08/04/2016

Aborto in pillole sempre più facile. E la salute delle donne?

Gli Usa cambiano le regole per l’assunzione della RU486, la tristemente nota pillola per l’aborto fai da te, a base di mifepristone.

L’aborto anche negli Stati Uniti diventerà quindi sempre più “home made”.

La Food and Drug Administration (Fda) ha stabilito infatti che la pillola, con nuovi dosaggi contenenti una minor quantità di principio attivo, si potrà assumere legalmente negli States fino a 70 giorni dopo l’inizio della gravidanza, senza necessità di assumere la seconda dose della pillola abortiva in ospedale.

Una procedura questa che, anche senza controllo medico, è sicura ed efficace secondo la Fda. Fanno eccezione, tra gli Stati americani che adottano già il nuovo protocollo, Ohio, North Dakota e Texas, che chiedono ancora di rispettare il protocollo precedente, quello del 2000, che imponeva l’utilizzo della RU486 entro 49 giorni dall’ultimo ciclo mestruale.

Anche nel nostro Paese l’utilizzo della RU486 è  legale entro la settima settimana di gravidanza, ma deve essere accompagnato quasi sempre dal ricovero di tre giorni in ospedale, mentre in Europa il limite sale alle nove settimane di gravidanza.

Si allargano quindi, come previsto, le frontiere dell’aborto fai-da-te. Come già sottolineato da Pro Vita, infatti, la domiciliazione dell’aborto è il primo passo per la privatizzazione dello stesso, ed è culturalmente fondamentale per affermare come il bambino non sia un soggetto di diritti, ma una semplice appendice della donna. E dunque a “normalizzare” l’omicidio. A far passare l’idea che prendere la pillola per l’aborto sia identico a prendere una pillola per il mal di testa o a fare un’estrazione dentale.

Tutto ciò, al netto, ovviamente, dei problemi e dei pericoli per la salute (fisica e psichica) delle donne che si sottopongono a questa pratica. Biologi e scienziati si sono espressi infatti sulla pericolosità della pillola RU486 e dell’aborto chimico. Tra i sostenitori di questa tesi ci sono anche femministe convinte come la biologa Renate Klein, che pur essendo favorevoli alla possibilità di abortire, avversano la modalità chimica di aborto, ovvero quella effettuata con la pillola abortiva. La RU486 può provocare infatti, emorregie e infezioni anche molto gravi, tanto che la Fda, la stessa autorità che propone l’allargamento dei tempi per l’assunzione della pillola negli Stati Uniti, aveva pubblicato nel 2011 i dati choc sulla RU486: 2,207 casi di danni collaterali di cui 14 morti, 58 gravidanze extrauterine,  256 infezioni, e 339 casi di emorragia.

La pillola abortiva distrugge infatti il sistema immunitario e porta con sé un grave senso di spossatezza e depressione. Ma spesso le donne non vengono informate sulle reali conseguenze dell’assunzione di questo medicinale sulla propria salute, specialmente nei Paesi del terzo mondo, dove le case farmaceutiche lo distribuiscono presentandolo come un rimedio facile ed economico per abortire. Con tutti i rischi che ne conseguono per la salute delle donne. E grassi profitti per le case farmaceutiche.

Anastasia Filippi

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