25/11/2021 di Anna Bonetti

Violenza sulle donne. Migliaia ogni anno non vengono al mondo

Oggi è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Un tema importante e fondamentale, per sensibilizzare su le vessazioni, gli abusi e, purtroppo, anche i femminicidi a cui vanno incontro le donne.

Tra questi drammi, però, lo vogliamo ricordare e ribadire, c’è anche l’aborto, che rappresenta una violenza assurda nei confronti di molte donne (che spesso non hanno altre alternative) e nei confronti dei piccoli – e, appunto, delle piccole donne – mai nate.

Ogni anno nel nostro Paese sono circa 250 le donne uccise per femminicidi e circa 40 mila le bambine non nate, uccise per aborto. Quindi, come possiamo credere di combattere davvero questa crudeltà se non la combattiamo a partire dal grembo materno? Quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro al mondo, laddove la metà di coloro che vengono strappate alla vita sono proprio donne a cui viene impedito il diritto di nascere. Una profonda ipocrisia, che purtroppo, si cela nell’ombra di questa Giornata che alla luce del sole, giustamente e lodevolmente, dichiara di combattere ogni forma di violenza contro le donne e nel silenzio dell’ipocrisia mediatica chiama “diritto” sopprimere delle vite umane – anche di donne! - prima che vengano alla luce del sole. Per loro nessuna pietà, nessuno spazio. Forse perché le loro vite non contano?

“La mia vita veniva soppressa in nome dei diritti della donna”, sono queste le toccanti parole di Janna Jessen, nata alla trentesima settimana di gravidanza di sua madre (quando quest'ultima era ancora diciassettenne) a seguito di un tentativo di aborto fallito. Janna, infatti, sopravvisse all’iniezione di una soluzione salina nell’utero e fu espulsa ancora viva, nonostante 18 ore di esposizione alla soluzione. Oggi Janna è una delle più importanti attiviste pro-life americane. La sua storia straordinaria ci ricorda che la violenza sulle donne va combattuta sin dal grembo materno.

Un altro grande esempio è poi la storia di Rebecca Kiessling, concepita in uno stupro e sopravvissuta ad un aborto clandestino e che oggi, come Janna, è un’instancabile attivista pro-life. Rebecca deve la sua nascita grazie alla fortuna di essere stata concepita in un luogo e in un tempo in cui la violenza sulle donne non ancora nate non era ancora stata legalizzata. Per molti sarebbe stato sacrosanto, per la madre biologica di Rebecca, poterla sopprimerla, poiché per il modo, purtroppo orribile, in cui è stata concepita, la sua vita sarebbe stata indegna di essere vissuta. “Io sono il bene venuto fuori dal male” ha commentato tempo fa Rebecca in un’intervista rilasciata per gli Universitari Per la Vita, in cui ha parlato anche del ricongiungimento con la sua madre biologica e di quanto la vita sappia rimarginare le ferite, anche quelle più profonde dovute a cose orribili come la violenza.

Dal canto nostro, in questa Giornata, come ogni giorno, il nostro pensiero e la nostra azione va in favore e in sostegno di tutte le donne vittime di violenza, nate e non nate.

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info