15/05/2021 di Luca Marcolivio

A Milano in migliaia in piazza per il NO al ddl Zan. Il resoconto della giornata

Politici, giuristi, rappresentanti religiosi e della cultura. Ma soprattutto tantissime persone comuni, madri e padri con figli a seguito. Si è manifestato in particolare per loro, per i bambini e per il loro futuro. La pioggia non ha affatto scoraggiato le migliaia di manifestanti che si sono dati appuntamento nel primo pomeriggio a piazza del Duomo, a Milano, per l’evento #RestiamoLiberi – No al Ddl Zan!

A inizio evento ha fatto la sua apparizione, tra gli altri, senza salire sul palco, il leader della Lega, Matteo Salvini, che, interpellato dai giornalisti presenti, ha ribadito la sua contrarietà al ddl Zan. È giusto ci sia «mano pesante per chi discrimina piccia o insulta», ha detto, però «la libertà di poter pensare che un bimbo viene al mondo da una mamma e da un papà non può essere imbavagliata né processata». Salvini ha anche fatto notare che il ddl Zan è osteggiato persino da «tante associazioni di omosessuali, di lesbiche e di femministe», in quanto «con la scusa di parlare di diritti, in realtà porta avanti una battaglia ideologica» che «ghettizza» chi non la pensa allo stesso modo.

Primo ad intervenire sul palco, il leader del Family Day, Massimo Gandolfini, che ha richiamato l’attenzione innanzitutto sulla reintroduzione del «reato d’opinione», che avrebbe luogo in caso di approvazione del ddl Zan in Senato. Il rischio è che i nostri «figli» e «nipoti» saranno educati in futuro ad una «ideologia disumana», che minaccia la libertà «costata lacrime e sangue ai nostri genitori e nonni». Per Gandolfini, il ddl Zan non pone fine ad alcuna «emergenza omofobica», semmai introduce una vera e propria «emergenza democratica».

Tra i politici sono intervenuti i senatori Simone Pillon (Lega) e Lucio Malan (Forza Italia) e l’europarlamentare Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia). Pillon ha ricordato le pesanti restrizioni alla libertà di espressione inflitte in paesi come il Canada e il Regno Unito, dopo l’approvazione di leggi contro l’omofobia. In Italia, però, «i palazzi del potere sono spaventati, perché sanno che c’è una maggioranza silenziosa che non vuole il ddl Zan», ha aggiunto. «Non vogliamo che i nostri figli siano indottrinati per obbligo dalle associazioni lgbt», ha detto Malan, mentre Fidanza ha ricordato che la manifestazione di oggi non è “cattolica” e nemmeno “religiosa”, in quanto difendere la natura umana e la libertà d’espressione può stare a cuore anche alle «femministe» o alle «lesbiche».

«Trovatemi un caso di aggressione a un omosessuale che non sia stato punito dalla legge», ha affermato Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita & Famiglia, sottolineando come la schiavitù del politicamente corretto, si riproduca sempre in una serie di accuse diventate ormai un cliché: se sei per la famiglia, sei «medioevale»; se sei di destra, sei «fascista»; se vuoi controllare l’immigrazione, sei «razzista»; se dici che un bambino nasce solo da una mamma e da un papà sei «omofobo».

C’è chi, come la blogger pro life Anna Bonetti – sorda dalla nascita – si sente strumentalizzato nella propria disabilità, che il ddl Zan afferma di tutelare. Da parte sua, il direttore di CitizenGo Italia, Matteo Fraioli, ha ricordato che il vero obiettivo della legge non è tanto tutelare gli omosessuali ma «entrare nelle scuole» per «educare i nostri figli» alle pericolose sperimentazioni psico-antropologiche dell’ideologia gender.

L’insegnante e scrittore Giorgio Ponte fece parlare di sé alcuni anni fa, per la sua storia personale. Grazie ad un cammino spirituale, Ponte sta cercando di vivere cristianamente la sua condizione di uomo con attrazioni omosessuali e, proprio per questo, è stato bersagliato dagli attivisti lgbt. «Mi hanno detto che sono un omofobo interiorizzato», ha detto, mettendo in guardia, poi, da un disegno di legge che, con la scusa di rimediare all’ingiustizia nei confronti di alcuni, rischia di «far passare l’ingiustizia più grande per tutti: la fine della libertà di pensiero».

Sul palco di #Restiamoliberi sono intervenuti anche due pastori protestanti: Roselen Boerner, fondatrice del Ministero Sabaoth, e Nicola Giardiello, presidente della Comunità Pastorale Torinese. A dimostrazione che la libertà d’educazione e la tutela della famiglia naturale sono valori cristiani ecumenici.

Pino Morandini, magistrato e vicepresidente vicario del Movimento per la Vita italiano, ha sottolineato che il ddl Zan distorce fortemente i principi del nostro Codice Penale e che, se venisse approvato, la strada maestra sarà quella del referendum abrogativo.

In rappresentanza dell’associazionismo, è intervenuta Angela Ciconte, referente di Nova Civilitas per Torino e Provincia. Il “politicamente corretto” è in realtà “umanamente scorretto”, ha detto Ciconte, smascherando la menzogna della discriminazione delle persone lgbt, fortemente presenti nel mondo della politica, della scuola e della televisione: “Troviamo persone omosessuali in ogni reality, dove di solito vincono” e vi sono molti programmi con “omosessuali come conduttori”.

Il mondo della cultura e della comunicazione è stato rappresentato, tra gli altri, dalla giornalista Maria Giovanna Maglie che, impossibilitata ad essere presente fisicamente, ha inviato un messaggio, in cui ha sottolineato l’inutilità dell’inasprimento delle pene per omofobia, in quanto il codice penale già prevede «pene aggravate per motivi futili e abietti». Inoltre, ha aggiunto la giornalista, l’approvazione alcuni anni fa della legge sul femminicidio non ha certo contribuito a far declinare la violenza sulle donne. Per il direttore di Libero, Pietro Senaldi, il ddl Zan è un «pretesto per processare i pensatori che non si adeguano al pensiero unico». Federica Picchi, fondatrice di Dominus Production, ha insistito in modo particolare sull’indottrinamento gender a scuola e di quanto sia importante opporvi una cultura in grado di contrastarlo.

Verso la fine della manifestazione, non è mancato qualche gruppo di contestatori, probabilmente gli stessi che, una settimana fa, avevano occupato la stessa piazza a sostegno del ddl Zan. «Rispondete con un sorriso alle provocazioni, preparate le valigie e ci rivediamo a Roma!», ha esortato Maria Rachele Ruiu, del direttivo di Pro Vita & Famiglia, mentre una nuvola di palloncini rossi si levava in aria a colorare il cielo plumbeo di Milano.

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