05/08/2015

[Video] Aborto – Quinta prova schiacciante: PP è una macelleria di bambini

Ecco il quinto video del Center for Medical Progress che testimonia l’orrendo traffico che si consuma dietro l’aborto (che è già orrendo di per sé). Qui il quarto e i links agli altri 3.

Dura circa 15 minuti, ma LifeNews avvisa che gli ultimi 5 sono davvero tremendi.

Gli impiegati di Planned Parenthood, in un laboratorio di Houston, tirano fuori da un frigorifero i poveri resti di un bambino, “Un gemello”, dice l’impiegata, a circa 20 settimane di gestazione, e con le pinze frugano in mezzo carne e sangue alla ricerca di polmoni, fegato e quant’altro, scansando un braccino lì, una scapola là... E intanto i commenti tipo: “Gli occhi vengono fuori proprio bene...”

E’ esattamente come quando si va dal macellaio e si sceglie un pezzo di carne.

L’intervistata – suo malgrado – stavolta è la direttrice di Planned Parenthood Gulf Coast, Melissa Farrell. Bludental

La signora spiega come siano bravi i medici abortisti ad ottenere le parti del corpo umano del bambino essenzialmente intatte.

A volte si devia anche dal protocollo per ottenere tale risultato (certo, costerà un po’ di più...). A volte si può ottenere il cadaverino di un feto intatto. E più il feto è grande, intorno alle 20 settimane, per esempio, più gli organi vengono fuori bene, dice un’impiegata alla fine: dipende da quanto “collabora” la paziente, da quanto è in grado di sopportare il dolore (nonostante l’anestesia, che è quasi sempre parziale e a volte non c’è ...).

defund_planned_parenthood_abortoParlano anche di prezzi e di compensi, ovviamente. E si dice che sono davvero un bell’introito per Planned Parenthood.

Dal Center for Medical Progress, David Daleiden sottolinea anche che tra le altre cose Planned Parenthood ha così trovato un ottimo sistema per evadere le tasse. E la malafede è dimostrata dal fatto che – a detta degli impiegati – Planned Parenthood Federation of America (PPFA) incoraggia i dipendenti a partecipare al programma di recupero degli organi fetali, ma l’ONG non vuole essere troppo implicata in prima persona.

Intanto in America – nonostante la scarsa partecipazione dei mass media – si muovono le acque: molte grandi società come Coca-cola, Ford, AT&T e Xerox, hanno smesso di sponsorizzare la PPFA. In questo senso firmare le petizioni on line può essere molto utile: se non lo fanno per questioni morali, lo fanno per pubblicità...

E si è già messa in moto la macchina giudiziaria per soffocare lo scandalo: il giudice che ha emanato l’ordinanza restrittiva a proposito dei video del resto è un sostenitore di Obama, e al Senato, nonostante la maggioranza dei voti a favore, la proposta di tagliare i finanziamenti pubblici (più di mezzo miliardo di dollari l’anno) è stata bocciata.

Redazione

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