28/10/2025 di Redazione

Basta bavagli ai manifesti scomodi per la Sinistra. La proposta sul Codice della Strada tutela tutti

Una nuova modifica al Codice della Strada è stata presentata in Parlamento, con l’obiettivo di tutelare la libertà di manifestazione del pensiero in merito ad affissioni e manifesti lungo le strade. Una norma che ha l’obiettivo di porre fine all’abuso dell’articolo 23, comma 4-bis del Codice della Strada che, nata con intenti apparentemente amministrativi, è stata negli anni trasformata in una vera e propria arma di censura.

Cosa dice oggi la legge

L’articolo 23 del Codice della Strada regola l’uso degli impianti pubblicitari e delle affissioni lungo le strade o in vista di esse. Il comma 4-bis, introdotto nel 2021, stabilisce che è vietata sulle strade e sui veicoli «qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell’appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche». Soprattutto la parte che cita "messaggi sessisti" o "stereotipi di genere" è troppo ambigua e vaga e affida quindi alle amministrazioni locali un potere discrezionale pressoché totale nel decidere cosa sia “offensivo”, "sessista" o “non rispettoso” di un determinato "stereotipo". In pratica, basta che un contenuto sia ritenuto sgradito da qualcuno — o, peggio, politicamente scorretto — per essere censurato, anche se esprime idee lecite e protette dalla Costituzione.

La burocrazia diventa censura

Negli ultimi anni questa norma è diventata uno strumento di censura sistematica, utilizzato in particolare da amministrazioni comunali di centrosinistra per zittire le campagne di informazione e sensibilizzazione promosse da Pro Vita & Famiglia Onlus. Manifesti che denunciavano l’ideologia gender nelle scuole, che mostravano i rischi della pillola abortiva o che ricordavano le parole di Pier Paolo Pasolini contro l’aborto - tanto per citare solo pochi esempi - sono stati oscurati, coperti o vietati con motivazioni arbitrarie e pretestuose. Le affissioni, che sono sempre state perfettamente legali, venivano infatti giudicate non rispettose, offensive o veniva messo in mezzo chissà quale presunto stereotipo. L’articolo 23, comma 4-bis si è così trasformato in un bavaglio legale, una museruola imposta alle idee scomode che mettono in discussione la cultura dominante.

Cosa prevede la nuova proposta

L’emendamento al ddl Concorrenza - a firma Salvo Pogliese e Lucio Malan e presentato in Commissione Commercio e Industria dove il provvedimento è in esame - chiede l’abrogazione proprio dell’articolo 23, comma 4-bis, per eliminare quindi ogni riferimento ambiguo riferito a stereotipi di genere o ai messaggi sessisti e violenti. Il Codice della Strada verrebbe così ricondotto al suo scopo originario — garantire la sicurezza stradale e regolare la collocazione degli impianti — senza invadere il campo delle opinioni e delle idee. In sostanza, i Comuni non avrebbero più il potere di vietare o oscurare manifesti solo perché non condividono il messaggio che trasmettono. Una riforma di chiarezza e trasparenza, che restituisce la possibilità di un vero pluralismo nel dibattito pubblico, oggi minacciato da un clima di conformismo, di politicamente corretto ma anche di adeguamento alla cultura woke e alla cancel culture.

In gioco c’è la libertà di tutti

La modifica proposta rappresenta una misura di civiltà e buon senso, che non difende Pro Vita & Famiglia, ma il diritto di ogni cittadino a esprimere liberamente le proprie idee e convinzioni. Difendere la libertà di parola significa difendere la democrazia stessa, perché una società che mette a tacere le opinioni scomode è una società che rinuncia alla verità. È per questo che Pro Vita & Famiglia invita tutti a sostenere questa iniziativa, firmando e diffondendo la petizione popolare che chiede di cambiare la legge e di restituire al popolo italiano la libertà di manifestare le proprie idee. In gioco non c’è solo la possibilità di affiggere un manifesto, ma - per una realtà come la nostra - la libertà di dire che la vita è sacra, che la famiglia è un bene prezioso, e che i bambini meritano di essere difesi da ogni ideologia. Questa non è una battaglia di parte: è una battaglia di civiltà.

 

 

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