La scansione automatica e permanente dei messaggi, delle foto e dei file di tutti i cittadini, direttamente dentro i loro cellulari e senza bisogno di alcun sospetto di reato. È questo, in sintesi, il Chat Control: il più esteso sistema di controllo delle comunicazioni private mai concepito in una democrazia, che l’Unione Europea potrebbe presto rendere permanente e obbligatorio (con il Chat Control 2.0).
Contro questo progetto Pro Vita & Famiglia ha lanciato la Campagna “Chat Control”, a difesa della privacy e della libertà dei cittadini, con l’obiettivo di chiedere al Governo italiano – e in particolare al Ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti, responsabile del coordinamento della posizione italiana in Europa – di opporsi con decisione al regolamento. Il cuore della mobilitazione è una petizione popolare che ha già raccolto quasi 29.000 firme, ultimo dato aggiornato al 28 settembre 2026, alla vigilia della consegna delle firme che è avvenuta martedì 29 settembre 2026 presso la sede del Dipartimento per gli Affari Europei, al fianco di Palazzo Chigi, a Roma.
Che cos’è il Chat Control
Già oggi una norma temporanea consente ad aziende come Google e Meta di scansionare le nostre email e i nostri messaggi privati. Il regolamento su cui l’Europa è chiamata a decidere, invece, estenderebbe il controllo anche alle applicazioni cifrate come WhatsApp e Signal, con la scansione effettuata direttamente su ogni smartphone, tablet o pc personale, prima ancora di premere “invio”. Il 2 luglio 2026, al Consiglio dell’Unione Europea, il Governo italiano ha già votato a favore del prolungamento della norma attualmente in vigore: un primo “Sì” pericoloso. Ora la partita decisiva si gioca proprio in Consiglio, dove siedono i rappresentanti del nostro Governo, chiamati a stabilire se approvare o no il Chat Control in modo permanente e obbligatorio. Il negoziato cruciale è fissato per il 29 settembre 2026, ecco perché Pro Vita & Famiglia ha fatto coincidere questa data con la consegna firme.
Non si tratta, dunque, di una misura mirata contro i criminali, ma di un controllo generalizzato e permanente sull’intera popolazione. Non a caso il Servizio giuridico dello stesso Consiglio dell’UE l’ha dichiarata incompatibile con l’articolo 7 della Carta dei diritti fondamentali, e nello stesso senso si sono pronunciati il Garante europeo della protezione dei dati e la Corte europea dei diritti dell’uomo. Uno strumento tanto invasivo quanto inefficace: i responsabili degli abusi operano su reti chiuse e sul dark web, fuori dalla portata di questi sistemi, mentre a essere colpite sono le comunicazioni dei cittadini onesti. Quel che è peggio, un’infrastruttura capace di leggere e bloccare i messaggi di tutti, una volta creata, potrà essere impiegata contro qualsiasi contenuto sgradito al potere di turno. Un rischio che Pro Vita & Famiglia conosce bene, dopo aver visto censurate ben 12 delle proprie campagne di affissioni negli ultimi anni, come denunciato con la Campagna “E io Parlo!”.
La petizione: tre richieste al Ministro Foti
Ecco perché Pro Vita & Famiglia è subito passata all’azione con una petizione popolare indirizzata al Ministro per gli Affari Europei. Tre le azioni urgenti richieste a Foti. La prima è adoperarsi affinché il Governo italiano, a partire dai Ministri della Giustizia e dell’Interno, assuma una posizione totalmente contraria al Chat Control. La seconda è impegnare la rappresentanza italiana in UE a opporsi al regolamento nei negoziati dei prossimi mesi con le altre delegazioni, senza ripetere il voto favorevole del 2 luglio. La terza, infine, è organizzare con altri Stati membri un fronte politico capace di impedire la maggioranza qualificata necessaria ad approvarlo.
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