04/09/2023 di Francesca Romana Poleggi

Violenza sessuale, internet, cultura e pedofilia

Dopo i recenti disumani stupri di gruppo avvenuti a Palermo e a Caivano, cui hanno partecipato anche ragazzi giovanissimi,  si torna a parlare di "educazione" sessuale e di blocchi e filtri sui telefonini per l'accesso ai video porno.

Sarebbe auspicabile trovare una soluzione tecnica davvero efficace. È ipocrita, però, pensare di poter preservare i ragazzini dalla pornografia hard, finché si consente e si promuove quella soft e si cresce in una società ipersessualizzata, dove la Tv, i cartoni animati  e le pubblicità continuano a mostrare modelli iper sexy, si idolatra il sesso, si considera l'eccitazione e la relativa soddisfazione uno degli scopi della vita, un qualcosa di prioritario e imprescindibile per essere "felici". E dove l'educazione sessuale viene intesa come educazione alla genitalità, alla contraccezione, al lasciarsi andare agli impulsi e agli istinti (guardate i programmi di CSE, Comprehensive sex education, che ci arrivano dall'Oms e dalle altre agenzie ONU, secondo i quali i bambini vanno educati alla masturbazione, all'aborto, e alla fluidità di genere).

Il problema è culturale, come abbiamo detto e ripetuto, come ha spiegato in Tv e in una ottima intervista a La Verità del 2 settembre scorso la nostra Maria Rachele Ruiu.

Del resto, se ci sono Paesi che per lo meno si pongono il problema, come Francia, Germania, Regno Unito, Louisiana, Utah e presto, ci auguriamo, Italia,  e hanno implementato  sistemi di verifica dell’età per l'accesso al materiale hard, ce ne sono anche altri che  hanno ceduto agli interessi acquisiti dell’industria del porno, come ad esempio il governo federale australiano (che pure ha riconosciuto il porno come motore della violenza contro le donne). Purtroppo gli interessi degli adulti vengono spesso anteposti al benessere dei bambini: e non è solo in Australia. Se l'aborto è un diritto, allora ai bambini si può fare "tutto il resto".

Per di più siamo una società in cui la lobby pedofila è potentissima, come ci insegna don Fortunato di Noto con l'associazione Meter:   un’importante rivista accademica ha pubblicato un articolo in cui mette in discussione la necessità di leggi sull’età del consenso per intrattenere rapporti sessuali. L'autore, Marshall Burns, è un fisico e informatico e gestisce un sito web intitolato "Consenting Juveniles". Nel un suo articolo del giugno scorso, "L'elefante nella stanza: la sessualità giovanile", Burns sostiene che "le relazioni sessuali tra giovani e adulti" sono erroneamente viste come una questione controversa nella società.

Un altro testo accademico, citato da Burns come ulteriore prova della presunta natura innocua degli incontri sessuali tra adulti e bambini, è il libro del 2002 Harmful to Minors: The Perils of Protecting Children from Sex , pubblicato dalla University of Minnesota Press e scritto da Judith Levine che si oppone alla “protezione” dei bambini dalla sessualità, che sarebbe "dannosa"; critica le argomentazioni femministe contro la pornografia e minimizza le conseguenze fisiche ed emotive degli abusi sessuali sui minori.

Significativamente, Levine cita come mentore nel suo lavoro l'avvocato Lawrence Allen Stanley, difensore di uomini in possesso di materiale pedopornografico, che si dice facesse parte del comitato direttivo della North American Man-Boy Love Association (NAMBLA)  e che aveva precedenti penali: nel 1998, un tribunale olandese lo ha condannato in contumacia per abuso sessuale su tre bambini dai 7 ai 10 anni, dopodiché è scappato in Brasile.

Quindi, se vogliamo davvero invertire la rotta rispetto allo sfacelo morale e sociale verso cui stanno andando le nuove generazioni, dobbiamo recuperare i valori veri: integrità, continenza, purezza, castità; recuperare il senso vero del sesso come mezzo e non fine, come qualcosa che serve a coronare un rapporto d'amore col desiderio di trasmettere la vita a nuove creature e soprattutto come un qualcosa di bello, pulito e rispettoso di sé e degli altri; qualcosa che non serve e non "fa bene" se non è relativo a un rapporto di amore vero; recuperare il rispetto del corpo che è la persona e non un oggetto di piacere (proprio o altrui).

La pornografia, come la prostituzione, vanno condannate sempre e comunque, anche quando sono "volontarie": sappiamo bene che non sono eliminabili, che sono esistite da quando esiste l'uomo. Anche lo stupro, però:  allora lo legalizziamo?

Una società civile e solidale deve additarli per quel che sono: atti asociali, esecrabili, dannosi per sé e per gli altri. Quindi reati. Non eliminabili, ma certamente punibili.

 
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