento ad agire.
Ma il futuro si gioca adesso: o vinciamo insieme questa sfida, o le lobby LGBT continueranno a imporre la loro ideologia nelle scuole.
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