08/10/2021

XXVII Congresso Nazionale dell'AMCI: l'intervento di Pro Vita & Famiglia

Si è aperto ieri, 7 ottobre e si chiuderà domani, il 10, presso l'Auditorium Antonianum  in Viale Manzoni 1, a Roma, il XVII Congresso Nazionale dell'AMCI, Associazione Nazionale dei Medici Cattolici presieduta dal professor Filippo Maria Boscia. 
Il tema del congresso è "La vita: emergenza culturale, etica, educativa e sociale" (qui il programma).
 
Tra le associazioni e gli enti patrocinanti c'è anche ProVita & Famiglia, la quale è intervenuta nel pomeriggio di ieri, rappresentata da Francesca Romana Poleggi.
 
La Poleggi ha parlato dopo  Gian Carlo Blangiardo, Presidente dell'Istat, che ha mostrato come, nonostante l'aspettativa di vita individuale sia in continuo aumento, quella sociale sia fortemente in crisi. La  nostra comunità sociale è in via di rapida estinzione, ma  si può rimediare ancora con un adeguata politica di sostegno della maternità che non può essere disgiunta da un cambiamento culturale e di mentalità nei confronti della bellezza e del valore della famiglia e dei bambini. 

Questo ragionamento si è ben collegato all'intervento della Poleggi che ha presentato i dati rilevati dall'OPA, Osservatorio Permanente sull'Aborto, nel rapporto presentato alla stampa nel maggio scorso: nello studiare e calcolare con rigore scientifico quanti denari pubblici sono stati impiegati per il finanziamento della legge 194 dal 78 a oggi, elaborando solo dati ufficiali dell’Istat e del Ministero della salute, è emerso che la legge 194 ha fallito almeno tre dei suoi obiettivi dichiarati: non ha eliminato la piaga degli aborti clandestini, ha banalizzato l'aborto rendendolo una sorta di pratica anticoncezionale (si è constatato che ancora oggi oltre il 15% delle gravidanze viene interrotto volontariamente, e  secondo i dati Istat, su mille donne oltre 220 abortiscono volontariamente almeno una volta nel corso della loro vita), non garantisce alle donne quella "libera scelta" di cui tanto si parla perché, di fronte a una gravidanza imprevista, l'unica "soluzione" che il sistema offre alla madre è la soppressione del figlio. Ed è stata inoltre rilevata una inquietante corrispondenza statistica - per Regione - tra il calo demografico e il numero di aborti.

 
Dal punto di vista strettamente economico, nel rapporto è stata ricostruita la serie storica degli aborti volontari effettuati in base alla legge, disaggregata per tipologia di intervento e per regione. Le statistiche ufficiali hanno rilevato dal 1979 al 2018 poco più di 5 milioni 721 mila aborti legali, una media di oltre 143.000 all’anno
Sono stati quindi calcolati i costi standard (per tipo di intervento) secondo i tariffari dei sistemi sanitari regionali. 
La conclusione è stata che Il costo medio per ciascun aborto risulta compreso tra 762 e 1.140 euro: in media 847 € e il costo cumulato dei primi quarant’anni di aborto legale in Italia è di 4 miliardi e 847 milioni. una spesa media annua di oltre 120 milioni di euro.
 Se questi denari fossero stati accantonati in un fondo destinato ad impieghi produttivi, che fosse capace di ottenere una remunerazione in termini reali dei capitali impiegati pari al servizio pagato dallo Stato italiano per il debito pubblico, alla fine del 2018 il fondo avrebbe maturato rendimenti per 6 miliardi e 362 milioni di euro fino a raggiungere una capitalizzazione totale di 11 miliardi e 209 milioni di euro.
 
La relatrice ha sottolineato che i calcoli sono stati fatti con criteri rigorosi ed estremamente prudenziali, senza calcolare tutti quegli oneri economici e sociali derivanti  dall’aborto sui quali da decenni è stata stesa una spessa coltre di silenzio omertoso (non si parla, o addirittura si nega l'esistenza delle complicazioni a breve, medio e lungo termine che segnano profondamente nel fisico e nella psiche le donne e non solo): costi reali, che ci sono, anche se l’ideologia del politicamente corretto li ignora.

Del resto, il rapporto dell'OPA colma una grave  lacuna informativa, considerata l’incompletezza delle informazioni disponibili in Italia sulla diffusione dell’aborto volontario e la totale assenza di una rilevazione sistematica dei costi di applicazione della legge 194. L’articolo 16 della stessa  prevede una regolare raccolta di informazioni sull’applicazione della legge: le Relazioni annuali del Ministero al Parlamento, però, sono per loro stessa ammissione estremamente lacunose e non supportate da un adeguato apparato conoscitivo. Quanto a questa ultima appena pubblicata, è forse la peggiore di tutte le altre precedenti per  incompletezza dei dati (ci sono più di 4000 donne che hanno abortito di cui non si sa se abbiano avuto complicazioni  immediate o no. Le complicazioni a medio - lungo termine sono proprio ignorate. Ci sono, inoltre,  palesi contraddizioni tra i dati riportati in tabella e quello che è stato scritto nel testo della relazione stessa, il che la dice lunga sulla dignità di chi stila le relazioni e sulla considerazikone che essi hanno della dignità di chi le legge. 
 
I presenti hanno applaudito l'intervento della professoressa Poleggi, dopo il quale la sessione si è conclusa e si è tenuta la celebrazione della Santa Messa.
 
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